Original Marines e Cotton USA

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Original Marines, sà che ami le persone che ti stanno accanto, per questo fa grande attenzione alla qualità.
Original Marines ha scelto il cotone americano (COTTON USA) perché è uno dei più puri al mondo, soffice ma resistente anche ai lavaggi frequenti e non provoca possibili irritazioni sulla pelle; il tutto con un budget d’acquisto accessibile.
Cotton Usa soddisfa queste esigenze e consente di realizzare un prodotto unico: morbido, naturale, confortevole, l’ideale per vestire e proteggere le persone che più amiamo!
Il cotone viene utilizzato per avvolgere con delicatezza i neonati e ci accompagna per tutta la vita.
La morbidezza al tatto è un’importante caratteristica.
Il cotone assorbe l’umidità e poi la rilascia all’esterno, ed assume il ruolo di naturale termoregolatore; infine è facile da lavare e dura nel tempo.


Sapevate che: la forza delle fibre del cotone cresce dal 10% al 15% quando è immerso nell’acqua.

I piatti estivi di Gianni macelar: Roast-beff E Piquillo col caprino

Pubblicata il by Gianni macelar Caricata in Alimentari | Lascia un commento  

Proseguendo la rassegna dei piatti estivi, quest’oggi voglio parlarvi di due “cavalli di battaglia” del Gianni macelar.

Il primo e’ il Roast Beef all’inglese che tutte le settimane, diciamo da aprile  a ottobre non manca “quasi” mai nel banco della gastronomia.
Il Roast-beef e’ un taglio molto tenero che si trova nel quarto posteriore (zona dorsale) dell’animale. E’ adatto soprattutto a cotture veloci ed e’ una pietanza sicuramente molto raffinata e gustosa.
Personalmente pero’ nel mio negozio  quando lo preparo non uso questa parte ed per questo che lo chiamo Polpa Roast beef all’inglese.
Scelgo un altro tipo di carne x due semplici motivi:
il primo e’ sicuramente l’abbattimento del costo finale di modo che possa accontentare anche i miei clienti meno abbienti, il secondo  invece, avendo la possibilità ovviamente di poter scegliere tra tutti i tagli, opto per un pezzo di coscia sempre molto magro e tenero e Vi garantisco che il risultato e’ sempre ottimale.

Per prima cosa eseguo un’attenta pulitura e mondatura della carne cosicché una volta cotto (sempre comunque al sangue) ha un contenuto di grassi molto molto basso.

Per secondo eseguo la salatura e la massaggiatura del pezzo e lo lascio “marinare” per circa 12 ore, di modo che il sale penetri anche internamente nella carne, rendendola uniformemente gustosa.

Terzo passaggio la cottura che eseguo nel mio forno, a bassa temperatura, donandogli una rosolatura media ed una cottura al “cuore” di 56° centigradi.

Come potete notare la preparazione del mio Roast–beef e’ molto semplice e soprattutto al naturale, perché ricordatevi che solo cosi’ si può apprezzare la bontà della carne.

E’ un ottimo secondo piatto di origini anglosassone che può diventare se accompagnato da un contorno di stagione un appetitoso  piatto unico. Ah dimenticavo..notate nella foto sopra a destra, l’ottima rosolatura, necessaria per sigillare i sugosi succhi all’interno della carne.

Il secondo piatto di questo post e’ il Piquillo col caprino.
Definirlo piatto, e’ leggermente diciamo esagerato, comunque si tratta di un abbinamento molto sostanzioso e sfizioso.
Il Piquillo e’ un piccolo  peperone arrostito al naturale che appartiene ad una particolare varietà botanica coltivata in Spagna. Sono ricchissimi di gusto e di colore. La lavorazione artigianale e l’arrostitura nel forno a legna gli conferiscono un sapore appetitoso e stuzzicante che unito al caprino vaccino e’ l’ideale per un antipasto diverso ma di sicuro effetto.

Io ho optato per questo riempimento, ma vi garantisco che sono deliziosi farciti con : ripieno di carne, di pesce e di frutti di mare.

