Un’Ora spesa bene con Luigi Besozzi.

Oggi sono andato a trovare il Luigi.

Era in cortile a prendere un po’ del tiepido Sole  del pomeriggio e ci siamo seduti a fare due chiacchiere.

“Come stai Luigi?”

 “Non mi posso lamentare” mi dice guardandomi dritto negli occhi con un franco sorriso.

Beh,  ammetto che mi sono sentito meglio anch’io a questa risposta e mi è venuto da paragonare quelle che senti (o che dai) di solito anche da chi non ha, come il Luigi Besozzi, tutte quelle primavere sulle spalle.

Per chi non lo conosce il Luigi è stato partigiano in Valdossola e poi sindaco del nostro Comune in tre periodi diversi: negli ’50, negli anni’70 e negli anni’90 ed ora vive tranquillo nella sua casa di San Giorgio, quando non è ospite, a turno, a casa dei figli Giorgio e Bruno.

E’ lunga, a raccontarla tutta, la chiacchierata,  su di lui, sul mio nuovo lavoro che vuol sapere, sui mie figli e suoi nipoti, ma almeno qualcosa della nostra Sesto, del prossimo 25 aprile e della politica lo si può raccontare

Luigi mi dice che è stato invitato alla mostra sulla SIAI e il suo ricordo va subito a quando lavorava all’ufficio tecnico con il Tilferi e riceveva proprio da lui le istruzioni per andare nei reparti (con i permessi tedeschi timbrati dalla signora Fantino) a diffondere le notizie ascoltate clandestinamente da Radio Londra. “E nessun  faceva la spia”.

Ricordo che Goliardo Tilferi, nome di battaglia ‘Tanzi’, per Luigi è sempre stato un punto di riferimento. Così ne parla: “… di tutti noi lui era il più forte, il più preparato, era un comunista clandestino. E’ stato il primo a partire, nel ’43. E’ andato con quelli di Beltrami che hanno combattuto a Megolo. Poi è diventato Commissario Politico delle Brigate dell’Ossola”. 

Allora gli ricordo quando nel 1999 a nome del Comune di Sesto donammo al ‘Tanzi’, per i suoi 90 anni, una medaglia d’oro, che accettò solo patto di riceverla all’albergo Belvedere a Mozzio dove volle riunire tutti i sui amici partigiani.

Luigi mi racconta di quegli anni, di quando poi anche lui e gli altri del gruppo antifascista della Siai partirono per la montagna, attraversando il Ticino di notte e poi accompagnati da una staffetta.

Gli chiedo un ricordo di don Madonnini, che in questi giorni viene celebrato anche per il suo ruolo nei giorni della liberazione e che Luigi ebbe come Parroco quando fu Sindaco.

“… cioè, eravate anche voi come Peppone e don Camillo?”

“Ah, ah ! Peppone e Don Camillo! Te li ricordi? Gino Cervi e Fernadel…  NO, Don Madonnini lui è stato davvero bravo, io… lasciamo stare… Mi ricordo che ci aveva dato il suo ufficio dove ci potevamo incontrare per le nostre attività clandestine. Fanno bene a ricordarlo, ma dovrebbero ricordare anche il Tilferi, che è ha fatto tanto…”

Qui improvvisamente inizia a cantare “Valsesia” e lo seguo a bassa voce e mi regala un minuto di straordinaria bellezza.

Poi mi ricorda gli altri compagni, quelli caduti e gli altri e torniamo a parlare di oggi e dell’Italia e della politica.

Ancora mi stupisce per la sua serenità, se solo penso a quante volte  l’ho visto arrabbiato “con i nostri” che “in sempar dreè a taca lit”: stavolta, non so se rassegnato o ‘superiore’, non ne parla proprio.

“ E di Renzi cosa ne pensi?”

“ Io mi accontento, è sempre meglio di quello là che c’era prima, del Berlusconi, anche se il mio nipote lo critica, non gli piace tanto.” “Io la penso un po’ come tuo nipote, Renzi è bravo a parlare”.

E’ ora di rientrare  a mangiare: “l’insalata cunt i ciapp” (insalata con le uova sode: confesso che non me lo ricordavo, forse perchè le uova sode non mi sono mai piaciute :-).  Si alza con un aiuto e cammina col suo bastone, lo lascio sulla porta mentre la signora che da una mano in casa ha già preparato la tavola.

 

Un’ora spesa bene. Tornado a casa ripenso con pena a come la memoria di queste persone, di quelle vicende che vissero, è stata maltrattata a Sesto, anche di recente.

Eppure basterebbe  un poco di umiltà, basterebbe confrontare la nostra vita con la loro, con le scelte che dovettero fare in quelle condizioni.

Basterebbe la voglia di riannodare quei “principi di comunità” di cui ci ha parlato benissimo Franco Bellingeri il 29 novembre, per  allontanare i fantasmi della rimozione e della cancellazione che rischiano di condizionarci tutti.

Abbiamo visto andare in scena anche l’autocensura, dimentica proprio delle parole di  Bellingeri, che ci ha ricordato  che “ognuno ne è una parte (della comunità), non il tutto”, ma che c’è una differenza assoluta tra l’affermare un diritto, anche per il futuro, e il negare un diritto, anche per il futuro”.

Roberto Caielli

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