Alessandro Brena ed i Suoi Velivoli

Dopo la laurea al Politecnico di Milano è assunto presso la società Nardi nel 1954.

Qui collabora nella progettazione, sviluppo e prove dell’anfibio FN-333 Riviera il cui prototipo vola nell’ottobre del 1952 ai comandi del collaudatore Mario Stoppani.

L’azienda milanese però non è in grado di proseguire in questo programma e cede la licenza di produzione inizialmente alla FIAT e successivamente alla SIAI Marchetti.

Brena continua la sua attività seguendo il Riviera fino alla costruzione in serie, entrando a far parte dello staff dell’ufficio tecnico della SIAI Marchetti.

In quegli anni Brena progetta tutta una serie di aerei da caccia, da addestramento, da trasporto civile e militare, da turismo e da scuola; da menzionare il bimotore S.204 ad alte prestazioni in grado di trasportare 15 passeggeri e l’interessante trasporto militare S.201 con motori a getto orientabili.

Sempre di quel periodo è la progettazione degli impennaggi del biturbina G.222 per conto della Fiat Aviazione.

A partire dal 1967 Brena sviluppa un aereo scuola, l’S.202 Bravo realizzato poi in joint-venture con la svizzera F.F.A., e la famiglia degli aerei da turismo S.205 e S.208 fino ad arrivare al bimotore S.210.

Progettazione integrata per obiettivi, questo lo slogan adottato per anni da Brena, una metodologia di lavoro applicata in tutti gli ambiti aziendali: essa prevede l’integrazione tra i vari settori e la responsabilizzazione del personale.

Rielaborando, per conto dell’Esercito Italiano, il progetto del monomotore Cessna L-19, Brena realizza l’SM.1019.

A partire dalla seconda metà degli anni ’70, inizia gli studi di un nuovo apparecchio da addestramento militare a getto siglato S.211, con prestazioni e caratteristiche di economia generale che lo pongono ai vertici del panorama aeronautico mondiale.

Nominato Direttore Generale dell’Ente Nazionale dell’Aviazione Civile, ricopre questo prestigioso incarico fino al 1995, quando si ritira dall’attività professionale.

 

gli S.205 dell'Aereo Club d'Italia

gli S.205 dell’Aereo Club d’Italia

La famiglia ‘S.205’
L’S.205 venne sviluppato a partire dal 1964 dall’allora capo progettista SIAI Marchetti Alessandro Brena, che avviò un programma per lo sviluppo di un modello da destinare al mercato dei velivoli da turismo.

Il primo esemplare prodotto, un S.205-18F propulso da un motore Lycoming IO360-A1B6D da 200 CV, volò nel febbraio del 1966 e le consegne iniziarono l’anno seguente.

Successivamente venne sviluppata una versione più potente dotata di motore da 260 CV, denominata S.208.

La produzione venne sospesa nel 1975, ma dal 1977 al 1980 la linea di montaggio fu riaperta per soddisfare un ordine emesso dall’Aero Club d’Italia relativo a 40 esemplari della versione S.205-20R.

L’Aeronautica Militare acquistò 4 esemplari di S.205M da destinare a compiti di collegamento, traino alianti e addestramento al volo nel 1967 e 25 esemplari di S.208M l’anno successivo; nel tempo le 4 macchine della versione precedente furono convertite allo standard S.208M e furono acquistati ulteriori 16 esemplari di questo modello, portando così il totale complessivo a 45 unità, molte delle quali in servizio ancora oggi.

Anche la forza aerea della Tunisia acquisì 4 esemplari della versione S.208A per l’addestramento primario.

L’S.210 doveva poi essere un’interessante evoluzione bimotore della fortunata famiglia S.205 e S.208, rimasto però allo stadio di
prototipo.

 

l'SM.1019

l’SM.1019

L’SM.1019
Il progetto di questo velivolo nacque da un requisito dell’Esercito Italiano per un velivolo da collegamento e ricognizione in grado di decollare e atterrare in spazi ristretti e su piste improvvisate.

Al concorso parteciparono l’Aermacchi con il suo AM.3 e la SIAI Marchetti con un progetto basato su un’elaborazione dello statunitense O-1/L-19 Bird Dog dotato di un nuovo e più potente motore turboelica in luogo dell’originario a pistoni.

La sigla del velivolo venne determinata sostituendo la lettera “L”, decima lettera dell’alfabeto, con il numero 10 e mantenendo il numero 19 per assonanza con “L-19”.

Il prototipo volò per la prima volta il 24 maggio 1969 e nelle valutazioni comparative risultò vincitore sul velivolo Aermacchi, aggiudicandosi una fornitura di 80 esemplari.

Gli SM.1019A, denominazione della versione prodotta in serie, furono ridesignati SM.1019EI ed entrarono in servizio nel 1975 affiancando e sostituendo progressivamente i Bird Dog ed i Piper L-21B nei reparti dell’Aviazione Leggera dell’Esercito.

 

Tratto dal libro PIU’CENTO

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