Sono quelli che erano sul piatto gigante la sera della presentazione del nostro blog I LOVE SESTO CALENDE e che in un battibaleno si sono volatilizzati.

 

 

Sodini Bijoux, coming soon da Moroni…

Pubblicata il by Moroni Caricata in Articoli Regalo e Casalinghi | Lascia un commento  

 

Vogliamo entrare in questo mondo colorato e modaiolo con un marchio tra i più rappresentativi nel panorama italiano! SODINI.

 

 

Sodini pone la donna al centro delle sue creazioni e la immagina audace e perfettamente a suo agio indossando con disinvoltura i bijoux che la rendono chic ed elegante, ma al tempo stesso fuori dagli schemi e sempre originale. L’accuratezza con la quale Sodini produce i suoi bijoux è indicata anche dalla particolare attenzione ai materiali antiallergici utilizzati.

Sabato 14 luglio a partire dalle ore 17:00 presenteremo la nuova collezione Sodini presso il nostro punto vendita con un piccolo ma molto stuzzicante rinfresco dando in questo modo la possibilità di vedere e provare questi splendidi accessori moda. Inoltre, per chi acquisterà in quella giornata un articolo Sodini, ci sarà uno special price. Non mancate, vi aspettiamo numerosi in via Roma 2!!!

Una Farfalla a tre strati in cucina.

Pubblicata il by Moroni Caricata in Articoli Regalo e Casalinghi | Lascia un commento  

Proprio così, tre strati!
Una farfalla uscita dalla matita di Claudio Bellini, ha forme morbide e gentili che però vi faranno ottenere dei risultati inaspettati.

Infatti il rame, l’alluminio e l’acciaio di Butterfly Rame pongono questa serie di Barazzoni ai vertici nel settore per chi vuole ottenere le migliori prestazioni in cucina, e di conseguenza anche a tavola, grazie ad un corpo pentola eccezionale che vi permetterà di cucinare cremosi risotti, sughi da chef e succulenti arrosti che stupiranno letteralmente i vostri ospiti.

Vi aspettiamo in negozio per vedere e toccare con mano questa bellissima e tecnologica creazione italiana.

 

 

 

 

 

 

 

Di seguito le caratteristiche tecniche del prodotto.

Rame: materiale con eccezionale conducibilità termica.
Alluminio: per una perfetta e uniforme distribuzione del calore.
Acciaio: 100% alimentare a contatto con i cibi, facilità d’uso e di pulizia.
Spessore del corpo pentola 3.2mm.
Maniglie e rivettature in acciaio.

Zosite varietà tanzanite

Pubblicata il by Dott. Bogni Giorgio Caricata in Minerali e Pietre | Lascia un commento  

La tanzanite venne scoperta nei giacimenti delle Merelani Hills solamente negli anni `60 e fu la fortuna di numerosi ricercatori di gemme che per primi osservarono che questa zoisite, normalmente di colore giallo chiaro, sottoposta accuratamente ad un appropriato riscaldamento assumeva una splendida colorazione blu. Le dimensioni di questi cristalli, la loro buonissima lucentezza e lavorabilità ne fecero in breve tempo una delle gemme più ricercate del mercato. Non dico che ha soppiantato lo zaffiro ma la disponibilità di pietre di buone dimensioni e la colorazione assolutamente confrontabile ne hanno fatto un degno avversario.

L’utilizzo principale della tanzanite avviene nel settore orafo ricavandone gemme sfaccettate dall’estrema lucentezza, l’interessante “fuoco” e l’affascinante intenso colore blu

Zoisite varietà tanzanite, calcite, grafile, Merelani Hills, Arusha, Tanzania, Foto e Coll. G. Bogni

Alla Galleria dei Cristalli in Piazza Mazzini a Sesto Calende, potrete conoscere questa affascinate gemma nella forma più genuina e naturale. Il Dott. Bogni ha recentemente acquisito una spettacolare serie di cristalli naturali, interessantissimo sotto il profilo collezionistico e potenzialmente utilizzabili per farne splendidi gioielli impiegando direttamente i cristalli naturali.

