L’idrovolante S.55.

Nell’estate del 1924 volò a S. Anna il prototipo dell’S.55, ai comandi del collaudatore Alessandro Passaleva.

Questo velivolo segnerà un periodo ricco di primati e di soddisfazioni per l’Arma
Azzurra e per la Ditta.

L’idrovolante S.55, forse il velivolo più rappresentativo dell’attività progettuale dell’Ing. Marchetti, fu progettato in collaborazione con l’Ing. Pier Luigi Torre risultando un aereo dal disegno non convenzionale a cominciare dai due propulsori contrapposti, con un’elica spingente ed una traente, alloggiati in un’incastellatura sopra le ali in corrispondenza del piano di simmetria del velivolo; ciò evitava problemi giroscopici e il pericolo di imbardate in caso di piantata di uno dei motori, che
avrebbe portato a un’asimmetria di spinta, inconveniente che si veniva a creare nei velivoli bimotori tradizionali.

Inoltre i due grossi scafi erano costituiti da una particolare struttura che consentiva il
galleggiamento dell’idrovolante anche in caso di danni e in acque mosse.

 

l'idrovolante S.55

l’idrovolante S.55

Il velivolo venne respinto dalla commissione giudicatrice del commissariato dell’Aviazione perché ritenuto troppo ardito e non meritevole di produzione in serie, nonostante rispondesse alle specifiche richieste, con grande disappunto dell’Ing. Marchetti che credeva fermamente nella bontà del suo progetto.

Solo in un secondo momento venne riesaminato e adottato.

Inizialmente concepito come aerosilurante e bombardiere venne utilizzato anche come aereo da trasporto civile, ma guadagnò la sua fama grazie alle grandi imprese aviatorie degli anni ’30: nel 1929, durante la Crociera Aerea del Mediterraneo Orientale, dei 35 idrovolanti partecipanti ben 32 erano S.55; in seguito, il Raid delle due Americhe di De Pinedo vide protagonista l’S.55 Santa Maria e le grandi trasvolate di massa del 1930-31 e del 1933 organizzate da Italo Balbo verso l’America consacrarono definitivamente questo velivolo.

Senza naturalmente dimenticare i numerosi record stabiliti da Alessandro Passaleva tra i quali quelli di velocità, durata e distanza con e senza carico.

Il successo di vendite fu allora significativo, tanto che venne anche costruito, su
licenza, negli Stati Uniti d’America da parte della società American Aeronautical Corporation (produttrice su licenza anche dell’S.56) e venduto nella versione passeggeri in cinque esemplari al governo dell’U.R.S.S.

Per un curioso caso del destino, l’unico esemplare di questo grande idrovolante arrivato sino ai nostri giorni è un S.55C dalla vita molto movimentata e avventurosa soprannominato Jahù, di proprietà dall’aviatore brasiliano Ribeiro de Barros.

Il velivolo è stato recentemente restaurato ed è esposto presso il Museo di San Carlos, nello stato federale brasiliano di San Paolo.

La stele posta sulla rotatoria all’imbocco del Ponte di Sesto è dedicata all’S.55X, protagonista della Crociera Aerea del Decennale del 1933, rappresentando uno stormo di idrovolanti stilizzato.

 

Tratto dal Libro ‘+100’

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