La Nuova Impresa di Mario Pistocchini.

Era quasi per scherzo che nel 2013 ero partito con la Graziella alla volta della Germania.

Sarei stato contento se fossi arrivato al passo del San Gottardo, non pensavo di concludere il giro, ma arrivato lassù il resto del viaggio è venuto da sé, così vedendo quanto fosse bello e per me  non troppo faticoso viaggiare in bicicletta ho deciso quest’anno di inserire nell’itinerario qualche altra nazione.

Il progetto del tragitto è cominciato l’agosto scorso, ma poi ha subìto una pausa da ottobre fino a giugno a causa dello studio.

Anche l’allenamento quest’anno è stato scarso,  poiché l’anno scorso mi sono laureato in Ingegneria per la Sicurezza del Lavoro e dell’Ambiente e quest’anno ho frequentato il  primo anno del corso di Laurea Magistrale in Ingegneria a Pavia e sono stato costretto a stare lontano dalle mie montagne e dalle loro salite.

Al mattino a Pavia mi svegliavo un paio di volte alla settimana alle 6.00 e pedalavo fino alle 8.00 nella nebbia rosa della pianura, più per sciogliere i muscoli che per allenamento, non essendoci pendii.

Neanche quest’anno ero sicuro di riuscire a pedalare per tutti i km che avevo in previsione di percorrere, tuttavia dopo avere aspettato quasi 3 settimane in attesa di 5 giorni di bel tempo un bel giovedì mattina ho deciso comunque di partire.

Giovedì 14 agosto…giorno del mio 23° compleanno…

La sera precedente ero andato a dormire verso le 20.00, ma a causa della contentezza per l’imminente viaggio non ero riuscito a prendere sonno prima delle 00.30/1.00.

Tuttavia la sveglia non perdona neanche chi si addormenta tardi e alle 2.00 precise precise ecco il DRINN DRIIIIIIIIIN.

Con poco più di un’ora di sonno aprire tutti e due gli occhi al primo colpo subito sarebbe stato impossibile, quindi ne ho aperto uno solo, poi un piede giù dal letto, poi l’altro piede giù dal letto, poi è arrivato il momento di uscire da sotto le coperte; mio fratello stranamente non russava, la camera era fresca e silenziosa, fuori soffiava un forte vento e io come ogni volta che mi sveglio presto ho pensato: ma chi me lo ha fatto fare!!… e come ogni volta che mi sveglio presto alla fine sono riuscito a vincere e ad alzarmi dal letto.

In Graziella con Mario Pistocchini

In Graziella con Mario Pistocchini

Appena alzato il passo successivo era quello di mettere a fuoco l’ora sull’orologio, per questo punto altri 4 secondi persi! L’ora segnata in rosso brillava sullo sfondo nero e mi diceva che erano già le 2.03. Avevo programmato di uscire di casa per le 2.15 quindi mi rimanevano 12 minuti per essere puntuale.

Sono riuscito comunque a fare in tempo a lavare la faccia, i denti, mangiare una banana, bere un po’ di  acqua, rifare il letto, cercare le calze (mai una volta al mattino che le trovo entrambe subito), vestirmi  (canottiera e calzoncini), cercare le chiavi di casa (anche quelle si spostano sempre da dove penso di averle messe io) ed uscire.

La fiammante Graziella cromata mi aspettava in garage. Appena salito con un paio di vecchie mutande (pulite) ho fissato la torcia al manubrio e dopo avere acceso la lucina lampeggiante rossa posteriore finalmente la partenza.

Appena uscito da Luino sono stato fermato da un ragazzo, faceva il panettiere stava tornando dal lavoro e vedendo la Graziella così carica voleva sapere chi fossi e dove fossi diretto; è stato il primo di numerosi fans incontrati durante il giro.

Dopo Maccagno le luci sulla strada sono finite e ho cominciato a pedalare nella notte, ho spento anche la torcia davanti perché, essendoci la luna piena, quando la strada non passava sotto gli alberi la luce era talmente “forte” da permettere di vedere anche l’ombra sull’asfalto.

Le luci dell’alba sono arrivate dopo Bellinzona, quando assieme alle luci hanno cominciato a circolare le prime auto. Dopo Biasca un po’ di sano dopping: due cornetti di brioches e un po’ di latte.

