L’Epilogo

il Modellino del S.M.133

il Modellino del S.M.133

 

Gli ‘Aerei di Carta’

Concludiamo il nostro racconto con una panoramica, certamente non esaustiva, dei tanti progetti sviluppati nel corso degli anni e che, ognuno per svariati motivi, rimasero per sempre nei cassetti e nei sogni dei loro progettisti.

Nel difficile periodo del secondo dopoguerra la SIAI Marchetti, come molte altre aziende aeronautiche italiane, si trovò a dover fronteggiare una profonda crisi del settore aeronautico.

Nel tentativo di trovare nuove commesse per far ripartire la produzione, Alessandro Marchetti mise di nuovo alla prova il suo spirito di progettista visionario e innovativo.

Ecco quindi i caccia bimotori a reazione SM.10X e SM.133, entrambi interamente metallici.

Ma se l’elegante 10X sembra essere stato più un esercizio stilistico sull’onda dello stupore creato dai primi caccia a reazione americani e inglesi, il secondo, pensato forse per la specifica NATO del 1953 dal quale uscì vittorioso il FIAT G.91, era sicuramente più affascinante e anticonformistico: piccolo caccia intercettore dall’altissima velocità di salita e di crociera, con una grande ala a delta da realizzarsi in materiale composito, alette canard e i motori Armstrong Viper posizionati ai lati dell’appuntita deriva.

Oltre ai progetti militari, in realtà pochi, in questi anni si studiarono diversi progetti destinati all’aviazione civile che
si stava affermando sempre di più.

Tra questi, l’SM.110 non è stato forse l’ultimo progetto lasciato da Marchetti, ma possiamo considerarlo spiritualmente tale per il nome che volle dargli: Chimera II, quasi a voler chiudere il cerchio con quella prima Chimera del 1911.

Al di là della classica eleganza che contraddistingue il tratto dell’ing. Marchetti, la cabina pressurizzata per quaranta passeggeri, la costruzione interamente metallica e l’ala a freccia, requisiti tutti di fatto ormai standard per i tempi, suscita interesse la posizione dei motori a reazione: due alle estremità alari e due annegati al centro di essa vicino alla fusoliera.

Ricordiamo poi l’SM.105 e l’SM.166.

Il primo era un avveniristico aereo convertibile, con l’ala che sorreggeva i quattro motori e la cabina di pilotaggio alla quale potevano essere applicati diversi tipi di grandi fusoliere intercambiabili: merci, passeggeri o idrovolante.

L’SM.166, sviluppato inizialmente come SM.155, è stato invece l’ultimo progetto di idrovolante a doppio scafo.

Dotato di una grande ala e quattro motori montati su di essa anzichè incastellati al di sopra come i suoi predecessori, sarebbe stato pensato per il trasporto passeggeri a lungo raggio o come grande idrovolante da ricerca e soccorso sul mare.

Manteneva anche la formula a doppia deriva, tipica di molti progetti di Marchetti, in struttura unica continua con gli scafi e non più a semplice traliccio.

Questo grande idrovolante, più che un semplice progetto, fu probabilmente un dovuto omaggio a quell’S.55 che fece grande la SIAI e Alessandro Marchetti.

La prolifica attività dell’ufficio tecnico proseguì anche durante il ‘nuovo corso’ SIAI, tra gli anni ’60 e gli anni ’90, dopo il ritiro di Alessandro Marchetti; parallelamente ai vari SF-260, S.211 e SF-600 Canguro, moltissimi progetti simili o derivati dai velivoli che solcavano i cieli sestesi con il loro rombo videro la luce in quegli anni.

L’SV.20, presentato nel 1968, era il progetto di un elicottero bimotore per il trasporto di 12 passeggeri o carichi fino a 1.250 kg dalle prestazioni brillanti.

Fu elaborato dallo specifico ufficio tecnico Volo Verticale diretto dall’ing. Bianchi e vennero realizzati anche un simulacro in scala 1:1, alcune attrezzature per la produzione e parte dei componenti meccanici.

L’acquisizione della ditta di Sesto Calende da parte dell’Agusta fece cadere di fatto il progetto in fondo ai cassetti, ma questo elicottero ha lasciato il segno nell’immaginario SIAI per la sua unicità e la particolare configurazione ‘alata’.

Sviluppato dal bimotore tuttofare SF-600 Canguro, l’S.700 Cormorano ne doveva essere il fratello anfibio mantenendo le caratteristiche di robustezza, economia e semplicità.

Moltissime le proposte di impiego, tra cui quella di aereo antincendio di costruzione italiana, velivolo che tutt’ora manca nel panorama aeronautico nazionale.

 

Un impressione dell'S.226

Un impressione dell’S.226

 

L’S.226 invece, aereo d’affari bimotore da 19 posti, fu sviluppato facendo tesoro delle tecnologie studiate per l’addestratore S.211.

Di quest’ultimo ne riprende l’ala dal profilo supercritico, l’efficienza energetica e le tecniche costruttive.

Venne pensata anche una versione più capiente, l’S.229, dalle particolari soluzioni ad ala a freccia negativa e alette
canard.

Per concludere, ricordiamo anche che furono studiate versioni del best-seller SF-260 con posti in tandem, invece che affiancati, per migliorare la capacità addestrativa del piccolo monomotore, designati S.227/231.

 

il Canguro

il Canguro

L’epilogo

Il 1997 vede la consegna dell’ultimo apparecchio SIAI ad un cliente: si tratta di un SF-600 Canguro destinato ad una Società campana.

Quello stesso anno l’azienda di Sesto Calende viene assorbita dall’Aermacchi che ‘eredita’ anche, continuandone lo sviluppo, i due principali progetti in corso, relativi a SF-260 e S.211.

Rimane attivo il Gruppo Lavoratori Anziani che, costituitosi nel corso del 1969 e composto da dipendenti ed ex lavoratori, si è dato un proprio statuto societario ed un’organizzazione al suo interno per promuovere iniziative sia di carattere sportivo, culturale e ricreativo, oltre che diffondere e far conoscere la storia della SIAI Marchetti.

Proprio il G.L.A. è stato uno dei maggiori promotori della trasvolata atlantica del 1983 oltre ad aver recuperato e restaurato un vecchio esemplare di anfibio S.56, accantonato da anni nelle officine di Sesto Calende, che oggi è conservato presso il Museo Storico dell’Aeronautica Militare a Vigna di Valle.

A testimonianza della grande vitalità dimostrata dalla SIAI Marchetti nei suoi ottant’anni di storia, restano 99 progetti originali di apparecchi di cui ben 65 realizzati in serie o quanto meno allo stadio di prototipo, oltre naturalmente alle grandi imprese, che hanno scandito il trascorrere del tempo e caratterizzato le vicende di questa ‘fabbrica dei sogni’, la nostra Ditta aeronautica unica al mondo.

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Pubblicata il by Lo Staff ILSC Caricata in 100 Anni di SIAI

About Lo Staff ILSC

I commercianti di Sesto Calende dal 2012, si sono uniti in questo blog per portare nella tua casa la loro professionalità, farti conoscere i loro prodotti e informarti di tutte le novità che succedono sulla città in riva al fiume Ticino.

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