Il Sidro di Mele

Pubblicata il by Lo Staff ILSC Caricata in Servizi | Lascia un commento  

 

La Scuola di Cucina “ Menta e Rosmarino “, prosegue nella ricerca di tradizioni e realtà enogastronomiche delle nostre Regioni da riproporre in occasione dei Corsi di Cucina che organizziamo o all’ interno dei Menù che proponiamo per il Servizio Cuciniamo per Voi …. “, e intende far partecipi gli Amici di  “ I Love Sesto Calende “ del viaggio enogastronomico alla scoperta del Trentino, una Regione conosciuta ed apprezzata per le sue bellezze naturali e per la presenza di montagne uniche al Mondo quali le Dolomiti.

Dopo aver presentato il “ Radicchio dell’ Orso “ della Val Rendena, il “ Salmerino Alpino “ allevato nelle fresche acque della Valle del Fiume Sarca, Il Vino Nosiola prodotto nella bellissima Valle dei Laghi, le Noci del Bleggio, frutto caratteristico dell’ Altopiano omonimo, il   Vino Santo Trentino, realta’ unica della Valle dei Laghi e la Farina Gialla di Storo prodotta nella  Valle del Chiese, proseguiamo il viaggio presentando il Sidro di Mela, prodotto nella Valle di Non.

Il Sidro di Mela e’ una bevanda frizzante, moderatamente alcolica, ottenuta dalla fermentazione del succo di Mela.

 

La nostra protagonista : La Mela

 

Si pensa che la sua origine sia da far risalire ai Celti, antica popolazione del Nord Europa, alla quale si deve anche la invenzione delle Botti, ed in particolare quelle di castagno,  che vengono ancora oggi impiegate, in alcune realta’, per la fermentazione del succo.

I primi scritti riguardanti il Sidro risalgono alla fine dell’ 8° secolo d.C. e questo fa del Sidro il prodotto piu’ “ giovane “ del panorama, avendo il vino e la birra una storia piu’ che millenaria.

Sembra che il Sidro abbia avuto origine in Spagna, nei Paesi Baschi, la cui popolazione di esperti marinai e con tradizioni antiche di navigazione diffuse il  “fermentato” – chiamato allora Sagardoa ( Vino di Mela in lingua Basca ) in Francia, nella Bretagna ed in Normandia. Da qui poi si ebbe la diffusione in Inghilterra – nel Sussex ed in Cornovaglia – , in Germania, in Belgio e nei Paesi Nordici.

Tuttora nei Paesi Baschi esiste una fortissima tradizione legata al Sidro, con ottimi produttori. Bere Sidro nelle sidrerias, in queste comunita’  influenzate dalla cultura Celtica, riveste ancora oggi un particolare simbolismo e rappresenta un rito conviviale collettivo che viene rinnovato durante feste, matrimoni o semplicemente la sera dopo il ritorno da una faticosa giornata di lavoro nei campi.

A differenza di questi Paesi, in Italia il Sidro e’ molto poco conosciuto e diffuso. La ragione della scarsa produzione di Sidro in Italia ha due precise spiegazioni storiche:

  • La predominante cultura enologica nazionale radicata in tutti i livelli della societa’, di cui si ha notizia fin dal tempo degli Etruschi.
  • Le leggi promulgate durante il Ventennio Fascista che,  per favorire la viticultura Italiana, tassarono pesantemente i fermentati sotto i 7 gradi alcolici, per estirpare i prodotti di origine straniera responsabili di contaminare la nostra secolare tradizione.

La produzione del sidro era presente solo al Nord, in particolare in Piemonte ed in Trentino Alto Adige, e faceva parte delle tradizioni della cultura popolare delle famiglie contadine del passato. Esso veniva prodotto in casa facendo fermentare il succo ottenuto dalla spremitura delle Mele.  In quel periodo per la produzione del Sidro venivano impiegate Mele Selvatiche, non troppo adatte al consumo alimentare, poco zuccherine e molto acide. Anche allora era considerato come prodotto alternativo al vino, e per le leggi “ autarchiche “ emanate durante il periodo del Fascismo, la sua produzione cesso’ quasi del tutto e non si risollevo’ piu’ dopo questa “ batosta “.

Si assiste fortunatamente oggi, in Italia,  ad una ripresa, ancora limitata e poco conosciuta,  ma importante, del Sidro di Mela con poche realtà produttive locali che hanno riscoperto questo interessante prodotto di trasformazione delle Mele.

Se una parte rilevante della produzione e’ di tipo industriale – in certi casi con aggiunta di zuccheri, vitamine, succo di mela, anidride carbonica o aromi -, a far apprezzare appieno questo prodotto della Mela e’ senz’altro il Sidro prodotto dagli artigiani.

Una delle poche Aziende che oggi, in Italia, producono un Sidro degno di essere messo a confronto con i piu’ rinomati prodotti esteri , e’ la Sidreria Melchiori di Lucia Maria Melchiori, che ha sede a Treves in Val di Non – la Valle Trentina famosa per la coltivazione delle Mele – e che noi abbiamo conosciuto in occasione dei nostri  viaggi alla scoperta delle antiche tradizioni eno-gastronomiche italiane.

La Valle di Non con i meleti che si affacciano sul suggestivo Lago di Santa Giustina

Questa Azienda , specializzata nella trasformazione della Mela, ha riscoperto e prodotto il Sidro fermentando Mele pregiate di diverse varieta’ del Trentino.

Ha tradizioni antichissime, essendo stata fondata nel 1600. Nel 1760 nasce la prima donna della casata a cui viene dato il nome di Lucia Maria, che viene poi tramandato fino alla attuale proprietaria.

Il Sidro di questa Azienda, ottenuto attraverso una attenta lavorazione artigianale, si distingue per la delicatezza ed i profumi di cui e’ ricco. E’ inoltre frizzante per la fermentazione naturale in autoclave ( Metodo Charmat ). Ne deriva una bevanda di autentica genuinita’, gradevole al palato,  leggermente frizzante e a basso grado alcolico, dal sapore fruttato che richiama il frutto da cui deriva.

L’ Azienda Melchiori utilizza. per la produzione del Sidro, principalmente le seguenti varieta’ di Mele :

  • Golden Delicious  per conferire grado zuccherino al succo che si trasforma poi in grado alcolico.
  • Pink Lady  e  Granny  Smith ( la famosa Mela Verde )   per dare acidita’  al prodotto.
  • Altre varieta’ in minore percentuale per conferire aroma e sapore al prodotto.