Arrivato ad Ambrì ero a metà della salita, tra poco la grande sfida: il San Gottardo.

L’anno scorso qualche centinaio di metri li ho fatti a piedi perché non ce la facevo a pedalare con la Graziella, ha un cambio pesante in salita. Ad un distributore ho preso ancora 250 ml di latte al cioccolato per ricaricarmi dopo quasi 7ore di pedalata ininterrotta e poi sono ripartito subito per non raffreddare i muscoli, c’erano circa 13°C.

Mario Pistocchini e Suo Papà

Mario Pistocchini e Suo Papà

Arrivato ad Airolo finalmente la salita, che si sarebbe conclusa con il passo 900 metri D+ su 12 km.

Pensavo di fare molta più fatica, ma passino passino sono riuscito ad arrivare al passo senza scendere mai sotto i 10km/h di media e anche a superare un po’ di ciclisti che affrontavano a loro volta la salita.

Al San Gottardo mi aspettavano i miei genitori. Mio papà mi avrebbe seguito per i 530 km seguenti, poiché ha una piccola ernia ha preferito non sforzare la schiena salendo al passo del San Gottardo e quindi sarebbe partito direttamente da lì.

Arrivato ho tirato fuori dallo zaino un bel panino, anche se penso sia più corretto definirlo paninone e nel tempo che mio papà ha impiegato a tirare giù la bici dalla macchina il mega panino è passato dalla carta stagnola al mio stomaco, seguito da una buona sorsata di acqua fresca.

Mia mamma appassionatissima anche lei di montagna (assieme a mio papà hanno camminato su non so neanche quante decine e decine di montagne) ci ha seguito con la macchina per un paio di km, giusto il tempo di farci un paio di filmini e un paio di foto.

Poi ci ha lasciati per la nostra strada ed è tornata a casa con la macchina. Durante la discesa io e mio papà tremavamo dal freddo, non pensavamo che al passo potesse fare così freddo in questa stagione, c’erano circa 5°C.

Per fortuna dopo Andermatt la temperatura ha cominciato ad alzarsi. Arrivati ad Altdorf è cominciata una bella ciclabile in parte scavata in tunnel dentro la roccia e a sbalzo sul lago dei 4 cantoni, dove parecchi km più avanti si affaccia anche Lucerna, nostra meta odierna.

Le nuvole nel cielo non facevano presagire nulla di buono, in alcuni punti il grigio si era trasformato in viola. Però sembravano ancora lontane. Noi dopo Brunnen abbiamo costeggiato tutto il lago attraversando paesini talmente tranquilli da sembrare quasi finti.

Le ciclabili sulla riva del lago ci portavano km dopo km sempre più vicini a Lucerna. Questa città siamo riusciti a raggiungerla alle 18 dopo 15.30 ore di pedalata quasi ininterrotta (da Luino) e 225 km con 2300 metri di dislivello positivo.

Sotto un Cielo Plumbeo

Sotto un Cielo Plumbeo

Appena arrivati al campeggio di Lucerna ha cominciato a piovere a dirotto, è venuta giù dal cielo la fine del mondo. Per fortuna noi ormai eravamo al riparo nel dormitorio dove si trovavano dei letti a castello non troppo comodi (che il sonno ha poi trasformato nei migliori letti mai incontrati da anni!).

Appena sistemati abbiamo tolto un po’ di polvere e di sudore grazie ad una bella doccia calda e poi via dritti verso  un piccolo ristorante (10 posti a sedere).

Qui dopo non pochi problemi di comprensione con una gentile cameriera che non parlava inglese, ma solo tedesco (io e mio papà di tedesco non sappiamo che qualche parola qua e là) siamo riusciti ad ordinare qualcosa da mangiare.

La sera siamo andati a fare un giro per Lucerna, in bici naturalmente.

La città più bella della Svizzera dicono, non so chi dica questo, ma chiunque sia certamente non si sbaglia. Non la descrivo però per non togliere la magia della visita a chi volesse farci un giro.

La sera siamo andati a letto presto, il sonno era molto, avendo dormito solo un’ora e avendo pedalato per 16 ore. Appena il tempo di infilarci nel sacco a pelo e già eravamo nel mondo dei sogni in attesa del domani.

