La febbre: accelerazione verso la guarigione!

 E’ considerato il sintomo più classico e più chiaro di uno stato patologico: La Febbre

La medicina ufficiale ci dice che la febbre è la risposta ad una infezione. L’area coinvolta nel processo febbrile è probabilmente rappresentata da un organo nell’ipotalamo. E’ possibile che in tale sede avvenga l’attivazione della prostaglandina e che, interferendo con le strutture termosensibili dell’ipotalamo, produce uno spostamento della temperatura corporea. E’ considerata un’anomalia quando supera i 37°.

La febbre è più alta, normalmente, dal pomeriggio in poi. E’ più frequente e più alta nei bambini e tende a manifestarsi più bassa negli adulti e negli anziani. Sovente è accompagnata da aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, ma soprattutto da uno stato di malessere diffuso. In genere si tende a somministrare antipiretici per far abbassarla, considerandola quindi un errore del corpo. Secondo il sapere “scientifico” non vi è ancora certezza sul perché e come si manifesti. Così come non c’è risposta al perché prevalga nei bambini. Ma soprattutto nessuno sa spiegare perché si manifesti con diverse temperature: a volte si attesta sui 37° e mezzo, a volte supera di poco i 38° fino ai casi dove supera i 39° e oltre.

Come sempre governa il metodo riduzionistico, con il quale si tenta di spiegare un processo fisiologico del corpo, limitandosi a credere a quello che si vede.

Si osserva il sintomo: c’è un disagio e una presunta differenza dai valori ritenuti normali e si provvede con i farmaci. Se poi provi a chiedere alle persone perché in certi momenti la temperatura corporea si alza di qualche grado, le risposte sono le più disparate.

Ma perché viene la febbre?

 

Alcuni dicono che serve ad eliminare le tossine, altri dicono che brucia qualcosa o uccide i microorganismi, tipo virus e batteri, altri ancora sostengono che il corpo, manifestando la febbre, ci manda un segnale. Nulla di tutto questo. La febbre non brucia e non uccide, anzi, nel caldo i batteri ci vivono meglio. Considera che nella lava sono presenti dei batteri.

In realtà la risposta alla domanda è molto semplice. Basta osservare l’utilità opposta del freddo. Tutti abbiamo in cucina un frigorifero, dove mettiamo gli alimenti per rallentare il loro processo di deterioramento. Il caldo ha la funzione opposta: accelerare i processi chimici.

La febbre si manifesta sempre e solo nella fase vagotonica di riparazione e il senso biologico è quello di permetterci di uscire il più presto possibile dalla fase vagotonica. La febbre poi aumenta nel pomeriggio, perché coincide con l’inizio della fase vagotonica naturale del processo bifasico giorno-notte.

Vi sono vari tipi di febbre, possiamo dividerli in tre fasce direttamente correlate ai tre foglietti embrionali e così suddivise:

  • Gli organi diretti dall’endoderma procurano in fase vagotonica una febbre fino a 37,5° – 38°
  • Gli organi diretti dal mesoderma procurano in fase vagotonica una febbre fino a 38,5° – 39°
  • Gli altri organi diretti dall’ectoderma invece procurano in fase vagotonica una febbre oltre 39°

Si comprende quindi che la febbre non è mai un processo a se stante, ma accompagna un processo già in atto. Conoscere il tipo di febbre ci permette anche una fonte diagnostica precisa per risalire al tessuto coinvolto. ( Della derivazione Endo,Meso ed Ectodermica te ne parlerò nel prossimo articolo).

E la febbre più alta ?

Un’aumento maggiore della temperatura dipende dal fatto che tessuti meso ed ectoderma hanno bisogno di una ricostruzione più veloce. Pensiamo ad esempio ad un’ulcera, deve essere riparata il prima possibile. Questi processi, specie quelli dei tessuti dell’ectoderma, sono sovente a carico delle vie aeree, per conflitti di spavento o di minaccia. E’ semplice capire perché spesso i bambini piccoli hanno più situazioni a carico di questi tessuti, con raffreddori e bronchiti, vivendo loro una fase di crescita con maggiori paure e situazioni incognite.

