Il Periodo Bellico

A Vergiate, il 5 febbraio 1940, compie il primo volo il trimotore SM.82 Marsupiale, un ottimo aeroplano
multiruolo con grandi capacità di carico, che lo rendono adatto al bombardamento nonché al trasporto
truppa e merci.

L’SM.82 fu uno dei più longevi velivoli utilizzati dall’Aeronautica Militare Italiana, rimanendo
in servizio dal 1938 al 1960.

Conquistò il primato mondiale di velocità sui 10.000 km (con una media di 236,97 km/h) e di distanza su circuito chiuso (con 12.973,77 km percorsi).

Verso la Seconda Guerra Mondiale

Verso la Seconda Guerra Mondiale

Diretto discendente dal trimotore passeggeri SM.75, rispetto a quest’ultimo presentava una fusoliera ridisegnata in grado di ospitare carichi decisamente ingombranti, poiché disposta su due livelli, separati da un pavimento metallico rimovibile all’occorrenza: il ‘Marsupiale’, soprannominato così proprio per le sue capacità di carico, era in grado di trasportare fino a 28 paracadutisti completamente equipaggiati oppure considerevoli quantitativi di materiale bellico o rifornimenti, compresi veicoli e velivoli.

All’inizio della seconda Guerra Mondiale venne impiegato anche nel ruolo del bombardamento, ma fu come aereo da trasporto che svolse gran parte della sua carriera prestando servizio, oltre che nella Regia Aeronautica, nell’Aeronautica Nazionale Repubblicana e nella Luftwaffe.

Al termine del conflitto gli esemplari superstiti confluirono in quello che sarebbe diventato il 36° Stormo Trasporti.

La sostituzione degli originali motori Alfa Romeo con i più potenti Pratt & Whitney Twin Wasp, che ne migliorarono sensibilmente le prestazioni, consentì ai ‘Marsupiali’ di proseguire la loro vita operativa fino al 1960.

Sempre nel 1940 si aggiunge inoltre un nuovo modello di bombardiere trimotore, l’SM.84, che riprende una designazione originariamente assegnata al prototipo di un bimotore da trasporto passeggeri che aveva volato nell’ottobre del 1935 ma al quale sarà poi preferito il FIAT G.18.

La SIAI e la Seconda Guerra Mondiale

La SIAI e la Seconda Guerra Mondiale

L’SM.84 dovrebbe, secondo le intenzioni, sostituire l’S.79 quale apparecchio da bombardamento ed aerosilurante.

Ciò avviene solo in parte perché le doti del “Settantanove” risultano, alla prova dei fatti, comunque migliori del suo successore designato.

Ed è proprio il Gobbo Maledetto, nomignolo con il quale è conosciuto lo Sparviero tra le fila avversarie, che giorno dopo giorno scrive alcune tra le pagine più leggendarie della Regia Aeronautica, in particolar modo durante l’impiego come aerosilurante.

Alla fine del 1940, infatti, alla SIAI Marchetti viene commissionata una specifica versione dell’S.79 destinata esclusivamente al siluramento, dotata di attacchi ventrali per due ordigni.

L’impiego di questa versione specifica da parte dei Reparti Aerosiluranti causerà gravi danni alla flotta inglese e ai convogli nemici nel Mediterraneo, guadagnandosi il timore e il rispetto degli avversari.

Fino al 1943 le attività in SIAI procedono normalmente, poi la dirigenza SIAI e gli organismi militari preposti impartiscono precise disposizioni circa la necessità di decentrare le attività produttive in vari stabilimenti posti a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro.

Tutto questo per sfuggire, o limitare, i danni in caso di attacco aereo nemico, così che la produzione degli apparecchi possa procedere regolarmente.

Negli stabilimenti di Sesto Calende e Vergiate si continua a lavorare, ma tutte quelle attività che possono essere eseguite all’esterno sono ora decentrate negli stabilimenti posti alla Groppina, a Borgomanero, a Oneda, alla Polveriera Passera, a Golasecca, Intra, Arona, Legnate, alle quattro strade di Corgeno e a S. Anna, per un totale di circa 11.000 dipendenti.

La SIAI Marchetti non subisce bombardamenti pesanti durante il conflitto, solo diversi mitragliamenti e spezzonamenti eseguiti da parte di cacciabombardieri alleati che danneggiano e distruggono alcuni apparecchi sull’aeroporto di Vergiate.

A partire dal 1943, iniziano a manifestarsi in Italia le prime agitazioni dei lavoratori, compresi quelli del settore aeronautico, che iniziano ad avanzare una serie di rivendicazioni per migliorare il loro tenore di vita, di giorno in giorno più degradato.

Gli scioperi proclamati nel marzo nelle officine della SIAI e la massiccia partecipazione dei lavoratori ne sono una viva testimonianza.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 i lavoratori della SIAI si riuniscono in assemblea per decidere il da farsi, ma già il 9 settembre reparti tedeschi occupano le officine, mentre l’idroscalo di S. Anna, ex Regia Aeronautica, è preso in consegna dai militari della Decima MAS.

Questi lo trasformano nella scuola per mezzi di superficie Todaro dove sono brevettati i piloti dei barchini esplosivi M.1 e delle motosiluranti M.2 costruite su licenza dalla SIAI stessa negli stabilimenti di S. Anna.

Tra il settembre 1943 ed il marzo 1945 la SIAI, che in data 5 aprile 1944 ha cambiato denominazione in SIAI Marchetti S.p.A. abbandonando il motto monarchico “Savoia”, è impegnata nella costruzione dei plurimotori SM.82 per conto della Luftwaffe tedesca, molti dei quali installano dei motori BMW B2 forniti direttamente dalla Germania.

A Vergiate volano intanto gli apparecchi da combattimento SM.91 e SM.92 pilotati entrambi dal collaudatore Moggi mentre nel gennaio 1944 vola un curioso aeroplano; si tratta dell’SM.93, un monoplano sviluppato dai tecnici della SIAI per il bombardamento “a tuffo”, dove il pilota è in posizione prona proprio per alleviare le sollecitazioni derivanti dai fattori di carico durante le manovre in picchiata.

Nella notte tra il 27 e 28 gennaio 1945 muore Luigi Capè, fondatore e animatore della SIAI Marchetti, le cui grandi doti manageriali vengono spesso dimenticate.

La guerra intanto sta volgendo al termine, c’è da pensare al futuro dell’azienda ed alla sua riconversione, che vedrà negli anni successivi un drastico ridimensionamento della forza lavoro e l’adeguamento a nuove produzioni non più propriamente aeronautiche, ma di carattere civile.

La fine del conflitto trova gli impianti e le officine in buone condizioni non avendo subìto danni dai bombardamenti grazie anche ad un accordo tra la dirigenza dell’azienda e le forze partigiane; accordo siglato il 14 febbraio 1945 con il quale si “…garantisce la sicurezza personale dei dirigenti, degli impiegati ed operai… e la protezione della ditta per quanto riguarda la salvaguardia dei suoi impianti e le sue scorte… indispensabili per una pronta ripresa della vita economica del dopoguerra…”.

Nel maggio 1945 alla SIAI Marchetti si insedia il Consiglio di Gestione a cui è affidato il compito di far proseguire l’attività di questa azienda e garantire quindi il posto di lavoro ai suoi dipendenti.

Tratto dal libro PIU’CENTO

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Pubblicata il by Lo Staff ILSC Caricata in 100 Anni di SIAI, In Primo Piano

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