La tanzanite ha degli utilizzi anche nell’ambito della cristalloterapia e Michael Gienger a proposito spiega che è una pietra che aiuta la vocazione e l’orientamento aiutando a superare le paure e le crisi coltivando la fiducia in se stessi. Possiede inoltre proprietà tonificanti e ricostituenti.

Alcuni di questi cristalli li potrete acquistare direttamente anche dal nostro sito www.mineraliepietre.com, ma la maggior parte degli esemplari sono visionabili nel nostro negozio di Sesto Calende. In anteprima alcune immagini originali anche per tutti gli amici di Ilovesestocalende; questi cristalli li trovate qui http://www.mineraliepietre.com/product.asp?pid=1261

 

Eccezionale lucentezza per questo cristallo naturale di tanzanite

Bogni Dott. Giorgio

I piatti estivi di Gianni macelar

Pubblicata il by Gianni macelar Caricata in Alimentari | 1 Commento

Ciao a tutti…
Finalmente l’estate e’ arrivata.
Dopo il passaggio di “Scipione” e l’imminente arrivo di “Caronte” le temperature metereologiche sulla nostra Sesto hanno subito e subiranno un’impennata piuttosto drastica.

Di conseguenza, con l’arrivo del caldo, si fa sempre più fatica  a mangiare  piatti caldi carnei e quindi vorrei proporvi un paio di  piatti estivi che trovate  dal Gianni macelar.
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“UNA SERATA IN BOLLA” – Appuntamento al 6 luglio !!!

Pubblicata il by hollydrink Caricata in Bar Enoteche | Lascia un commento  

Un’altra degustazione estiva nella decennale tradizione della famiglia Olearo ed un bis del successo della serata in bolla dello scorso anno.
Forte degli 60 magnum e delle 30 bottiglie a cui è stato tirato il collo in quella serata del 1 Luglio, quest’anno la formula viene riproposta nella sua completezza.

Un evento che, ricordiamo, non ha come target i soliti Giovani fuori o giovani dentro che affollano le notti Sestesi, ma che può essere vissuto benissimo anche dalle famiglie con bimbi al seguito come è stato dimostrato dall’ultima edizione.

Qual’è la ricetta di questa operazione ?
Prima di tutto prendiamo la location, Via Zutti con le sue case caratteristiche da Vecchia Sesto, verrà riempita con le panche ed i tavoloni dove ci si potrà accomodare per gustare con calma i piatti e le bollicine.

Abbiamo poi il fulcro di tutta l’iniziativa, la bollicina. Come per lo scorso anno il partner dell’iniziativa sarà Montenisa, Azienda di Proprietà dei Marchesi Antinori i cui Magnum riempiranno le botti colme di ghiaccio piazzate davanti al locale.
Pienamente confermato il rosato. Questo Franciacorta Rosè si presenta dal colore rosato con una spuma morbida e cremosa e perlage fine e persistente. Al naso è marcato, variegato e particolare, tipico della struttura peculiare del vitigno di origine. Vino perfetto per le serate estive, una nota fresca e fruttata al palato che si contraddistingue per le sensazioni di rosa e bacche rosse, indicato per i salumi.
Nuova proposizione invece il Montenisa Dizero (dosaggio zero), un vino a uvaggio 100% Chardonnay,  colore giallo paglierino arricchito di riflessi dorati, spuma cremosa con perlage fine e persistente. Il profumo è intenso e complesso, con note floreali e di albicocca appassita e pesca gialla che donano notevole ampiezza al prodotto. Al palato si presenta pieno e complesso, dotato di vibrante personalità nella quale spiccano struttura e fragranza.