 

Venerdì 15 Agosto

Il domani giunse molto velocemente. Appena aperti gli occhi il cielo mi sembrava sereno e quindi l’umore ottimo, appena aperte le orecchie ho sentito il rumore della pioggia battente sul tetto del dormitorio, l’umore era ottimo ugualmente.

Erano le 7.00 di mattina. Abbiamo aspettato le 9.00 per vedere se riusciva a smettere di piovere.

Pedalare sotto l’acqua non era proprio il nostro sogno nel cassetto. Alle 9.10 finalmente nel cielo si è intravisto un buco di sereno. Non ci siamo fidati a partire e abbiamo aspettato fino alle 10.00. Alle 10.01 i pedali hanno cominciato a girare in direzione della Francia.

Con la Tenuta del Velo Club Sestese

Con la Tenuta del Velo Club Sestese

Alle 10.04 i pedali erano fermi sotto una pensilina della corriera, pioveva di nuovo. Ore 10.12 la bicicletta era di nuovo in movimento. Ore 10.15 la bicicletta era di nuovo ferma sotto un portico: diluviava.

Si erano ormai fatte le 10.21 quando abbiamo deciso di comune accordo che di quel passo saremmo arrivati in Francia non prima di Babbo Natale il 25 Dicembre.

Abbiamo quindi preso dallo zaino le due mantelline e le abbiamo indossate, ho anche tolto le scarpe per non bagnarle e ho messo delle ciabatte di gomma. La mantella mi bagnava dal ginocchio in giù, non era calda la temperatura, ma la Francia ci aspettava.

Abbiamo quindi cominciato a pedalare sotto l’acqua. Attraversavamo i temporali, questi scaricavano su di noi acqua per una mezz’ora, poi all’uscita da questi nuvoloni di nuovo il sereno per un’altra mezz’oretta, poi di nuovo il temporale, il sereno, il temporale e così via per una decina di volte quel giorno.

Prima di Olten un grave errore: stavamo per sbaglio entrando in autostrada !! Dopo Olten un grave incidente di percorso: ho perso le scarpe !!

Queste infatti erano legate sul portapacchi posteriore della bicicletta, le avevo legate lì, all’interno di un sacchetto di plastica così da non bagnarle. Probabilmente, anzi sicuramente, si erano sganciate dall’elastico strada facendo rimanendo sull’asfalto chissà dove.

Mi sono accorto della mancanza quando il cielo era ampiamente sereno e avevo deciso di rimettere le scarpe…ma ormai chissà dov’erano finite.

Non avevo voglia di tornare indietro per chissà quanti km per cercare un paio di scarpe da 20 euro.

Ho deciso quindi di pedalare con le ciabatte di gomma per i rimanenti chilometri.

A Basilea siamo arrivati con il sereno, ma ben preso il cielo ci ha fatto ricordare cosa significava pioggia con un ottimo esempio di acquazzone. Passata la lavata abbiamo cominciato a cercare una camera per dormire. Era tutto bagnato e faceva anche un po’ freddo non avevamo molta voglia di dormire in campeggio nella tenda (non sapevamo neanche dove si trovasse il campeggio).

Abbiamo fatto un giretto in Francia e nel frattempo cercavamo un posticino dove passare la notte. Cerca cerca abbiamo trovato, tornando verso la Svizzera quando ormai erano le 20.00 di sera, un’economica camera in un piccolo albergo in prossimità della dogana tra Svizzera e Francia.

Anche qui come la sera precedente una bella doccia e via a mangiare. Abbiamo mangiato la bistecca di manzo più buona degli ultimi anni !! La mangiavamo e si scioglieva in bocca, e poi che quantità di carne !! Mi viene fame anche ora che scrivendo ci penso.

 

Sabato 16 Agosto

Il cielo finalmente era sereno e le nuvole che minacciavano acqua si spostavano allontanandosi da noi.

Quel giorno dovevamo percorrere circa 140 km. Appena usciti da Basilea non abbiamo incontrato difficoltà a trovare la strada con ciclabile che costeggiava il Reno.

Probabilmente a causa della pioggia del giorno prima mi si era infiammato un po’ il tendine del ginocchio e sentivo purtroppo un leggero fastidio. Niente di rassicurante, ma neanche niente di preoccupante.

Tuttavia la meta della giornata era la Germania quindi sono andato avanti a pedalare senza pensarci troppo. Le ciclabili quella mattina erano prevalentemente in piano. Le colline verdissime attorno facevano sognare.

