Il Leggendario S.79

L’8 Ottobre del 1934 sull’Aeroporto di Cameri vola il prototipo del trimotore terrestre S.79 immatricolato I-MAGO, un progetto nel quale la ditta di Sesto Calende ha investito ingenti capitali e ha scommesso per il futuro.

A collaudare questo nuovo apparecchio è il pilota Adriano Bacula, coadiuvato dal motorista Merizzi.

Di questo famoso trimotore, nato come velivolo civile per collegamenti veloci da impiegarsi per trasporto di passeggeri, merci e posta, ne verranno costruiti oltre 1.300 esemplari dalla SIAI e, su licenza, dalle ditte Aer. Macchi, A.U.S.A. e Reggiane.

Con disposizione dell’11 ottobre 1940 «…nell’intento di interessare maggiormente il pubblico sull’andamento della guerra aerea e di meglio orientarlo sui tipi dei velivoli più comunemente usati», l’S.79 venne ufficialmente battezzato Sparviero dallo Stato Maggiore della Regia Aeronautica.

Il soprannome di Gobbo Maledetto, secondo alcuni venne coniato dalla stessa propaganda fascista mentre secondo altri gli fu attribuito dai piloti britannici della Royal Air Force, che avevano non poche difficoltà nell’attaccare in coda questo velivolo a causa dell’arma montata sulla gobba dorsale e rivolta all’indietro.

Lo Sparviero era un trimotore ad ala bassa multiruolo, inizialmente progettato come aereo da trasporto civile veloce.

Tra il 1937 e il 1939 stabilì 26 record mondiali e fu, per un certo periodo, il più veloce bombardiere medio del mondo.

Costruito in legno, tela e metallo secondo i più classici canoni dell’ing. Marchetti, ne venne realizzata anche una versione bimotore da trasporto passeggeri con il muso ampiamente riprogettato e dotato di ampie finestrature.

Lo Sparviero fu impiegato per la prima volta in combattimento nella guerra civile spagnola da parte dell’Aviazione Legionaria italiana, dando ottima prova delle proprie potenzialità; la sua velocità elevata lo rendeva irraggiungibile da parte della caccia avversaria e questo, sfortunatamente, falsò le considerazioni della Regia Aeronautica che nei dieci anni successivi non seppe trovare un suo degno sostituto continuando ad impiegare lo Sparviero per tutta la durata del secondo conflitto mondiale, prima come bombardiere e poi come aerosilurante.

Fu il bombardiere italiano costruito nel maggior numero di esemplari, dei quali diversi esemplari sopravvissero alla guerra.

Quattro S.79L furono consegnati al Libano nel 1949 in versione bombardiere e successivamente convertiti in versione da trasporto, volando fino agli anni ’50; due di essi sono oggi gli unici velivoli di questo tipo esistenti al mondo, a suo tempo donati all’Italia dal governo libanese e attualmente conservati presso il Museo dell’Aeronautica Militare a Vigna di Valle e presso il Museo Caproni di Trento.

Un terzo esemplare, ridotto ad un relitto, è esposto presso il Museo Volandia di Malpensa.

 

Gli S79

Gli S79

 

Adriano Bacula Pilota collaudatore della SIAI Marchetti, porta al primo volo i trimotori S.73, S.79 e SM.81.

Decorato con tre Medaglie d’Argento al Valor Militare, due Croci di Guerra, la Medaglia d’Oro al Valore Aeronautico e di Fiume, combatte nella Grande Guerra con il grado di tenente nella gloriosa 91a Squadriglia Baracca, della quale risulta pure l’ultimo superstite, abbattendo in combattimento sei aerei avversari.

Partecipa all’impresa di Fiume come legionario di D’Annunzio, di cui gode la personale stima.

Nel 1926 partecipa alla Coppa Schneider con un aereo di riserva, aggiudicandosi il terzo posto dietro l’altro concorrente italiano, De Bernardi.

Con l’S.79 il 21 dicembre 1937 riesce a stabilire il record mondiale di velocità sui 2.000 km con 500, 1.000 e 2.000 kg di carico utile, alla media di 428,30 km/h.

Muore in volo pilotando un bimotore S.79B a causa di una fortissima tempesta di neve nell’Aprile del 1938, durante un trasferimento da Bucarest.

Intitolata a lui è la Via del Lavatoio di San Giorgio.

La sua salma è tumulata al Vittoriale accanto a Gabriele D’Annunzio.

 

Tratto dal libro PIU’CENTO

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