Terzo ingrediente è una proposta di piatti a “chilometro zero” a conferma della crescente qualità della produzione di una provincia di Varese sempre più alla riscoperta delle proprie radici. Avremo i piatti proposti dal  caseificio Norden di Osmate con le sue produzioni,  la Toma da Varess, gli erborinati e  la Toma di Capra Craveget ; a parte la possibilità di degustare la vera specialità del luogo, la Furmagina con le cipolle.
Il Salumificio Colombo di Casale Litta presenterà invece il Salame Prealpino di Varese, fresco di riconoscimento del marchio IGP e  il grande Lonzato Monterosa con i suoi contrasti fra il rosso della carne del dorso ed il grasso. Per i golosi poi la pancetta che prima della cottura viene avvolta attorno a mele intere affogate nel loro sciroppo.

Un appuntamento da non perdere per gli amanti del vino di alta qualità e per chi è alla ricerca della riscoperta di vecchi sapori, un atmosfera magica in un contesto frizzante.
………….VI ASPETTIAMO NUMEROSI!!!!!!!!!!!!!

A cosa serve l’attestato di certificazione energetica degli immobili?

Pubblicata il by F&T Servizi Immobiliari Caricata in Agenzie Immobiliari | Lascia un commento  

Dopo tante domande e confusioni generali, vi spieghiamo in breve a cosa serve l’attestato di Certificazione energetica o più comunemente    soprannominato A.C.E. L’attestato , con l’attribuzione di specifiche classi prestazionali, è lo strumento di orientamento del mercato verso gli edifici a migliore rendimento energetico, che permette ai cittadini di valutare la prestazione energetica dell’edificio di interesse e di confrontarla con i valori tecnicamente raggiungibili, in un bilancio costi/benefici. In un linguaggio, ” pane e salame” ,  è come la classe energetica per gli elettrodomestici, più è verso la lettera A più consuma meno.

Auguro a tutti voi un buon proseguimento ,

Geom. Paolo Terazza

www.terazzaimmobiliare.com

MERCOLEDI 4 – GIOVEDI 5 LUGLIO 2012 – Benvenuti al nord di Luca Miniero

Pubblicata il by fabio Caricata in Cinema e Spettacolo | 1 Commento

Alberto Colombo, brianzolo impiegato alle poste, ha finalmente ottenuto la promozione e il trasferimento a Milano. Il Sud, in cui è stato benvenuto e benvoluto, sembra adesso un ricordo lontano che Mattia, indolente compagno meridionale, risveglia col suo arrivo improvviso. Perché la relazione con la bella Maria sta naufragando a causa della sua immaturità e di un mutuo procrastinato. Deciso a dimostrare alla consorte di essere un uomo responsabile, Mattia si lascia contagiare dall’operosità milanese finendo per fare brunch e carriera sotto la Madunina. Alberto intanto, promosso direttore e occupato full time, trascura la moglie che finirà per lasciarlo. Sedotti e abbandonati si rimboccheranno le maniche e proveranno a riprendersi la famiglia e una vita migliore in un’Italia senza confini e campanilismi.
La nuova commedia italiana non è più interessante della vecchia, quella dei cinepanettoni per intenderci, ma mette in luce delle diversità rispetto a una scena comica affezionata a modelli tenaci e incrollabili. Archiviati i luoghi esotici, il Nord e il Sud del Belpaese diventano il territorio da occupare, rilanciando con forza e risate l’unità nazionale. Unità sponsorizzata dall’efficienza delle poste italiane, dalla velocità alta delle sue ferrovie e dalla praticabilità delle sue autostrade, che esprimono la dinamicità di personaggi sempre diversi da com’erano al principio o al ‘casello’ di partenza. Tra una raccomandata e una Freccia rigorosamente rossa si fa l’Italia e si fanno gli italiani, incarnati da Claudio Bisio e Alessandro Siani, di nuovo alle prese coi cliché regionali, poi messi in discussione, superati e rimpiazzati con altri più abusati. Dopo il meridione di Castellabate, spetta al settentrione milanese essere declinato in stereotipo. In direzione ostinata ma contraria, Benvenuti al Nord serializza il format francese a firma Dany Boon (Giù al Nord) e intraprende un viaggio prevedibile verso il ‘freddo’ capoluogo lombardo, che si rivelerà neanche a dirlo altrettanto accogliente e gioioso.
Congedato Massimo Gaudioso e arruolato Fabio Bonifacci, la commedia di Luca Miniero riprende il benvenuto scorso con pochissime novità, riconfermandone la perfetta calibratura, gli ingredienti e i protagonisti sempre radicati nei tempi e nei ritmi degli sketch televisivi. Se il personaggio di Bisio scopriva a Sud il sole e il mare, la bonarietà e l’ospitalità della sua gente, quello di Siani imparerà il fascino della nebbia, sparata artificialmente, e il senso civico del milanese, che lava le strade di notte, combatte le polveri sottili, mette il casco in moto, in bicicletta e sul lavoro. Un anno trascorrerà tra happy hour e happy night, prima che il Mattia, perché il milanese ammette l’articolo determinativo davanti al nome proprio, possa trovare la maturità e ritrovare la sua procace Maria.
Benvenuti al Nord, come il precedente capovolto, è soltanto una favola che promette di incrinare la tenuta degli stereotipi nell’immaginario collettivo mentre li conferma, che reitera modalità (ri)creative e produttive, che costruisce tutto sulla parola e niente sull’idea di visione. Se Bisio e Siani non fanno una stella, sprovvisto di profondità (e fisionomia) drammatica il primo, epigono sbiadito dello stupore malinconico di Troisi il secondo, Paolo Rossi produce un firmamento interpretando (ancora una volta dopo RCL) il ‘metodo Marchionne’. Corpo solista si incarica di riempire una scatola vuota con la deflagrazione della sua comicità mimica e verbale.