 

La Mela Golden Delicious

Un’ altra varieta’ di Mele

Metodo di Lavorazione:

Un operatore qualificato effettua la scelta della frutta fresca, acquistata da fornitori qualificati  del territorio Trentino, per escludere la presenza di corpi estranei e marcescenze.  Le Mele vengono poi lavate e immediatamente triturate e pressate con l’ unico ausilio di un Enzima Peptidico che facilita il processo. Gli scarti di lavorazione delle Mele ( marcomela ) vengono destinati poi ad Aziende Agricole per l’ alimentazione del bestiame oppure a Biodigestori per la produzione di Biogas.

Dopo la spremitura il succo viene trasferito in autoclave dove, a temperatura e pressione controllate, avviene la fermentazione fino ad ottenere un prodotto frizzante. Nel prodotto stesso vengono inoculati lievito ed attivante per garantire una fermentazione omogenea e non turbolenta del succo di Mela.

Il Sidro fermentato viene poi raffreddato e lasciato riposare per consentire la decantazione delle parti solide in sospensione e al termine della fase di sedimentazione  e’ filtrato e trasferito in un’ altra autoclave dove e’ preparato per l’ imbottigliamento.

Ne risulta cosi’ un “ Vino di Mela “ da bere giovane anche in accompagnamento con i piatti di una cucina raffinata.  Bevuto fresco , a 6 – 8°, si contraddistingue per il delicato e persistente “ perlage “ naturale, dal caratteristico  profumo fruttato della Mela.

Il Sidro merita di essere riscoperto ed apprezzato sia come Aperitivo, sia come bevanda a bassa gradazione alcolica indicata per accompagnare  i dessert o anche il pasto completo.

In abbinamento ai  gustosi piatti che proponiamo per il Servizio Cuciniamo  per  Voi … e che presenteremo in occasione del Corso della Scuola che si terra’ il giorno 4 Ottobre 2012 : A  TAVOLA  CON  LE  MELE, abbiamo cosi’ deciso di adottare il SIDRO di MELA.

Nel nostro sito www.mentaerosmarino.net   alla voce “ La nostra cantina “ si possono trovare ed acquistare bottiglie di questo particolarissimo prodotto.

Il consiglio che intendiamo dare agli amici del Sito e’ di assaggiare e gustare il SIDRO di Mela. E’ una realta’ che stupisce !!

Scuola di Cucina e non solo … “ Menta e Rosmarino “   Tel.  366 – 45.13.305

www.mentaerosmarino.net          E-mail : info@mentaerosmarino.net

 

 

La Farina Gialla di Storo

Pubblicata il by Lo Staff ILSC Caricata in Servizi | 2 Commenti

 

La Scuola di Cucina “ Menta e Rosmarino “, prosegue nella ricerca di tradizioni e realtà enogastronomiche delle nostre Regioni da riproporre in occasione dei Corsi di Cucina che organizziamo o all’ interno dei Menù che proponiamo per il Servizio Cuciniamo per Voi …. “, e intende far partecipi gli Amici di  “ I Love Sesto Calende “ del viaggio enogastronomico alla scoperta del Trentino, una Regione conosciuta ed apprezzata per le sue bellezze naturali e per la presenza di montagne uniche al Mondo quali le Dolomiti.

Dopo aver presentato il “ Radicchio dell’ Orso “ della Val Rendena, il “ Salmerino Alpino “ allevato nelle fresche acque della Valle del Fiume Sarca, Il Vino Nosiola prodotto nella bellissima Valle dei Laghi, le Noci del Bleggio, frutto caratteristico dell’ Altopiano omonimo, il   Vino Santo Trentino, realta’ unica della bellissima Valle dei Laghi, proseguiamo il viaggio presentando la Farina Gialla di Storo, prodotta nella Valle del Chiese.

Storo lungo la Strada del Vino e dei Sapori

Storo, zona di produzione della Farina Gialla

 

 

Assaporare una buona polenta e’ veramente appagante, ma non tutte le polente sono uguali perche’ diverse sono le farine con cui vengono preparate : oltre alla varieta’ del granoturco fanno la differenza l’ ambiente ed il metodo di coltivazione, l’ essiccazione e la macinatura della granella, fattori che contribuiscono a determinare ed esaltare le qualità nutrizionali ed organolettiche del prodotto.

 

Una farina da polenta speciale viene prodotta nella Valle del Chiese , in quel lembo sud-occidentale del Trentino dove il torrente omonimo, prima di affluire nel Lago d’ Idro, attraversa la piana coronata da imponenti montagne. In questo fertile fondovalle, formatosi dal ritiro dei ghiacciai, la polenta e’ divenuta un culto e la coltivazione del granoturco ha una lunga tradizione.

Campi di Granoturco nella Valle del Chiese

 

 

 

 

Il Granoturco “ Nostrano di Storo “, una varieta’ locale di Mais, di alta qualita’, derivato dal “ Marano “ Vicentino,  e’ definito anche  “ L’ oro rosso di Storo “, per il colore rosso ramato delle sue pannocchie, che sono anche sensibilmente piu’ piccole del Mais normalmente coltivato in pianura.

 

 

 

 

La sua caratteristica qualitativa piu’ importante e’ costituita dalla durezza dell’ endosperma, cioe’ la parte centrale del seme, che dona alla Farina Gialla di Storo una struttura granulare molto apprezzata.Il chicco del granoturco ( cariosside ) e’ costituito da :

  • Pericarpo : ricco di Fibre insolubili, Vitamine del gruppo B, Minerali, Proteine e Sostanze Fitoattive
  • Endosperma ( farinoso e vitreo ) : rappresenta circa l’ 80-85% del peso secco della cariosside ed e’ ricco di Carboidrati ( Amido ), Proteine e Fibre solubili
  • Germe o Embrione : il Germe e’ la parte vitale della Cariosside e contiene componenti essenziali e di grande pregio quali Vitamine del gruppo B, Vitamina E, Enzimi, Aminoacidi e Grassi ( tra i quali l’ Acido Linoleico ) utilizzati per l’ estrazione dell’ Olio di Mais.

La coltivazione del granoturco “ Nostrano di Storo “, nella Valle del Chiese ha radici profonde e risale ad un tempo in cui della pianta del granoturco si utilizzava tutto ed era usanza piantare, per i bisogni dei contadini del tempo, un campo di frumento, un campo di patate e due campi di granoturco.