Si Pedala in Graziella

Si Pedala in Graziella

Su queste verdi colline qua e là si vedevano casette, fattorie, animali. Ogni bivio che si trovava sulla ciclabile era segnalato alla perfezione con un cartello in cui veniva segnato il posto che si andava a raggiungere con i rispettivi km tra il cartello e il paese.

Ogni tanto il fondo della ciclabile da asfaltato diventava sterrato, a volte entrava nei boschi e costeggiava anche per lunghi tratti il fiume Reno a pochi decimetri dal pelo dell’acqua.

Probabilmente verso mezzogiorno le nuvole cominciavano a sentire la nostra mancanza, così ci sono venute a salutare e a regalarci ancora una bella lavata di una mezz’oretta.

Arrivando più o meno a 50 km in linea d’aria da Costanza, le verdissime praterie sono diventate colline coltivate. Qui il dislivello non imponeva di pedalare per salite molto lunghe, ma quelle che c’erano erano molto ripide e molto frequenti, un continuo sali scendi insomma.

Arrivati nei pressi di Ossingen abbiamo capito che la strada stava andando proprio in direzione di un ammasso nuvoloso viola come l’uva che continuava a rombare a causa dei fulmini. Dopo 10 minuti le prime gocce, dopo 12 minuti eravamo sotto la tettoia in legno di una fattoria assieme ad un contadino bello tondo molto simpatico che anche lui come noi stava facendo passare il grosso del temporale.

Passata la lavata iniziale abbiamo indossato per la seconda volta quel giorno la mantella e siamo partiti, Costanza era ancora lontana e non era presto, non potevamo permetterci di perdere troppo tempo.

Probabilmente poi abbiamo anche sbagliato strada perchè dopo 140 km, quindi quando avremmo dovuto ormai vedere la città di Costanza, ci è comparso davanti un cartello con scritto Konstanz 37 km.

Erano ormai le 18.00 passate. Come si sa al Nord i negozi chiudono presto, e alle 20.30/21.00 trovare un ristorante aperto sarebbe stato impossibile.

Non avevamo la cartina, avevo stampato alcune mappe, ma poiché abbiamo deciso di seguire un altro itinerario le mappe che avevo, e che non comprendevano la zona in cui eravamo, sarebbero state inutili.

Bon” abbiamo pensato, se mancano ancora 37 km a Costanza non ci rimaneva che pedalare per percorrerli.

Senza mai scendere sotto la media dei 25 km/h (la Graziella a quella velocità aveva i pedali che giravano quasi a vuoto), abbiamo percorso tutti i 37 km passando sulla strada in riva al lago di Costanza di fronte ai panorami mozzafiato che il lago e le nuvole rosse della sera ci offrivano.

Attraversata Costanza siamo entrati per un pezzo in Germania in direzione del campeggio. Trovatolo siamo andati a chiedere se potevamo sistemare la tendina per una notte.

Il primo campeggio ci ha risposto che erano pieni. Avevamo fame, invece di 140 km ne avevamo fatti 180 e alle 20.30 non sapevamo ancora dove dormire!

Dove saremmo andati? Per fortuna poco lontano un altro campeggio ci dava la speranza di una seconda possibilità. Se non avessimo trovato neanche lì probabilmente avremmo dormito in qualche prato lì vicino.

Arrivati in questo secondo campeggio abbiamo visto che la reception chiudeva alle 20.00. Erano ormai quasi le 21.00. Abbiamo comunque provato a bussare.

Ha aperto la finestrella della reception un signore sui 45 anni. Ci ha detto di aspettare un attimo e ha richiuso la finestra. Ormai cominciavano ad arrivare le ombre della notte, si faceva fatica a vedere.

Dopo 5 minuti di attesa la finestra si è riaperta ed ecco il signore riapparire. Ad una seconda occhiata più attenta mi sono accorto che il signore che prima avevo visto di sfuggita era in realtà una signora (però l’età l’avevo azzeccata).

Aveva i capelli lunghi stile hippie con intorno una fascia a fiori, una felpa grigio scuro larghissima e dei pantaloni più larghi della felpa. Continuava a ridere come se invece che noi stesse guardando Zelig.

