Sesto Calende ricorda Laura Prati.

Laura Prati era ‘la Sindaca’ di Cardano al Campo. Era una giovane donna molto in gamba. Era una mia amica.

Venne ferita da tre colpi di arma da fuoco il 2 luglio e ci furono da quel momento 20 giorni in cui, a fasi alterne, durante il suo ricovero in ospedale, si sperò in una ripresa che pareva possibile e poi si prese atto della sua morte, prima cerebrale, poi fisica (22 luglio).

Credo di aver scritto queste righe, che allego, il 23, forse il 24 luglio.

Gradito, emozionante, commovente e per me motivo di orgoglio è ora l’invito che le donne di Insieme per Sesto, di Sesto Calende, anche loro amiche di Laura o toccate dal suo tragico destino, mi hanno rivolto, al fine di organizzare (il 4 ottobre 2013, alle 21, in Sala Varalli presso il Municipio), una serata di riflessione collettiva, di condivisione, di lettura emotiva e di analisi letteraria del libro Il buio oltre la siepe

Un libro ‘libero’, che parla del coraggio di Laura e che a Laura è collegato per i motivi che qui spiegavo all’indomani della morte di Laura.

“E’ stata una bellissima manifestazione quella di Libreville, a Cardano al Campo, il 29 e 30 giugno scorsi.

Laura Prati e l’associazione ATRATTI, che l’aveva supportata nella realizzazione dell’evento, avevano previsto una ‘due giorni’ di maratone tra novità editoriali, cultura, presentazioni, approfondimenti, ospiti, interviste e pagine, pagine, pagine di libri ‘liberi’, che avrebbero dovuto ‘liberare la città’.

Laura amava i classici. Da parte mia, non so quante volte ho intercalato, nelle serate a tema che per anni abbiamo organizzato in biblioteca sulla letteratura al femminile, la frase di Calvino che ‘un classico è un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire’. E Laura mostrava di condividere.

E’ stato così che, per dare anch’io il mio contributo a Libreville e a Laura, ho voluto proporle di presentare due classici, tra le tante ultime uscite. Ci siamo accordate di mantenerci fedeli al nostro solito filone, quello dei ‘libri di donne che parlano di donne’. Il primo, il 29 giugno, La casa degli spiriti della Allende; il secondo, il 30 giugno, Il buio oltre la siepe di Nelle Harper Lee. Per la seconda occasione, poi, ho pensato, mi porterò mio fratello Carlo, che è un appassionato di letteratura americana.

Insomma, il 30 giugno si è parlato di questo libro ‘vecchio’, ma che, secondo noi, ogni volta ha qualcosa da dire. E infatti è un romanzo che si presta a tanti livelli di lettura.

Laura era in prima fila, visibilmente entusiasta ed interessata, forse anche data la sua competenza nelle lingue straniere, che le faceva apprezzare anche dettagli di traduzione. Dopo una mia breve introduzione, Carlo ha parlato con un’emozione, un coinvolgimento, un trasporto che  a me sono parsi addirittura eccessivi, se non fosse che conosco bene l’effetto che un libro può fare sulla vita delle persone e non lo sottovaluto.

 

Ecco perché, ora che apprendo che Laura stava rileggendo questo libro durante il suo ultimo ricovero in ospedale, mi pare tutto una coincidenza incredibile e meravigliosa al tempo stesso.

Il titolo originale del libro –ci riflettemmo insieme-  è Uccidere un usignolo’: come è possibile voler fare del male ad un uccellino che canta e non chiede altro? In questa circostanza c’è un accenno all’inspiegabilità di quella violenza che abbiamo poi visto, due giorni dopo, svolgersi sotto i nostri occhi; c’è l’interrogativo irrisolto sul senso di una morte ingiusta.

Un libro sul coraggio: non tanto e non solo quello delle grandi lotte per i diritti civili, quello del prendere le difese dei deboli e degli oppressi, ma quello del superare un confine, dell’andare verso l’ignoto, del lasciarsi alle spalle le nostre paure nella vita  di tutti i giorni, che richiede la capacità di osare, di essere in prima linea. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima

ancora di cominciare e cominciare ugualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda’ dice nel romanzo l’avvocato Atticus Finch.

Infine, mio fratello Carlo citò qualcuno (non ricordo chi) che sosteneva che questo libro tutti dovrebbero leggerlo, ‘prima di morire’, perché è un libro che serve, che è utile. Poi fece una battuta: bisogna leggerlo non ‘un giorno prima’ di morire, ma molto prima, che serva per molto tempo!

 

Cara Laura, quel libro era già, per citare ancora Calvino, uno dei tuoi classici, parlava proprio di te. Grazie, per il tuo coraggio e la tua forza.”

          

Rita Gaviraghi

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