Nel 1921, quando erano ancora vive le ferite lasciate dalla Grande Guerra del 1915-1918 in questo territorio, che era stato confine fra l’ Italia e l’ Impero Austro-Ungarico, presso la Famiglia Cooperativa di Storo, venne realizzato il primo mulino cooperativo che serviva per macinare i cereali prodotti nella zona per il sostentamento familiare. Nel 1950 si e’ ammodernato il processo di molitura con l’ istallazione di un nuovo mulino che per decenni ha servito i piccoli coltivatori della zona. Nel 1991 nasce la Cooperativa AGRI 90 con 37 Soci fondatori, che si propone di promuovere il sostenimento, la valorizzazione e l’ incremento della produzione agricola locale. Altra importante funzione svolta dalla Cooperativa Agri 90 e’ quella  di selezionare i semi migliori del “ Nostrano di Storo “ con la produzione, da parte degli stessi soci,  di sementi di ottima qualita’.

Alla promozione della Farina Gialla di Storo contribuiscono anche i Polenter, un gruppo di volontari storesi che, armati di grandi Paioli e Mestoli, girano per l’ Italia e all’ estero preparando quintali e quintali di gustose polente.

 

La scultura dedicata al Polenter

La raccolta del granoturco avviene in Ottobre e successivamente le pannocchie vengono sfogliate e poste a seccare sui caratteristici balconi delle case dove vengono asciugate dai secchi venti di montagna.

Il formantass sui spergoi , come viene denominato nella parlata locale il granoturco esposto sulle caratteristiche balconate in legno delle case tradizionali, conferisce una allegra nota di colore ai borghi della valle.

Una vecchia casa con il granoturco esposto ad essiccare

La giusta essiccazione, la molitura lenta ed integrale e il fatto che alla cariosside non viene levato il germe, permettono di conservare i principi nutrizionali e le qualita’ organolettiche del prodotto, esaltando profumo e sapore di questa farina indispensabile per preparare una fragrante polenta.

La Farina Gialla di Storo

Preparare la Polenta secondo la tradizione di Storo e della Valle del Chiese

Ideale e’ portare ad ebollizione l’ acqua in un paiolo di rame perche’ questo metallo e’ un ottimo conduttore di calore e garantisce la cottura uniforme della farina.

La farina deve essere di ottima qualita’ e fresca, conservata in un luogo fresco ed asciutto. Ricordare che la conservazione non deve essere prolungata per lungo tempo perche’ la farina gialla puo’ alterarsi facilmente.

Per 1 Kg. di farina servono circa 3 litri di acqua salata. Quando l’ acqua sta per bollire versare a pioggia la farina mescolando bene con una frusta, in modo da evitare la formazione di grumi, fino a che l’ impasto risulti abbastanza denso. L’ aggiunta di 2 cucchiai di Olio di Oliva migliora il sapore della polenta.

Si cuoce rimestando continuamente con un cucchiaio di legno, lentamente e sempre nello stesso verso, portando l’ impasto dal basso verso l’ alto, per almeno 40 minuti o meglio ancora per  1 ora : piu’ la polenta cuoce piu’ diventa digeribile e gustosa. Quando la polenta arriva a giusta cottura si stacca dalle pareti del paiolo lasciando su di esse la caratteristica crosta.

Si serve in tavola rovesciandola, con un gesto deciso, sul caratteristico tabiel , tagliere di legno a forma circolare.  La polenta va poi tagliata con un coltello di legno e non di metallo.

La Polenta puo’ essere servita come accompagnamento per Formaggio, Salsicce, Uova, Funghi, Spezzatini o Brasati.

Consigliamo, in abbinamento, Vini Rossi ben strutturati come un Teroldego Rotaliano,  un Lagrein  oppure un  Negrara.

Una selezione particolare di questi vini viene presentata nella sezione “ La nostra cantina “ del sito della Scuola  www.mentaerosmarino.net

Abbiamo così deciso di adottare per la preparazione dei gustosi piatti che proponiamo per il Servizio Cuciniamo  per  Voi … e che presenteremo in occasione di uno dei prossimi Corsi  della Scuola di Cucina  Menta e Rosmarino ,   “ La Farina Gialla di Storo “.

Scuola di Cucina e non solo … “ Menta e Rosmarino “   Tel.  366 – 45.13.305

www.mentaerosmarino.net          E-mail : info@mentaerosmarino.net

 P.S. La Scuola di Cucina ringrazia vivamente la Cooperativa Agri 90 di Storo, ed in particolare il suo Direttore, per la gentile e preziosa collaborazione offerta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vino Santo Trentino

Pubblicata il by Lo Staff ILSC Caricata in Servizi | 1 Commento

SECONDA  PARTE

 

La Scuola di Cucina “ Menta e Rosmarino “, prosegue nella ricerca di tradizioni e realtà enogastronomiche delle nostre Regioni da riproporre in occasione dei Corsi di Cucina che organizziamo o all’ interno dei Menù che proponiamo per il Servizio Cuciniamo per Voi …. “, e intende far partecipi gli Amici di “ I Love Sesto Calende “  del viaggio enogastronomico alla scoperta del Trentino, una Regione conosciuta ed apprezzata per le sue bellezze naturali e per la presenza di montagne uniche al Mondo quali le Dolomiti.

Dopo aver presentato il “ Radicchio dell’ Orso “ della Val Rendena, il “ Salmerino Alpino “ allevato nelle fresche acque della Valle del Fiume Sarca, Il Vino Nosiola prodotto nella bellissima Valle dei Laghi , le Noci del Bleggio, frutto caratteristico dell’ Altopiano omonimo,  proseguiamo questo viaggio , sempre nella bellissima Valle dei Laghi, alla scoperta di una realtà unica :  Il Vino Santo Trentino.

Abbiamo parlato, nel precedente articolo, della storia del “ Vino Dolce “ e ora  passiamo  ad approfondire l’ argomento “ Vino Santo Trentino  “ che, e’ bene ricordarlo, appartiene alla famiglia dei “ Vini Dolci Naturali “.

Uve per secoli coltivate in campi strappati alla montagna ( chiamati frate ) dove nulla e’ concesso alla quantità. Filari di viti incastonate tra le rocce sempre accarezzate dal vento, l’ Ora del Garda. In questa realtà cresce la Vite Nosiola, la “ Madre “ del Vino Santo.  In queste terre si vendemmia uva per fare sia un Vino Bianco di massima semplicita’ che un Vino di altrettanto esclusiva versatilità. Con le Uve Nosiola opportunamente vinificate si ottengono infatti due vini : il Nosiola appunto – vino fresco e immediato  – ed il Vino Santo Trentino,  definito in queste terre il “ passito dei passiti “.