MERCOLEDI 11 – GIOVEDI 12 LUGLIO 2012 – The Artist di Michel Hazanavicius – Oscar 2012 –

Pubblicata il by fabio Caricata in Cinema e Spettacolo | Lascia un commento  

Hollywood 1927. George Valentin è un notissimo attore del cinema muto. I suoi film avventurosi e romantici attraggono le platee. Un giorno, all’uscita da una prima, una giovane aspirante attrice lo avvicina e si fa fotografare sulla prima pagina di Variety abbracciata a lui. Di lì a poco se la troverà sul set di un film come ballerina. È l’inizio di una carriera tutta in ascesa con il nome di Peppy Miller. Carriera che sarà oggetto di una ulteriore svolta quando il sonoro prenderà il sopravvento e George Valentin verrà rapidamente dimenticato.
Anno Domini 2011, era del 3D che invade con qualche perla e tante scorie gli schermi di tutto il mondo. Michel Hazanavicius porta sullo schermo, con una coproduzione di rilievo, un film non sul cinema muto (che sarebbe già stato di per sé un bel rischio) ma addirittura un film ‘muto’. Cioé un film con musica e cartelli su cui scrivere (neanche tanto spesso) le battute dei personaggi. Si potrebbe subito pensare a un’operazione da filologi cinefili da far circuitare nei cinema d’essai. Non è così. La filologia c’è ed è così accurata da far perdonare l’errore veniale dei titoli di testa scritti con una grafica e su uno sfondo che all’epoa erano appannaggio dei film noir.

Hazanavicius conosce in profondità il cinema degli Anni Venti ma questa sua competenza non lo ha raggelato in una riesumazione cinetecaria. Si ride, ci si diverte, magari qualcuno si commuove anche in un film che utilizza tutte le strategie del cinema che fu per raccontare una storia in cui la scommessa più ardua (ma vincente perlomeno al festival di Cannes) è quella di di-mostrare che fondamentalmente le esigenze di un pubblico distante anni luce da quei tempi sono in sostanza le stesse.

