Lo Sparviero Perduto

Il 5 ottobre 1960 un gruppo di geologi italiani, dopo lunghe ricerche, raggiungeva il relitto di un S.79 “Sparviero” disperso durante una missione di siluramento ai danni di un convoglio inglese nel Mediterraneo il 21 aprile 1941.

Le prime notizie relative alla presenza di un relitto, probabilmente italiano, insabbiato nella concessione petrolifera nr. 82 della “CORI” (AGIP), erano giunte nel febbraio del 1969 da parte di un geologo inglese della compagnia “BP”, che sosteneva di aver sorvolato i resti di un velivolo affioranti dalle sabbie durante una missione di rifornimento ai petrolieri sparsi nel deserto libico.

Vennero formate delle squadre di ricerca che rinvennero dapprima i resti di un bimotore inglese e di un quadrimotore americano poi, il 21 luglio 1960, nelle vicinanze della pista Gialo-Giarabud scoprirono i resti di un aviatore e un mazzo di chiavi recante una targhetta “S.79 MM 23881”.

Era la conferma della presenza di un relitto italiano nella zona.

 

Lo Sparviero ritrovato a Volandia

Lo Sparviero ritrovato a Volandia

 

Un caso fortuito volle che all’epoca il capo scalo dell’Alitalia a Tripoli fosse un reduce della 278 Squadriglia Aerosiluranti di base a Bengasi, il quale confermò il mancato rientro dopo un’azione di guerra di un S.79 della sua squadriglia.

L’analisi dei resti rinvenuti nel deserto permise di identificare il sergente maggiore Giovanni Romanini, dichiarato disperso il 23 aprile 1941.

Il 5 ottobre 1960 il trimotore fu ritrovato alle coordinate 23°21’50”N e 28°49’50”E, ad oltre 90 km di distanza dai resti dell’aviatore Romanini.

Si riuscì infine a ricostruire la cronaca degli ultimi giorni dello “Sparviero” perduto.

Il 20 aprile 1941 l’aerosilurante, proveniente da Catania, era giunto sull’aeroporto di Bengasi; il giorno successivo, alle 17:25, decollò per attaccare un convoglio inglese segnalato al largo di Creta e da quel momento si perse ogni traccia del velivolo.

L’ipotesi più probabile è che, perduta la via del ritorno per motivi a tutt’oggi sconosciuti, forse per le condizioni meteo o per un malfunzionamento della bussola, il velivolo vagò sul deserto fino all’esaurimento del carburante effettuando infine un atterraggio di emergenza a circa 500 km dalla base di partenza.

Probabilmente l’aviere Romanini, l’unico in condizioni tali da permettergli di marciare, partì verso Nord nel tentativo di dare l’allarme e portare soccorsi, giungendo per ironia della sorte a pochi chilometri dalla carovaniera trafficata di Gialo-Giarabud.

Nessuno dei 6 uomini dell’equipaggio si salvò.

Il Museo Volandia ha voluto far rivivere la storia dello Sparviero perduto dedicando un padiglione tematico a questo episodio poco noto della Regia Aeronautica; è stato realizzato così un diorama in grandezza naturale riproducente un ambiente desertico in cui sono stati posizionati il relitto di un S.79 recuperato in Libano e un elicottero AB.47, quest’ultimo riverniciato nei colori dell’AGIP e riproducente il velivolo che nel 1960 partecipò alle ricerche in Libia.

 

Tratto dal libro PIU’CENTO

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One Response to Lo Sparviero Perduto

  1. Gianclaudio Polidori

    E’ arcinoto che lo Sparviero di Volandia non fu recuperato in Libia, ma che si tratta di uno degli esemplari venduti al Libano nel dopoguerra.

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