Il Natale di Rachele – Premio Agape Venezia XXVII edizione

Rachele scende dal vaporetto, dà la mano alla mamma e annusa l’aria: sa di frittelle calde, di caffè, di neve e di alghe.
Ma soprattutto di frittelle.
Nonostante i gruppetti di turisti colorati che si incantano davanti alle vetrine natalizie e si fotografano tra un ponte e un canale, Venezia è piuttosto silenziosa.
E’ quasi ora di cena, la vita si dirige nelle trattorie e nei bàcari, per ammirare la danza dei piccoli fiocchi di neve attraverso un bicchiere di Malvasia.
Svoltano in un sottoportego, adesso l’unico rumore è quello delle rotelle del trolley con la spesa sull’impiantito, un suono che la città conosce bene, ormai.
L’odore delle frittelle calde vola via, dietro le spalle, mentre imboccano Calle del Ghetto Vecchio e si dirigono verso casa.

“Tesoro, di nuovo con questa storia? Chanukà è passata da pochi giorni, ancora non sei contenta? Insomma, è il nostro Natale, no? E poi – la mamma abbassa la voce – lo sai che il nonno non ama sentire questi discorsi…”
“Non mi risulta che loro festeggiano Chanukà, ho ragione o no? – il nonno alza la voce, non è prepotente, è solo un po’ sordo – e allora cosa ti importa del loro Natale, dico io”.
“Ma Natale è bello. Più bello di Chanukà. A casa di Cristina hanno fatto l’albero, è meraviglioso, poi hanno messo un sacco di decorazioni alle finestre, e una ghirlanda fatta a mano da sua mamma sulla porta. C’è anche il presepe, ma quello fa niente, non mi importa, davvero. E ci sono i regali, ma tanti, anche per gli adulti, molti più dei nostri per Chanukà”.
“Dovevi mandarla alla scuola ebraica” il nonno sentenzia fissando la tazza di cioccolata allo zenzero.
La mamma si siede sul divano, accanto a Rachele che tiene il muso. In fondo è una bambina di otto anni, e Natale ha un fascino speciale.
L’albero, i decori, le vetrofanie, i doni da scartare e sì, anche il presepe; e poi le vetrine addobbate, le luminarie nei campi e nelle calli, le chiese con la musica delle campane. Non è facile reggere il confronto.
E quest’anno ci si è messa anche la neve.
“Guarda che lo so che ormai è una cosa più commerciale che religiosa – Rachele getta un’occhiata saccente al nonno – Cristina mica crede a Babbo Natale, però la letterina la scrive lo stesso e dice che è bellissimo alzarsi la mattina e trovare i regali sotto l’albero. E non è obbligata ad andare a messa per averli. E’ come una magia”.
“Appunto. La magia non fa per noi”.
“Neanche quella cioccolata fa per noi: la mamma ha usato il nesquik che non è kosher. Però tu la bevi lo stesso!”.
“Io sono vecchio, posso sgarrare qualche volta. Dio capisce e soprattutto non discute con gli anziani”.

Rachele sente le lacrime pungere e spingere per uscire, non riesce a trattenerle. Chiude gli occhi e gira il viso verso la finestra. Oltre il canale, intorno a un balconcino, brilla una fila di lucine intermittenti.
La mamma le porge una tazza fumante.
“Dài, questa è per te” – le accarezza i capelli e le guance – “che cosa vorresti, dunque? Un albero, degli addobbi, un Babbo Natale da appiccicare al vetro? O tanti regali?”.
Rachele tira sul col naso. Guarda di sottecchi il nonno, che si beve la sua cioccolata non-kosher e fa zapping col telecomando.
“Beh, non lo so. Alla fine, non so bene cosa vorrei. Mi piacerebbe scrivere la letterina, e trovare il mio regalo. Mangiare le frittelle. Voglio solo un po’ di Natale. Almeno un pochino”.
La mamma sorride: “parlerò con papà quando torna dal lavoro. Stasera farà tardi in ospedale. Adesso vai a lavarti i denti e a mettere a posto la cameretta”.

Fuori c’è la città, che la neve ha trasformato in un merletto di Burano, reso ancor più prezioso dalle mille luci che tremolano nella laguna. Nessuna magia è meglio del Natale.

Rachele apre la finestra per respirare il profumo della neve e delle frittelle calde, e la brezza della sera spinge in alto la voce del papà.
“Babbo Natale non dovrebbe essere uno che fa differenze. Non è Gesù, Abramo, Isacco o Maometto. E’solo un anziano che lavora di notte, che sia venerdì, sabato o domenica. Non osserverà i precetti, ma nessuno ha mai fatto guerre in suo nome. Dovremmo dargli una possibilità, no?”.
Rachele prende un foglio di carta dallo zaino e la sua biro preferita. Pensa al regalo che vorrebbe ricevere. E’ un desiderio davvero speciale ma… diamogli una possibilità, no?

La sera della vigilia, la mamma porta in tavola i bigoi in salsa. E’ una tradizione veneta, mangiare gli spaghetti grossi con il sugo di acciughe la sera del ventiquattro dicembre. Nessuno si è mai domandato se per noi va bene o no. Tantomeno il nonno.
E i bambini di Cannaregio hanno fatto un pupazzo di neve enorme nel centro di Campo del Ghetto Novo, nessuno ha detto niente, anzi è uscito anche il rabbino Yohel e si è fatto fotografare dai turisti, in posa accanto al pupazzo.
Natale è Natale. E’ una festa per tutti.
Si addormenta con questo pensiero, Rachele, sognando il regalo che ha chiesto a Babbo Natale, mentre le campane di San Marco suonano a festa.

– – – * * * – – –

Strisce di sole mattutino entrano in cameretta, accompagnate da un profumo dolce e caldo. Rachele apre gli occhi, è ancora molto presto, eppure sente rumori e voci che arrivano dalla cucina.
Scende di corsa, sul tavolo del salotto c’è un vassoio pieno di frittelle.
C’è anche un centrotavola con una candela rossa e i rametti dorati, e una stella di Natale accanto al divano. Davanti al camino, un cestino, di quelli col coperchio. La bambina si avvicina piano, il cuore che batte forte.
Dentro, arrotolato in una copertina stellata, c’è un gattino bianco. Rachele lo prende in braccio, gli accarezza la testolina e gli dà un bacino sul muso.
“A quanto pare qualcuno ha ricevuto il suo regalo di Natale”.
Il nonno fa una carezza a Rachele, e un grattino al micio. Sorride e addenta una frittella.

Con quella kippah rossa in testa, sembra quasi Babbo Natale.

RG

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Pubblicata il by RossanaGir8 Caricata in I Sestesi, Notizie

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