I concerti a Varese “…e così si scrive la storia”

Scrivere di fascismo non è una cosa facile, spesso entrano in gioco motivazioni altre che distorcono le reali intenzioni di chi scrive, a favore o contro.

Il libro Achille Cattaneo e i concerti nella Varese fascista (Zecchini Editore, 2015) sembra avere evitato questo rischio.

Il suo autore è Matteo Mainardi, musicologo originario di Somma Lombardo, ma da anni cittadino sestese (anzi lui direbbe lisanzese).

Grazie a un rocambolesco ritrovamento di documenti inediti Mainardi è riuscito a ricostruire la vita concertistica di Varese tra le due guerre mondiali, negli anni del fascismo appunto.

Un fascismo che in verità nella Città Giardino non ebbe uno spessore di riguardo: i vertici del partito a livello provinciale vennero assunti da gerarchi di secondo piano, con minima esperienza politica e con un ‘peso specifico’ irrisorio, la città venne retta dal podestà Domenico Castelletti, un liberale di vedute aperte, che frenò le peggiori istanze del movimento in orbace e permise a Varese di avere una vita culturale di respiro internazionale.

 

il Sestese Matteo Mainardi

il Sestese Matteo Mainardi

 

Attorno a questa figura una serie di industriali di grandissimo spesso, tra questi Achille Cattaneo, proprietario della Conciaria Valle Olona, generoso mecenate che si batté per la sopravvivenza del Teatro Sociale (ebbe stretti rapporti personali con musicisti come Riccardo Zandonai e con l’editore Giulio Ricordi), sostenne il Civico Liceo Musicale e promosse in prima persona i concerti di musica da camera del Raduno delle Arti (1929-1934) e del Gruppo Amici della Musica (1936-1941).

La descrizione di questo industriale e delle stagioni concertistiche che si tennero a Varese sono il cuore di questo libro.

La lettura dei programmi di sala e delle recensioni apparse sulla “Cronaca Prealpina” ci presenta in modo dettagliato, ma piacevole, la cronaca di undici stagioni concertistiche che videro la presenza di molti dei più importanti interpreti dell’epoca, tra i pianisti, Claudio Arrau, Raoul von Koczalski, Arturo Benedetti Michelangeli, Alberto Mozzati, Nikolaj Orlov, Carlo Vidusso e Carlo Zecchi; tra i violinisti, Pina Carmirelli, Gioconda de Vito, Arrigo Pelliccia, Váša Príhoda, Ossy Renardy e Joseph Szigeti; tra i violoncellisti, Massimo Amfiteatrof, Arturo Bonucci, Enrico Mainardi e Pierre Fournier; tra i complessi da camera, i Trii Agosti-Crepax (Guido Agosti, Attilio Crepax e Gilberto Crepax), Casella-Poltronieri-Bonucci (Alfredo Casella, Alberto Poltronieri e Arturo Bonucci) e il Trio di Trieste (Dario De Rosa, Renato Zanettovich e Libero Lana), i Quartetti Busch e Kolisch; e, ancora, l’Orchestra da Camera Zagabrese con Antonio Janigro al violoncello e la direzione di Rudolf Matz e il Coro Palestrina di Budapest.

Varese rappresentava un’isola felice, dove una classe dirigente formata da funzionari pubblici, industriali e professionisti era riuscita a mantenere una propria identità, sfruttando il fascismo, ma senza mai piegarsi o identificarsi completamente con esso.

Una classe dirigente che aveva visto nell’elevazione di Varese a capoluogo di provincia un momento di forte affermazione e trovava nelle stagioni concertistiche (e nella contemporanea fondazione del Rotary Club) un proprio rito di identificazione e celebrazione.

Vennero ospitati anche musicisti ebrei in periodi in cui si iniziava a diffondere uno strisciante antisemitismo, così nel 1938 venne ospitato il sestetto vocale Comedian Harmonists, formato da alcuni musicisti ebrei tedeschi che non potevano più esibirsi in Germania: riuscirono a scampare al disastro e a trasferirsi negli Stati Uniti dove la formazione (con musicisti differenti, ovviamente) è ancora attiva anche a livello internazionale.

Diversa la sorte del giovane pianista Renato Cohen, esibitosi a Varese nel 1931, proseguì la sua carriera esibendosi presso la Società del Quartetto di Milano e tenendo concerti in Germania e Polonia: nonostante fosse figlio del podestà di Azzate, venne arrestato a Rapallo nel 1943 e da qui deportato ad Auschwitz da dove non fece più ritorno.

Per acquistare il libro: http://www.zecchini.com/novita.php

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Pubblicata il by Lo Staff ILSC Caricata in Notizie

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