Il Vino Santo nasce come “ vino corale “, come particolare vino di un luogo al quale varie generazioni di contadini hanno dato il loro contributo. Si puo’ datare la sua origine verso la fine del 1700 e piu’ probabilmente agli inizi del 1800.

Durante questo secolo, fino ai primi anni del Novecento, il Vino Santo raggiunge la sua massima fama, essendo conosciuto nei piu’ importanti centri d’ Europa, da Vienna, capitale dell’ Impero Austro-Ungarico, alla Mosca degli Zar, a Parigi e Londra.

Successivamente, le due Guerre Mondiali e la crisi economica del 1929  segnano un importante offuscamento nella fama di questo nobile vino e la quasi completa sospensione della produzione.

Solo all’ inizio degli anni Sessanta la Cantina di Toblino, nella Valle dei Laghi,  con l’ adesione di centinaia di viticoltori, decide di far rinascere quell’ importante perla enologica locale che e’ il Vino Santo, i cui canoni di produzione sono oggi stabiliti dalla “ Associazione Vignaioli del Vino Santo Trentino DOC “, costituita nell’ Aprile 2002.

Oggi l’ uva principale, se non la sola, con cui si produce il Vino Santo Trentino e’ la Nosiola, l’ unico vitigno bianco autoctono della Regione. Il disciplinare di produzione prevede che la percentuale di Nosiola non debba essere inferiore all’ 85 %.

Per ulteriori notizie riguardanti l’ uva Nosiola rimandiamo  alla sezione “ La Nostra Cantina “ del nostro sito www.mentaerosmarino.net

I vecchi contadini coltivavano la Nosiola Grasparola, cosi’ definita perche’ tutta graspo, con pochi acini. Oggi la Nosiola spargola o grasparola e’ quasi completamente sostituita da ceppi con grappoli normali, molto buoni per il normale vino secco, ma poco adatti per produrre Vino Santo.

L’ Uva Nosiola Grasparola

Il vitigno richiede clima asciutto, temperato, essendo suscettibile alle brinate primaverili, e terreni poco fertili. Le viti poi devono avere almeno 15 anni di vita , devono cioe’ aver perso la esuberanza produttiva giovanile.

Tutto questo fa comprendere la rarita’ della Nosiola da Vino Santo e di conseguenza il suo alto costo.

Per quanto riguarda il momento della vendemmia, importante e’ il giusto punto di maturazione dell’ uva: uve acerbe contengono poco zucchero mentre uve surmature presentano una buccia indebolita e quindi non potrebbero sopportare indenni il lungo periodo di appassimento necessario per produrre il Vino Santo. Per quanto riguarda la Nosiola le cose sono un po’ complicate in quanto e’ l’ ultima uva bianca ad essere raccolta e cio’ la espone piu’ facilmente a quelle variazioni metereologiche ( piogge ) che, piu’ frequenti in Ottobre, la possono facilmente rovinare.

Le uve devono essere raccolte e controllate grappolo per grappolo per eliminare acini ammuffiti o schiacciati. Le uve selezionate vengono poi disposte su apposite cassette con fondo in rete metallica – dette  Arèle –  e trasferite negli appassitoi dove resteranno, accuratamente controllate, fino ai primi giorni di Marzo.

L’ Uva Nosiola disposta sull’ Arèla per l’ appassimento

L’ appassimento e’ sempre un’ operazione difficile e delicata, ma fondamentale per la qualita’ del vino che si otterra’. In ogni momento l’ uva in appassimento va controllata, con eliminazione degli acini su cui la Muffa grigia o non Nobile puo’ aver attecchito. Devono inoltre essere garantiti, negli ambienti idonei all’ appassimento, il giusto calore, una adeguata ventilazione e un ottimale grado di umidita’.

Le Arèle impilate per l’ appassimento dell’ Uva in ambienti idonei

Solo il giusto rapporto fra questi fattori fisici permette un corretto sviluppo, sugli acini d’ uva, della Botrytis Cinerea, che come abbiamo gia’ visto nel corso del precedente articolo, e’ di fondamentale importanza nella produzione dei Vini Dolci Naturali ( vedi ad esempio i Sauternes, i Tokaji e i Vini Dolci Tedeschi  ).

La  forma larvata del fungo, detta anche Marciume Nobile, si approfondisce nelle pareti delle cellule dell’ acino determinandovi quelle alterazioni che lo arricchiscono di aromi particolari. La Botrytis si sviluppa molto capricciosamente in rapporto a vari fattori non perfettamente programmabili ( calore, umidita’, ventilazione ) e questo rende ragione della eterogeneicita’ di molti Vini Santi, anche se prodotti dalla stessa Cantina.

La Botrytis , sviluppandosi sulla superficie dell’ acino,  altera la permeabilita’ della parete cellulare, determina un abbrunimento dell’ uva bianca e favorisce l’ evaporazione dell’ acqua contenuta negli acini stessi concentrandone cosi’ il succo e soprattutto gli zuccheri, anche se una piccola parte di questi viene consumata dalla muffa per il proprio sviluppo.

Gli acini di Nosiola disidratati dalla Botrytis

Aumentano altri prodotti metabolici che non si trovano negli acini sani : il destrano ed il mannitolo sono i responsabili della sensazione di “ vellutato “ del vino finito, insieme con la glicerina e le sostanze gommose. Nello stesso tempo essa fa diminuire l’ acido tartarico, l’acido malico e l’ acidita’ totale.

Spremitura e ammostamento : Secondo il disciplinare di produzione le Uve devono rimanere in appassimento fino al primo giorno di Marzo successivo alla vendemmia. Prima che i grappoli appassiti siano sottoposti alla spremitura devono essere accuratamente selezionati ed eliminati gli acini marciti o svuotati. Si procede quindi alla spremitura che viene fatta in modo piuttosto energico. Generalmente si fanno due o tre passaggi sotto le presse.

Il  Mosto viene successivamente lasciato decantare per 4-5 giorni e quindi travasato per ripulirlo dalla feccia piu’ grossa.