Ci ha spiegato parlando un po’ in inglese/tedesco/italiano che in realtà c’era posto per dormire (aveva appena mandato via una signora prima di noi dicendo che non si poteva dormire quella notte perché erano al completo).

Probabilmente ci ha presi in simpatia, oppure più probabilmente ha visto le nostre facce affamate e assonnate. Dopo aver pagato il posto dove mettere la tenda le abbiamo chiesto dove si sarebbe potuto mangiare.

Erano ormai le 21.00 e i ristoranti ormai non erano più aperti, così ci ha detto, poi si è alzata di scatto dalla sedia ed è sparita in una stanzetta.

E’ riapparsa qualche minuto dopo con 6 brezel, due panetti di burro e una scatola di sardine che con grandissima gentilezza ci ha dato a gratis.

Dopo avere portato la nostra magra, ma molto ben gradita cena verso il prato, abbiamo cominciato la nostra litigata per montare la tenda. Era ormai quasi buio e non è facile montare una tenda al buio.

Tuttavia il risultato finale era quello di un posto riparato dal vento e dall’umidità in cui passare una bella nottata di sonno.

 

Domenica 17 Agosto

Sveglia di buon ora, l’anticiclone delle Azzorre finalmente era arrivato!

Il cielo era sereno e il sole picchiava già di prima mattina. Quel giorno avremmo dovuto raggiungere Austria e Liechtenstein. Il primo pezzo del percorso si snodava sul lago di Costanza tra paesini in cui non si sentiva il minimo rumore di una macchina, e tra colline coltivate a fiori (principalmente rose), pere e mele.

E'Tempo di Confini

E’Tempo di Confini

Alla fine del lago prima della foce del Reno Alpino ecco l’Austria.

Entrati in Austria la ciclabile era larga un paio di metri e attraversava, rialzata di un metro e mezzo, delle casette tutte rigorosamente prive di recinzione (come è abitudine al nord), e con praticelli inglesi fino alle mura di casa.

Arrivati alla foce del Reno la ciclabile cominciava a salire tutta lungo il fiume fino a Coira.

Finalmente il sole era fisso, aveva preso il sopravvento sulle nuvole. L’erba era di un verde evidenziatore e l’acqua era color ghiaccio. Sembrava di pedalare con mio papà in un mondo disegnato talmente era perfetto.

Pedalavamo e parlavamo, probabilmente per questo che i  40 km tra l’Austria e il Liechtenstein sono passati molto velocemente.

Dopo una foto sul ponte siamo tornati in Svizzera e abbiamo raggiunto Coira. Qui ad un bar ci siamo femati. Il giro era finito.

Avevamo toccato tutti gli Stati con un giorno di anticipo rispetto a quello che avevamo progettato in precedenza. Ci eravamo meritati un litro di birra ciascuno !!

Cercando qualcosa nello zaino mi sono ricordato però di una cosa che avrei dovuto ricordarmi qualche ora prima. Vi ricordate quei panetti di burro che la signora hippie del campeggio di Costanza ci aveva dato per sfamarci? Uno lo avevo conservato nella tasca dello zaino per la colazione. Purtroppo ho la testa che ho e il burro me lo sono dimenticato nello zaino che ho portato sulle spalle  sotto il sole cocente per più di 12 ore. Inutile dire che ormai era liquido.

Ora che scrivo sto ripensando a questo giro e la conclusione è che nonostante i molti imprevisti (non li ho descritti tutti altrimenti avrei dovuto scrivere 30 pagine) le 1000 fatiche, i quasi 20 kg di bagaglio e la pioggia è stato un viaggio fantastico.

Fantastico anche perché l’ho condiviso con mio papà che era preoccupato di non farcela (avrà pedalato per 400 km in un anno e non aveva molto allenamento) ma è stato invece un fortissimo compagno di viaggio, sia fisicamente che mentalmente, anche se dopo Oberholz avrebbe mangiato anche i copertoni della bicicletta tanta era la fame che gli era venuta!!!

 

Mario Pistocchini

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Lo Staff ILSC, sono soci dell' Associazione I Love Sesto Calende che ogni giorno mettono passione e impegno per promuovere I Love Sesto Calende il l primo Urban Blog della provincia di Varese. Un progetto nato nel 2012 allo scopo di promuovere on-line e sui social la città di Sesto Calende e le attività che ne fanno parte dell'associazione.

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