Al grande schermo si chiede di raccontare una storia in cui degli attori all’altezza si trovino davanti una sceneggiatura e un sistema di riprese che consentano loro di ‘giocare’ con i ruoli che gli sono stati affidati. Se poi il film può essere letto linguisticamente anche a un livello più alto (come accade in questa occasione in particolare con l’uso della colonna sonora di musica e rumori) il risultato può dirsi completo. Per una volta poi si può anche parlare con soddisfazione di un attore ‘cane’. Vedere per credere.

MERCOLEDI 25 – GIOVEDI 26 LUGLIO 2012 – Quasi Amici di Eric Toledano

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La vita derelitta di Driss, tra carcere, ricerca di sussidi statali e un rapporto non facile con la famiglia, subisce un’impennata quando, a sorpresa, il miliardario paraplegico Philippe lo sceglie come proprio aiutante personale. Incaricato di stargli sempre accanto per spostarlo, lavarlo, aiutarlo nella fisioterapia e via dicendo Driss non tiene a freno la sua personalità poco austera e contenuta. Diventa così l’elemento perturbatore in un ordine alto borghese fatto di regole e paletti, un portatore sano di vitalità e scurrilità che stringe un legame di sincera amicizia con il suo superiore, cambiandogli in meglio la vita.
Il campione d’incassi in patria (con cifre spaventose) è anche un campione d’integrazione tra i più classici estremi. La Francia bianca e ricca che incontra quella di prima generazione e mezza (nati all’estero ma cresciuti in Francia), povera e piena di problemi. Utilizzando la cornice della classica parabola dell’alieno che, inserito in un ambiente fortemente regolamentato ne scuote le fondamenta per poi allontanarsene (con un misto di Mary Poppins e Il cavaliere della valle solitaria), i registi Olivier Nakache e Eric Toledano realizzano anche un film tra i più ottimisti sulle tensioni che attraversano la Francia moderna.
Mescolando archetipi da soap (anche i ricchi piangono), la favola del vivere semplice e autentico come ricetta di vera felicità e un pizzico di “fatti realmente accaduti”, a cui gli autori sembrano tenere molto (l’autenticità viene ricordata in apertura e di nuovo in chiusura con i volti dei veri personaggi), Quasi amici riesce a mettere in scena un racconto che scaldi il cuore e rischiari l’animo a furia di risate liberatorie (l’uinca possibile formula che porti incassi stratosferici) senza procedere necessariamente per le solite vie.
La storia di Philippe e Driss non segue la canonica scansione da commedia romantica, non procede per incontro/unione/scontro/riconciliazione finale ma ha un andamento più ondivago, che fiancheggia la crisi del rapporto e le sue difficoltà senza mai forzare il realismo.
Pur concedendo molto a quello che piace pensare, rispetto al modo in cui realmente vanno le cose, il duo Olivier Nakache e Eric Toledano riesce nell’impresa non semplice di infondere un’aria confidenziale ad un film che poteva facilmente navigare le acque del favolismo.
Molto è merito di un casting perfetto che, si scopre alla fine, ha avuto il coraggio di allontanarsi parecchio dalle fisionomie dei personaggi originali. Sul corpo statuario sebbene non perfettamente scolpito (come sarebbe invece accaduto in un film hollywoodiano) di Omar Sy passano infatti tutte le istanze del film. Dai suoi sorrisi alle sue incertezze fino alla sua determinatezza, ogni momento è deciso a partire da quello che l’uomo nero può significare nella cultura francese odierna. Elemento pericoloso quando vuole spaventare un fidanzato che merita una lezione o un arrogante vicino che ingombra il passaggio, indifesa vittima della società quando ha bisogno di un aiuto, forza primordiale e vitale quando balla e infine carattere autentico quando tenta approcci improbabili con le algide segretarie.