Parte successivamente la fase della Fermentazione che puo’ essere spontanea, innescata dai lieviti presenti sull’ uva,  oppure innescata con associazioni di lieviti selezionati. La fermentazione, dopo i primi giorni in acciaio, procede poi spontaneamente e lentamente sempre in botti di legno che non sono necessariamente piccole come le barriques, anche se oggi questo tipo di botte e’ sempre piu’ usata. La funzione delle botti e’ solo quello di ossigenare lentamente il vino permettendone le complesse trasformazioni.

Le botti devono essere “ esauste “, cioe’ vecchie, non in grado di cedere sapori di legno al vino e vengono tenute ben colme con rabbocchi di solito mensili. Con il passare del tempo e con il formarsi dell’ alcol il vino diviene sempre piu’ limpido da solo, per un tempo piu’ o meno lungo, fino a quando arriva il momento del travaso.

Invecchiamento : il Vino Santo Trentino si puo’ dire nasca gia’ vecchio. Secondo il disciplinare della DOC devono essere passati almeno quattro anni dalla vendemmia prima che il vino possa comparire sul mercato. Raramente la permanenza in botte supera i sette-otto anni.

Durante il lungo soggiorno in botte esso si affina grazie alla lenta assunzione di ossigeno, arricchendosi di quelle molecole che ne fanno un vino unico. Durante il suo lungo soggiorno in botte le perdite da evaporazione sono piuttosto sensibili e anche questo concorre all’ alto costo di produzione del prodotto finito.

Dopo il passaggio in botte – minimo per quattro anni, massimo per sette-otto anni – e dopo un breve passaggio ( circa 6 mesi ) in acciaio, il Vino Santo passa in bottiglia dove puo’ rimanervi , continuando ad affinarsi, per moltissimi anni.

Da tutto quanto detto si puo’ facilmente comprendere come il Vino Santo Trentino DOC sia frutto piu’ dell’ Arte del Produttore che della tecnica, con risultati che possono variare molto anche da un anno all’ altro nella stessa Cantina.

Questo particolare vino e’ indubbiamente da annoverare nella “ èlite dei vini “, riservato a chi e’ disposto a spendere qualche euro in piu’ per averlo.

E’ un vino da gustare in pieno rilassamento, a piccoli sorsi, da solo o con il giusto abbinamento, assaporandone, oltre alla delicata dolcezza, i mille cangianti sapori.

 

Abbiamo così deciso di adottare il Vino Santo Trentino DOC come Vino da consigliare per accompagnare alcuni gustosi piatti che proponiamo per il Servizio “ Cuciniamo  per  Voi …o che presenteremo in occasione di uno dei prossimi Corsi  della Scuola di Cucina “ Menta e Rosmarino “ vedi il Post sui Nuovi Corsi della Scuola di Cucina ” Menta e Rosmarino “

Nel  nostro sito www.mentaerosmarino.net  nella sezione “ La nostra Cantina “ si possono trovare proposti, insieme con altri, anche  i “ Vini da Meditazione “.

Per informazioni o acquisti  telefonare al N. 366 – 45.13.305 o inviare una Mail a info@mentaerosmarino.net

Le immagini presentate, non essendo ancora avvenuta la vendemmia 2012, sono tratte dal bellissimo libro : “ Vino Santo Trentino, un luogo, un mito “  di A. Andreotti, V. Trentini Editore.

 

 

 

 

 

I Corsi di Cucina della Scuola Menta e Rosmarino

Pubblicata il by Lo Staff ILSC Caricata in Alimentari | 1 Commento

Marcella e Ornella della Scuola di Cucina ” Menta e Rosmarino “, dopo l’ esperienza di un anno ricco di soddisfazioni, presentano i Nuovi Corsi di Cucina per la stagione 2012-2013 che si tengono presso la sede della Scuola in Sesto Calende, Via Piave 130, con possibilita’ di ampio parcheggio per le auto. La Scuola di Cucina ” Menta e Rosmarino ” propone incontri teorico – pratici con tematiche specifiche stagionali, con informazioni e curiosita’ riguardanti le origini e le caratteristiche dei vari Alimenti e dei Vini che ad essi meglio si acompagnano e con una raccolta di ricette esposte in modo semplice ma completo per poter essere riprodotte con piacere e facilita’ nelle cucine domestiche. Ogni lezione prevede due momenti distinti : la preparazione vera e propria dei vari piatti proposti ed il successivo assaggio con degustazione dei Vini che ad essi si accompagnano. I Corsi di Cucina possono rappresentare non solo una possibilita’ di arricchire la propria cultura ed il proprio ricettario, ma anche un modo simpatico ed originale per festeggiare un compleanno o qualche altra Vostra ricorrenza, nonche’ una simpatica ed originale idea per un gradito regalo. I ” Buoni Regalo “ possono essere ritirati presso la sede della Scuola o recapitati con altre modalita’ da concordare.

 IL  PROGRAMMA  DEI  CORSI

 4   Ottobre  2012   ore   16.15 – 18.45       €  35

A  TAVOLA  CON  LE  MELE

Le Mele si trasformano in un fantastico Menù dall’ Antipasto al Dolce.

9   Ottobre  2012  ore  19 – 21.30     €  40

UNA  CENA  AL  SAPORE  DI  MARE

Squisite portate di Pesce per rivivere il ricordo dell’ Estate.

12  Ottobre  2012  ore  16.15 – 18.45     €  25

LA  MIA  PRIMA  CENETTA  CON  GLI  AMICI    Corso riservato ai  Teen-Ager

Un Menù facile ma di sicuro effetto per stupire  Amici e Parenti

  15  Ottobre  2012  ore  19 – 21.30   €  35

A  TAVOLA  CON  LE  MELE

Le Mele si trasformano in un fantastico Menù dall’ Antipasto al Dolce.

  23  Ottobre  2012  ore  19 – 21.30   €  35

IL  PRANZO  DELLA  DOMENICA

Riunire festosamente la Famiglia intorno alla tavola per un Pranzo completo dall’ Antipasto al Dolce.

  26  Ottobre  2012  ore  16.15 – 18.45   €  40

UNA  CENA  AL  SAPORE  DI  MARE

Squisite portate di Pesce per rivivere il ricordo dell’ Estate.

5   Novembre  2012  ore  19 -21.30   €  45

IL  MENU’  DI  NATALE

Ricette classiche e nuove proposte per un Menù sfavillante.   13  Novembre  2012  ore  19 – 21.30   €  35

PICCOLE  DELIZIE  DOLCI  E  SALATE  PER  UN  INVITO  POMERIDIANO

Dare un The di pomeriggio ed invitare le Amiche per lo scambio dei doni è un’ idea nuova e meno impegnativa rispetto alla  tradizionale Cena  Pre-Natalizia.