Chi aveva intuito questo processo della febbre erano proprio i nostri nonni che somministravano un bicchiere di vin brulè in caso di febbre, bronchiti o raffreddori, poi sotto le coperte a sudare e la mattina dopo si stava già meglio. Siamo dunque di fronte da un sintomo utile e funzionale a un ripristino dell’organismo.

Nessun bambino con la febbre deve essere lasciato senza cure

Certo che no, anzi è l’occasione per iniziare la corretta terapia nel rispetto di quello che Madre Natura ha disposto per noi. Nella fase vagotonica, soprattutto se acuta e molto sintomatica, occorre intervenire per accompagnare, attenuare e lenire ogni situazione che rechi sofferenza alla persona. Per questo occorre ed è giusto affidarsi alla Medicina, classica o meno, con rimedi appropriati. Totalmente diverso però è l’approccio e la consapevolezza sia di chi cura sia di chi riceve la cura: nessun panico, ma la capacità di saper sostenere concedendo alla Natura il tempo di fare il suo corso. Ovviamente va da se che in uno stato febbrile occorre starsene al caldo, non necessariamente a letto. Se una persona è un po febbricitante e si trova fuori al freddo, quando ritorna al caldo, la febbre sanità di più, semplicemente per riprendersi dal caldo subito. 

Il freddo non causa la febbre

La febbre si manifesta maggiormente in inverno, ma non perché il freddo ne sia la causa, piuttosto perché il corpo deve compensare di più, sempre per ottimizzare il ripristino della normotonia. Tuttavia molti si spaventano di fronte a qualche linea di febbre, fino a creare veri momenti di ansia e apprensione. Ogni situazione fisiologica accompagnata da uno stato d’ansia porta a un generalizzato aumento dei valori corporei. 

Chi conosce invece il ” battito della natura ” resta completamente calmo, rilassato, senza ansia per se o per i propri cari. Sebbene non sia piacevole sa che è solo una fase necessaria per tornare alla normalità.

 

” L’unica terapia efficace è quella breve “

Fabio D. Misuraca  – T.C.  

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Pubblicata il by Fabio D. Misuraca Caricata in Salute e Benessere

2 Responses to La febbre: accelerazione verso la guarigione!

  1. Andrea

    Buongiorno scusi vorrei dei chiarimenti… perché sostiene che l’unica terapia efficace è quella breve? Grazie

    • Fabio D. Misuraca

      Buongiorno Andrea, grazie per questa domanda, capita giusto a puntino.
      Lo sostengo perché, a mio avviso, è evidente che una situazione di continuo rapporto tra “paziente” e professionista non può che nuocere al paziente stesso. Si instaura un transfert e contro-transfert poco produttivo. Immaginiamoci quelle terapie per cui occorrono anni e anni di rapporti continuativi, è palese che qualcosa non va. A volte è diretta responsabilità del paziente e se non è lui a cambiare comportamento non può di certo farlo un dottore o un familiare, invece, moltissime volte, questo problema sta nel non sapere a chi rivolgersi.
      Ricordo di un paziente che aveva girato circa trenta professionisti in otto anni, lamentava dolori al collo, cefalea generale, emicrania, vertigini ecc ecc. Naturalmente il medico di base gli prescrisse ogni antidolorifico in commercio con decine e decine di approfondimenti ma il disagio era ancora presente. Lo trattai una volta sola, e capii che si, con le mie capacità potevo lenire il suo problema, ma era una situazione momentanea, da li ad un paio di settimane i disturbi sarebbero ricomparsi. La mia abilità fu nel capire dove indirizzarlo per risolvere definitivamente il suo malessere. Il suo problema specifico era meccanico, si risolse in tempi rapidissimi e quella persona oggi non ha più alcun sintomo.
      C’è da fare una considerazione oggettiva: avrei potuto continuare a trattarlo nel tempo e mantenere uno status quo, abbastanza sano da permettergli di vivere ma abbastanza “malato” da farlo tornare. Mi creda, mi avrebbe reso moltissimi quattrini e a detta di molti “colleghi” sono stato un salame. Ma preferisco risolverli sul serio i problemi e quando non sono di mia competenza ho la saggezza di inviarli a chi di dovere, che sia un medico, un dentista o un terapista complementare.
      Spero di aver risposto alla sua domanda.
      Un caro saluto

      Fabio D.

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