MERCOLEDI 1 AGOSTO – GIOVEDI 2 AGOSTO – Carnage di Roman Polanski

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In un misurato appartamento di Brooklyn due coppie provano a risolvere uno smisurato accidente. Zachary e Ethan, i loro figli adolescenti, si sono confrontati incivilmente nel parco. Due incisivi rotti dopo, i rispettivi genitori si incontrano per appianare i conflitti adolescenziali e riconciliarne gli animi. Ricevuti con le migliori intenzioni dai coniugi Longstreet, genitori della parte lesa, i Cowan, legale col vizio del BlackBerry lui, broker finanziario debole di stomaco lei, corrispondono proponimenti e gentilezza. Almeno fino a quando la nausea della signora Cowan non viene rigettata sui preziosi libri d’arte della signora Longstreet, scrittrice di un solo libro, attivista politica di troppe cause e consorte imbarazzata di un grossista di maniglie e sciacquoni. L’imprevisto ‘dare di stomaco’ sbriglia le rispettive nature, sospendendo maschere e buone maniere, innescando un’esilarante carneficina dialettica.
Non è la prima volta che Roman Polanski ‘costringe’ e isola i suoi protagonisti a bordo di una barca, dentro un castello, oltre il ghetto di Cracovia, sopra un’isola (in)accessibile. Da sempre nella filmografia del regista polacco la separazione è necessaria per mettere ordine e avviare un’ ‘inchiesta’. Accomodati tre premi Oscar (Kate Winslet, Jodie Foster, Christoph Waltz) e un candidato eterno non protagonista (John C. Reilly) in un appartamento di Brooklyn, ambientazione dichiarata dalla prima inquadratura e trattenuta da due alberi che dietro le fronde rivelano lo skyline ‘alterato’ di Manhattan, Polanski denuncia ancora una volta il riferimento al (suo) maestro inglese. In particolare un capolavoro di Hitchcock palpita sotto la superficie, un omaggio che dopo molte risate lascia un ‘nodo alla gola’.

 

Trattenuto in un’unica location e svolto in tempo reale, Carnage è ‘scenograficamente’ prossimo al Rope hitchcockiano che, girato a Los Angeles, apriva le finestre del suo appartamento su una Manhattan in scala, ricreata attraverso un ciclorama di quattrocento metri quadrati e illuminato da un’abbondanza di lampadine e insegne al neon. Il richiamo non si limita allo spazio esterno, ma ancora e di più a quella maniera unica di tradurre un’idea in un movimento, in movimenti invisibili quanto mirabili di macchina. Versione cinematografica della piéce teatrale di Yasmina Reza, co-sceneggiatrice con Polanski, Carnage coniuga il piacere della forma al valore della storia, una storia che ancora una volta suggerisce l’illusione della trasparenza. La maschera linda dei quattro protagonisti insinua presto un malessere sordo, un orrore che c’è e si vede. Così progressivamente le tempeste dialettiche restituiscono alla superficie i ‘corpi’ nascosti nei bauli dalla stessa vanità e gratuità degli studenti hitchcockiani.
Polanski, naturalizzato francese ma apolide per vocazione, satura l’inquadratura di uomini e donne che si sentono ostinatamente migliori dell’ambiente che li circonda, che rimandano a se stessi come gli specchi dell’appartamento, ubicato fuori dalla finzione a Parigi e dimostrazione della condizione di “perseguitato” di Polanski. In cattività, congiuntamente ai suoi coniugi (in)stabili e (ir)ragionevoli, il regista ribadisce l’impraticabilità di introdurre un ordine nella realtà perché basta un conato di bile, un cellulare annegato, un libro imbrattato, una borsetta rovesciata a disperdere equilibrio e ‘democrazia’. Città immaginaria e ferocemente reale, New York apre e chiude il dramma da camera di Polanski, che spacca e fruga, ‘percorrendo’ con lo sguardo personaggi già ipocriti e corrotti, strumenti di ferocia intrappolati in un cul de sac. In barba al politicamente corretto, l’irriducibile e non riconciliato Polanski ha cominciato a saldare i conti con l’American Dream. Un sogno che non c’è più e forse è solo la più grande menzogna mai tramandata.