  15  Novembre  2012   ore  16.15 – 18.45   €  35

PICCOLE  DELIZIE  DOLCI  E  SALATE  PER  UN  INVITO  POMERIDIANO

Dare un The di pomeriggio ed invitare le Amiche per lo scambio dei doni è un’ idea nuova e meno impegnativa rispetto alla  tradizionale Cena  Pre-Natalizia.

  20  Novembre  2012   ore  16.15 – 18.45   €  45

IL  MENU’  DI  NATALE

Ricette classiche e nuove proposte per un Menù sfavillante.   22  Novembre  2012   ore  19 -21.30   €   35

RICEVERE  A  CASA

Le Decorazioni, la Tavola delle Feste e tanti suggerimenti per stupire i Vostri Invitati.

  27  Novembre  2012   ore  19 – 21.30    €  40

ANTIPASTI  CHIC  PER  LE  FESTE  NATALIZIE

Piccole Delizie, morbidi Patè e ……..

  30  Novembre  2012   ore  16.15 – 19.45   €  40

ANTIPASTI  CHIC  PER  LE  FESTE  NATALIZIE

Piccole Delizie, morbidi Patè e ……..

4  Dicembre  2012  ore  16.15 – 19.45    €  35

RICEVERE  A  CASA

Le Decorazioni, la Tavola delle Feste e tanti suggerimenti per stupire i Vostri Invitati.   18  Gennaio  2013   ore  16.15 – 19.45    €  35

IL  PRANZO  DELLA  DOMENICA

Riunire festosamente la Famiglia intorno alla tavola per  un Pranzo completo dall’ Antipasto al Dolce.

  22  Gennaio  2013  ore  19 – 21.30   €  40

CAFFE’   GOURMAND

Ultima Moda di Parigi : sostituire il Dessert a fine Cena con Piccole Delizie e particolari Tipi di Caffè.

  29  Gennaio  2013  ore  16.15 – 18.45   €  40

CAFFE’   GOURMAND

Ultima  Moda di Parigi : sostituire il Dessert a fine Cena con Piccole Delizie e particolari Tipi di Caffè.

  31  Gennaio  2013   ore  19 – 21.30   €  30

LA  ZUCCA

Tante Ricette Dolci e Salate con questo semplice e prezioso Ortaggio.   18  Febbraio  2013   ore  16.15 – 18.45   €  30

LA  ZUCCA

Tante Ricette Dolci e Salate con questo semplice e prezioso Ortaggio.   21  Febbraio  2013   ore  16.15 – 18.45   €  30

DOLCI  CHIC

Golosi Dessert per stupire gli Ospiti e rendere le serate indimenticabili.

  26  Febbraio  2013   ore  19 – 21.30   €  30

DOLCI  CHIC

Golosi Dessert per stupire gli Ospiti e rendere le serate indimenticabili.

  6  Marzo  2013  0re  16.15 – 18.45   €  35

IL  RISO  VENERE

Riso Integrale piacevolmente aromatico che , con la cottura, sprigiona un particolare aroma tra il legno di Sandalo ed il Pane appena  cotto. Caratteristico è il suo colore  naturalmente  nero .

  12  Marzo  2013  ore  19 – 21.30   €  35

IL  RISO  VENERE

Riso Integrale piacevolmente aromatico che , con la cottura, sprigiona un particolare aroma tra il legno di Sandalo ed il Pane appena  cotto. Caratteristico è il suo colore  naturalmente  nero .

Seguirà  programmazione  per  i  Mesi  successivi

 UN ‘  IDEA  NUOVA !!

L’ alternativa al Ristorante può essere una  SERA  A  CENA  presso  la  nostra  Scuola con i Vostri Amici o i Vostri Cari.

Per questo si propongono  SERATE  A  TEMA  per un numero massimo di  10  Persone.

Il programma  delle  Serate, ed i relativi Menù proposti, saranno resi noti prossimamente.

Marcella e Ornella Vi aspettano !

Visitando il nostro sito  www.mentaerosmarino.net   si trovano altre informazioni e curiosita’ :

Il Servizio  ” Cuciniamo per Voi… ”   e le pagine de ” La nostra Cantina “

Per informazioni ed  ISCRIZIONI  telefonare al n.   366 – 45.13.305    oppure  inviare una Mail a  info@mentaerosmarino.net

 

Vino Santo Trentino

Pubblicata il by Lo Staff ILSC Caricata in Servizi | Lascia un commento  

PRIMA    PARTE

 

La Scuola di Cucina “ Menta e Rosmarino “, prosegue nella ricerca di tradizioni e realtà enogastronomiche delle nostre Regioni da riproporre in occasione dei Corsi di Cucina che organizziamo o all’ interno dei Menù che proponiamo per il Servizio Cuciniamo per Voi …. “, e intende far partecipi gli Amici di  “ I Love Sesto Calende “ del viaggio enogastronomico alla scoperta del Trentino, una Regione conosciuta ed apprezzata per le sue bellezze naturali e per la presenza di montagne uniche al Mondo quali le Dolomiti.

Dopo aver presentato il “ Radicchio dell’ Orso “ della Val Rendena, il “ Salmerino Alpino “ allevato nelle fresche acque della Valle del Fiume Sarca, Il Vino Nosiola prodotto nella bellissima Valle dei Laghi e le Noci del Bleggio, frutto caratteristico dell’ Altopiano omonimo  proseguiamo questo viaggio , sempre nella bellissima Valle dei Laghi, alla scoperta di una realtà unica :  Il Vino Santo Trentino.

Il Castello di Toblino nella Valle dei Laghi

 

 

 

 

 

 

 

 

Per poter comprendere appieno le qualita’ di questo nobile e particolare vino ci sembra molto interessante ripercorrere, fin dall’ antichita’, la storia del “ Vino Dolce “.

 

I riflessi dorati del Vino Dolce

Il “ Vino Dolce “ racchiude in se’ molte sfumature organolettiche, diverse sono le modalità di vendemmia, in termini di tempistica e di caratteristiche che le uve devono possedere prima di essere raccolte e le modalità di lavorazione in cantina sono diverse da vino a vino. Per tutti questi motivi la trattazione risulta particolarmente ampia e percio’ in questa prima parte desideriamo esporre un po’ la storia dei più famosi “ Vini da meditazione “ per passare poi, in una seconda parte, a parlare delle caratteristiche peculiari del Vino Santo Trentino.

