Ricordo di Giovanni Bonfini

In occasione dell’inaugurazione del nuovo parco giochi a Lisanza, che si terrà il 5 settembre 2012,  ricordiamo con questo articolo Giovanni Bonfini, poeta dialettale recentemente scomparso a cui la popolazione locale ha intitolato il parco.

Il nostro Giovanni
di Roberto Caielli

Lisanza ca’ mea e Fraguj da memoria:  sta in questi due titoli delle sue raccolte la sintesi dell’opera poetica  di Giovanni Bonfini e un po’ anche della sua stessa vita, almeno per come la intendeva lui. Il radicamento nella propria comunità, vista come entità quasi immutabile e il senso del cambiamento, inevitabile, raccontato con gli occhi di una memoria dolce e amorevole, che intreccia il fuggire della vita quotidiana e il permanere dei luoghi cari.

Certamente per chi lo ha conosciuto e frequentato per tanti anni Giovanni non si può racchiudere nelle pagine dei suoi libri, ma è certo che quando se ne è andato s’è chiuso un capitolo importante della storia lisanzese.

Raccontare Giovanni in poche righe non è semplice.
E’ stato non solo poeta ma anche dicitore. E io me lo ricordo tra i primi a leggere le ‘letture’ della messa, quando si passò da quella in latino, detta solo dal sacerdote, a quella in italiano, partecipata  dai laici.
E lo ricordiamo tutti accompagnare, alternando poesie e canzoni, le serate del Coro Alpino tra le quali, per molti anni, era tradizione l’appuntamento nel ‘cortile Bonfini’ a Lisanza.

Giovanni Bonfini è stato anche uno sportivo di valore, un vogatore affermato in uno sport al quale i giovani di Sesto hanno dato tanto e tanto ha dato al buon nome di Sesto sportiva. Il glorioso passato è stato riportato alla memoria di oggi pochi anni fa nella bella mostra curata da Gaetano Negri, alla quale Giovanni, ultimo rimasto dei campioni di un tempo, intervenne con la lettura di una commovente poesia sul nostro fiume.
A proposito di sport, non si può non ricordare Giovanni tifoso juventino, irriducibile e intelligente polemista, con la passione autentica dei bei tempi in cui si poteva davvero credere che il football fosse solo un gioco e amare la propria squadra senza paura di essere traditi. Giovanni riuscì persino a rapire il cuore del nipote Cecco da una casa di interisti e a …. sequestrarlo per sempre in casa bianconera.
E infine, da buon lisanzese, Giovanni è stato l’abile pescatore che simpaticamente gareggiava con papà e con gli altri appassionati del paese nei pomeriggi d’estate, nella pesca del pesce persico, allora ben presente nelle acque chiare e azzurre del suo e nostro lago.
E poi tanto altro ancora…

L’anno scorso, nel salutarlo sul giornale comunale, il direttore e amico Renzo Besozzi ne ricordava il carattere schivo di fronte ai meritati complimenti e citava una sua vecchia poesia che è quasi profetica della scelta che gli amici del Comitato di Quartiere hanno fatto intitolando a lui il nuovo parco giochi vicino al vecchio oratorio:
… ma ta promèti che un dì ritornarò / ritornarò pa sempar/ e, setàa giò su chi vecc basii,/ ta cuntarò la storia…

Giovanni non era mai andato via del tutto, ma ora è un po’ di più con noi.


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