MERCOLEDI 8 – GIOVEDI 9 AGOSTO Com’è bello far l’amore di Fausto Brizzi

Pubblicata il by fabio Caricata in Cinema e Spettacolo | Lascia un commento  

Andrea e Giulia hanno quarant’anni, un figlio adorato, una tata smaniosa, tanta serenità e poca voglia di fare sesso. Voglia perduta negli anni, dentro il quotidiano, dietro la consuetudine, tra una casa al mare e un’altra in città. Apatica lei, distratto lui, per Andrea e Giulia non è mai il momento giusto per consumare, meglio un fumetto o una rivista di gossip. La visita improvvisa di Max, porno divo residente (e operativo) a Hollywood, sollecita la loro indolenza, costringendoli a fare i conti con le troppe notti ‘in bianco’. Amico di vecchia data di Giulia e amatore per professione, Max non lesinerà in suggerimenti e consigli per l’uso, disinibendo le inibizioni ed eccitando la fantasia. Traanelli vibranti e preservativi ritardanti, il piacere non tarderà a venire.

Assorbito e smaltito anche quest’anno il cinepanettone, i tempi sono maturi per mettere in produzione e lanciare sul mercato il cinesanvalentino, prodotto romantico e transgenerazionale che frequenta il matrimonio, l’amore e i suoi rimedi. ‘Contro’ il cinema d’autore, riprodotto nel prologo, caricato di pessimismo cosmico e di virtù fecondanti, Fausto Brizzi realizza un prodotto medio e rigorosamente de-autorializzato, che interrompe brevemente la compostezza perbenista della commedia italiana.
Con toni fintamente anticonformisti Com’è bello far l’amore racconta un cammino in avanti, verso l’ebbrezza della disinibizione e della trasgressione, che in realtà ne inscena uno all’indietro alla ricerca dell’unico luogo che conti: il focolare domestico. Lontana dall’essere in qualche modo sovversiva, la commedia reversibile di Brizzi (e Martani) è il luogo della riappacificazione familiare dopo una vacanza dal matrimonio.

Recuperando volti televisivi (Fabio De Luigi, Michele Foresta e Virginia Raffaele) e facendo circolare un po’ di divismo, periferico con Margherita Buy, centrale e centrato con Filippo Timi e Claudia Gerini, Com’è bello far l’amore accoglie il sesso come argomento da offrire alla sorridente riflessione dello spettatore, non disdegnando infiltrazioni drammatiche sempre e opportunamente chiuse tra parentesi comiche. Se poi è vero che gli ‘esami’ non finiscono mai, questa volta tocca ai quarantenni varcare la linea d’ombra, affrontare una prova dall’esito incerto e accedere a una nuova consapevolezza (sessuale).

Com’è bello far l’amore non sfugge in ogni caso al bisogno ecumenico di coinvolgere pure il pubblico più giovane attraverso una storia romantica risoltasi sulla voce di Richard Sanderson. E proprio la sua “Reality”, dove ‘i sogni sono la realtà’, fornisce la chiave di un film che abita un mondo fantastico da smontare o costruire all’occorrenza, dove non ci sono esigenze di spazio, territorio, piani regolatori, caro affitti, caro casa, dove il lavoro è relegato dentro un tempo indeterminato o funzionale a esibire una gag.
Com’è bello far l’amore conferma l’abilità di Brizzi a confrontarsi coi meccanismi industriali e l’ambizione ad ‘accomodare’ la commedia americana. Se ‘ieri’ ebbe la brillante intuizione di riscrivere per l’Italia un genere, quello del teen-movie, di riadattare operazioni all star hollywoodiane (Ex e il dittico Maschi contro femmine/Femmine contro maschi), ‘oggi’ gira una commedia sessualmente connotata che ammicca a quelle eroticamente esplicite di Edward Zwick (Amore & altri rimedi) o di Ivan Reitman (Amici, amanti e…). Una commedia tridimensionale che percepisce la profondità nelle immagini e manca quella dello sguardo, che riconsegna la Gerini al ruolo smaccatamente carnale, concentra De Luigi in un”ecodose’ senza mordente e ammorbidente, riempie di parole (a vanvera) l’esuberanza attoriale di Timi.