La Storia ci insegna che molto probabilmente il Vino e’ nato dolce, soprattutto se si considera che il vino e’ nato in paesi molto caldi dove il contenuto zuccherino delle uve e’, di conseguenza, elevato.

Dobbiamo allora partire dai primi grandi vini della storia, dalla Grecia antica e dai suoi vini più rari. Gia’ Omero nei suoi poemi racconta di come sia i Greci che i Troiani erano soliti bere vino addolcito con il Miele.

Piu’ tardi Esiodo, il grande poeta greco vissuto alla fine del settimo secolo a.C., racconta di come in Grecia si facesse vino con uve appassite.

E’ Ippocrate di Cos, il fondatore della Medicina scientifica, che consiglia i vini dolci come particolarmente indicati nelle convalescenze.

Molto famoso, fra i vini dolci dell’ epoca, il Nectar di Samo che viene ancora oggi prodotto.

I Romani, oltre a bere vini addolciti con il Miele o con il mulsum ( il mosto ), conoscevano molto bene la tecnica per preparare vini passiti – il Vinum Passum -. Sotto la dominazione di Augusto i vini piu’ pregiati erano bianchi, dolci e molto forti. Assai spesso erano addirittura “ cotti “, simili a quello che e’ oggi il Madera.

Sul finire del primo millennio in Italia nascono le Repubbliche Marinare che gestiscono in pratica tutto il commercio con l’ Oriente. E’ soprattutto Venezia che commercializza un vino dolce famosissimo, il Malvasia, di origine greca, dalla citta’ di Momenvasia nel Peloponneso, che sara’ per secoli richiestissimo in Europa.

Gli stessi Crociati vennero a conoscenza dei vini di Candia, l’ antico nome di Cipro, di Samo e di altre isole greche. I vini di Cipro erano allora  considerati i migliori del mondo e proprio in quanto dolci e forti, erano un prodotto di gran lusso.

Altro vino dolce famoso era quello dell’ Isola di Santorini, nelle Cicladi, detto Vino Xanto, dal cui nome alcuni studiosi fanno derivare quello del vino santo italiano.

Nel Medio Evo i vini dolci passiti hanno continuato a mantenere la loro fama fino a quando, anche grazie alla scoperta della distillazione, hanno cominciato ad apparire i vini liquorosi, quelli rinforzati con l’ aggiunta di alcol puro.

Nella seconda metà del Quattrocento il monopolio veneziano nel commercio di vino comincia a declinare e da allora la Spagna, con i suoi vini del sud , sostituisce Venezia nei commerci soprattutto verso il Nord dell’ Europa. Nascono cosi’ i vini che hanno fatto la storia dell’ enologia mondiale : il Porto, il Madera, il Marsala.

Compare successivamente nella nostra storia – e questa e’ stata la scoperta che ha rivoluzionato la tipologia dei Vini Dolci – la Botrytis cinerea, la Pourriture noble  dei Francesi, la Edelfaule dei Tedeschi, un fungo microscopico  che determina la nascita di  vini unici  per aromi e profumi.

Sembra che i primi vini “ botrizzati “ abbiano avuto origine in Ungheria verso il 1600 e successivamente in Francia, nella regione di Bordeaux, dove un documento del 1666 attesta che nella cittadina di Sauternes gia’ si praticavano vendemmie tardive.

Fra alterne fortune  si arriva all’ inizio dell’ Ottocento, secolo in cui i vini dolci – conosciuti come vini dolci da “ vendemmie tardive “ – hanno grande fama e diffusione, basti pensare che fino a Madame Pommery perfino lo Champagne era dolce !

Questi sono gli anni in cui si puo’ datare la nascita del Vino Santo Trentino.

 

Un antico manifesto

 

Nel Novecento invece, sia i Sauternes, che Tokaji e Vino Santo attraversano momenti di grande appannamento, con l’ avvento dell’ industria enologica e la produzione, diciamo “ artificiale “, di vini dolci ad un costo nettamente inferiore.

La decisa ripresa di questi nobili vini si e’ avuta negli ultimi venti – trent’ anni grazie all’ amore e alla passione di pochi produttori.

Per comprendere meglio le caratteristiche dei diversi vini ad alto contenuto zuccherino, questi possono essere divisi in due grandi gruppi :

  • Vini dolci naturali
  • Vini dolci liquorosi

I Vini Dolci Naturali sono quelli in cui tutto lo zucchero e tutto l’ alcol contenuti derivano esclusivamente dall’ uva. La loro produzione non e’ semplice, richiede grande esperienza, molta attenzione, cure continue e tempi lunghi.

I Vini Liquorosi sono invece quelli in cui la fermentazione del mosto viene bloccata quando si arriva al tenore di zuccheri voluti mediante aggiunta di alcol puro che, oltre a bloccare i lieviti, aggiunge al vino la quantita’ di alcol che non si e’ potuto produrre con la normale fermentazione.Tra questi vini ricordiamo il Porto, il Madera, il Jerez, il Malaga ed il Marsala.

A questa distinzione fa eccezione la Francia dove con il termine di “ Vin Liquoreux “ si intende il Vino dolce naturale, ad esempio il Sauternes, mentre con il termine di “ Vin doux naturel “, si indicano i vini con aggiunta di alcol, ad esempio il Banyuls.

Per parlare unicamente dei Vini dolci naturali, ricorderemo che la loro dolcezza non deriva dall’ alto tasso zuccherino naturale delle uve da cui originano, come avviene nelle calde regioni mediterranee, ma dalla particolare opera della Botrytis Cinerea, piccolo fungo che sviluppandosi sugli acini determina una perdita di acqua dagli acini stessi con conseguente concentrazione degli zuccheri. Oltre a disidratare le uve questa muffa dona ad esse, e al vino che ne deriva, degli aromi e dei sapori del tutto particolari che ne determinano la finezza e l’ unicita’.

Si puo’ dire che questi vini siano nati pressoche’ contemporaneamente in Francia, in Italia, nelle regioni di lingua tedesca e in Ungheria. Il Vino Santo Trentino si trova cosi’ imparentato con tre grandi e famosi vini :

  • Il Sauternes, dal nome di una regione francese delle Graves meridionali, a sud-est di Bordeaux, nella cui produzione entrano tre varieta’ di uva :

             Semillon, Sauvignon Blanc e Muscadelle.

Il Semillon e’ il piu’ importante anche perche’ piu’ facilmente attaccato dalla Botrytis,

il Sauvignon e’ piu’ resistente alla muffa nobile ma e’ dotato di maggiore acidità utile a contrastare il dolce,

il Muscadelle, ricercato per il suo particolare profumo, e’ oggi usato sempre meno.

Queste viti vengono potate in maniera molto rigorosa per tenere basse le rese e per favorire la  completa maturazione delle uve prima della comparsa della “ muffa nobile”.

La fortuna della regione e’ quella di trovarsi compresa tra il fiume Garonna ed il suo affluente Ciron. Le acque di quest’ ultimo, in autunno, sono piu’ fredde di quelle della Garonna e cio’ determina la formazione di una nebbia mattutina che e’ l’ ideale per lo sviluppo della Botrytis.

In questa regione la vendemmia avviene in fasi successive ( tries successives ), che possono anche essere tre o quattro o piu’. Ad ogni passata si raccolgono solo i grappoli o gli acini infavati dalla Botrytis. Negli anni in cui, per ragioni climatiche, la Botrytis non si sviluppa, non si ha praticamente la produzione di Sauternes, come ad esempio nel 1992 e nel 1993.

Dopo la pigiatura il vino viene fatto fermentare in barriques spesso di quercia fino a quando raggiunge un tenore alcolico di circa 14°.

Per quanto riguarda la classificazione della qualita’ anche per il Sauternes si usa quella del 1855 che prevede un unico Premier Cru Superior : lo Chateau d’ Yquem.

  • I Vini dolci Tedeschi ( Germania e Austria ) : Auslese,  Beerenaauslese, Trockenbeerenauslese, Eiswein ( quest’ ultimo prodotto con uva raccolta ghiacciata). Il grande vitigno alla base di questi vini e’ il Riesling, vitigno molto pregiato, ricco di acidità, che in annate particolari e se colpito dalla Botrytis puo’ dare delle concentrazioni zuccherine straordinarie. E’ il vitigno storico di queste zone, presente da secoli. Per i vini prodotti in Germania e’ necessaria l’ azione dei fiumi Reno e Mosella, che nelle stagioni piu’ calde favoriscono, con la loro influenza sul clima, un diffuso sviluppo di Botrytis.

Per quanto riguarda l’ Austria la zona piu’ rinomata per i suoi vini dolci e’ il Burgerland, regione caratterizzata dalla           presenza di un lago poco profondo, il Neusiedlersee che, in autunno, con le sue nebbie favorisce la comparsa della Botrytis sui vigneti che lo circondano.

Il termine Auslese significa “ selezionate “, mentre con il termine Beeren ( acini )  si indicano i singoli acini colpiti dalla muffa nobile. Sono cosi’ nati i Beerenauslese, vini grandiosi, alla pari dello stesso Chateau d’ Yquem.

Il termine Trockenbeerenauslese indica un vino ottenuto da uve i cui acini sono talmente appassiti da essere quasi asciutti.

Per gli Eiswein le uve vengono raccolte del tutto appassite, in pieno inverno, quando la temperatura e’ scesa a meno otto gradi centigradi per almeno otto ore. Il grado zuccherino elevato e la frequente assenza della Botrytis  ne fanno dei vini molto puliti e fini.

  • Il Tokaji, il primo vino dolce da uve botrizzate della moderna storia enologica. Il suo nome origina dall’ omonima regione Ungherese. Si ha notizia di questo vino fin dalla prima meta’ del 17° secolo e successivamente ha conquistato le Corti piu’ famose, da quella degli Zar di Russia a quella d’ Austria, a quella di Luigi XIV di Francia.

Le uve usate sono :

il Furmint, la varieta’ principale, che conferisce al vino forza e acidità ed e’ piu’ facilmente  attaccabile dalla Botrytis e

l’ Harslevelu  che è responabile dei toni piu’ floreali ed e’ piu’ resistente alle piogge autunnali.

Anche il Tokaji deve la sua particolarita’ alla presenza, in questa regione, di due fiumi, il Bodrog ed il Tisza, che nei mattini autunnali generano una foschia che si leva ad avvolgere i vigneti fino a quando il sole non la disperde. E’ l’ ambiente ideale per lo sviluppo della Botrytis che genera acini avvizziti chiamati aszu.

 Il metodo di vinificazione del Tokaji e’ del tutto particolare.

Tutto inizia con la vendemmia di uve del tutto sane, non botrizzate, che vengono vinificate normalmente. A novembre vengono quindi raccolte le Uve Botrizzate ( aszu ), molto dolci, che verranno aggiunte al vino base in quantita’ varia. Qui entrano in gioco, ancora oggi, i puttonyos, contenitori tradizionali dalla capacita’ di 25 chilogrammi in cui si ponevano un tempo le uve infavate prima di ridurle in pasta ed aggiungerle quindi alla botte di 136 litri, il gonc, dove c’era il vino bianco secco.

In base al numero di puttonyos aggiunti varia quindi la dolcezza del vino finale, che e’ quindi classificato con questo criterio.

Esistono cosi’ Tokaji Aszu da 2-3-4-5-6 puttonyos a residuo zuccherino crescente fino ad arrivare all’ Essencia che e’ in pratica uno Sciroppo d’ Uva dove, a causa dell’ altissimo tenore di zuccheri, l’ alcol svolto non supera i 6 gradi.

Anche la durata dell’ invecchiamento in botte varia a seconda dei puttonyos. E’ di soli 4 anni per un 2 puttonyos, mentre sale a 8 anni per un 6 puttonyos o a 10 anni per un Tokaji Essencia.

Abbiamo cosi’ ripercorso la storia ed approfondito la conoscenza di questi nobili “ Vini da Meditazione ,  parenti del Vino Santo Trentino di cui parleremo in un prossimo articolo.

Questi vini sono indubbiamente vini d’ èlite, riservati a chi e’ disposto a spendere qualche euro in piu’ per averli. Sono vini da gustare in pieno rilassamento, a piccoli sorsi, da soli o con il giusto abbinamento, assaporandone, oltre alla delicata dolcezza, i mille cangianti sapori.

Nel nostro sito www.mentaerosmarino.net   alla voce “ la nostra cantina “ si possono trovare altre informazioni ed acquistare bottiglie di questi preziosi ed unici vini.

Per informazioni  si prega di telefonare al  n. 366 – 45.13.305  o inviare una Mail a  info@mentaerosmarino.net