Claudia Colombo ed il Progetto Indàbo

Claudia Colombo, è una ragazza sestese con uno splendido sorriso ed un cuore enorme, insegnante di religione, prossima alla laurea in Scienze Religiose, è una di quelle persone che non resta a guardare, ma preferisce tirarsi su le maniche e sporcarsi le mani per aiutare il prossimo. Da qui la decisione di passare la sua estate non su una spiaggia sdraiata a prendere il sole,  ma in una modalità alternativa, recandosi in una comunità religiosa in Ruanda.

Ed ecco che le vacanze sono diventate un mezzo  per dare il suo contributo in un paese africano, che presenta grandi ferite, come i genocidi del 1994.

Questa giovane insegnante,  non si è limitata ad essere una meteora estiva, ma ha continuato a contribure alla comunità collaborando con un progetto a favore dei bambini di strada, chiamato Progetto Indabò, una collaborazione tra la  Comunità Servi di Maria del Cuore di Gesù, dove Claudia era ospite, e il comune di Butare che prevede la ristrutturazione e messa in funzione di una scuola.

I lavori sono iniziati negli ultimi mesi del 2012 e Claudia era lì ad aiutare, tornata in Italia per passare le vacanze Natalizie con i familiari e sbrigare alcune faccende, ha già la valigia pronta e a metà marzo del 2013 sarà pronta a tornare in Ruanda, in quel periodo i bambini dovrebbere già essere entrati nella struttura.

I progetti di Claudia, non sono terminati, ha ancora tanta voglia di fare ed aiutare ed ha già in serbo un nuovo progetto: ad aprile insieme ad un giornalista-reporter girerà un documentario sul Ruanda, il Genocidio e la Comunità per far conoscere questa realtà ed altre realtà caritative sparse in tutto il paese. La loro speranza è di poterlo proporre a qualche emittente televisiva che lo mandi in onda in vista del ventennale del Genocidio che decade nel 2014.

Ma lasciamo che sia la stessa Claudia a raccontarvi i dettagli della sua esperienza e del suo lavoro nell’articolo che segue.

I piccoli “fiori” del Ruanda riconciliato

 di Claudia Colombo

Mal d’Africa. Ne avevo sentito parlare tante volte senza capire cosa fosse. “Come si fa ad avere il mal d’Africa quando si vive in Italia, che è il paese più bello del mondo?”, pensavo. Eppure sono stata contagiata anch’io, senza quasi accorgermene.
Quest’estate, nei mesi di luglio e agosto, mi sono recata in Ruanda per trascorrere le vacanze estive in un modo alternativo, facendo un’esperienza di missione in una comunità religiosa, i Servi di Maria del Cuore di Gesù, comunità di origine brasiliana che avevo già visitato nell’estate 2007 nella loro casa madre a João Pessoa (Brasile).

Arrivata a Butare (la seconda città del Ruanda, centro intellettuale e religioso del paese) sono stata accolta con canti, danze e lanci di petali di rosa da tutti i membri della comunità. Già dal primo istante mi sono sentita a casa, circondata da una grande famiglia piena di amore per me!

La semplicità delle persone, la loro allegria e la loro grande fede mi hanno molto colpita, soprattutto visto il tragico genocidio del 1994 durante il quale furono uccise più di un milione di persone in tre mesi. Molti ragazzi e ragazze della comunità sono orfani del genocidio e hanno avuto delle esperienze tragiche, eppure nulla traspare dai loro volti sempre sorridenti.

La comunità è divisa in tre case: maschile, femminile missionaria e femminile contemplativa. Io ero ospitata nella casa missionaria, abitata da tre suore brasiliane (tutte giovanissime, la madre superiora ha solo 24 anni!) e da dieci ragazze ruandesi, le quali vengono accolte dalla comunità per iniziare il cammino di consacrazione come aspiranti e postulanti. Lì ci sono moltissime vocazioni, ogni settimana arrivava una nuova ragazza per iniziare un’esperienza in comunità, questa cosa mi ha lasciata veramente a bocca aperta!

La comunità ha varie missioni alle quali ho potuto prendere parte. Il martedì e la domenica pomeriggio i missionari tengono degli incontri di catechesi e preghiera del S. Rosario nei villaggi più poveri, che si svolgono ogni volta davanti alla casa di una famiglia diversa, la quale per una settimana accoglie una statua della Madonna pellegrina, davanti alla quale familiari e vicini si riuniscono per pregare insieme. Questa missione dalle apparenze molto semplici ha portato bellissimi frutti di riconciliazione e di unità nelle famiglie, tutte in qualche modo segnate dolorosamente dai tragici eventi del 1994. Ho partecipato a questi incontri nel villaggio di Save, dove le conseguenze sono ancora visibili: gli anziani si possono contare sulle dita di una mano e gli uomini non ci sono quasi più perché uccisi durante la guerra oppure condannati all’ergastolo, più o meno ingiustamente, per aver preso parte al genocidio dei Tutsi.

Ogni giorno la comunità porta il pranzo ai poveri dell’ospedale che altrimenti, letteralmente, morirebbero di fame. Lì gli ospedali non danno da mangiare alle persone ricoverate, le quali devono avere qualche familiare che stia con loro per cucinare, lavare i vestiti e le lenzuola (che non vengono fornite ai malati). Purtroppo ci sono molti che sono soli e che non hanno nessuno che si prenda cura di loro. Un’assistente sociale segnala questi casi alla comunità, che se ne occupa dando almeno un abbondante pasto al giorno e, spesso, facendosi carico delle cure mediche che, anche nelle strutture pubbliche, sono a pagamento.

La visita all’ospedale è stata per me l’esperienza più scioccante per il degrado e le condizione igieniche disastrose in cui questi fratelli sono costretti a vivere. Un letto è spesso condiviso da due malati che nemmeno si conoscono, le corsie sono sovraffollate e i bagni sono delle latrine che emettono un puzzo indescrivibile.

Due dei tre bambini orfani che la comunità ha adottato vivevano in ospedale. Il piccolo Ishimwe, due anni, era ricoverato per malnutrizione e la sua sorellina Jeanine, 13 anni, andava in giro a chiedere l’elemosina (con ben scarsi risultati) per poter dare qualcosa da mangiare al bambino. Grazie a Dio la comunità ha potuto portarli con sé a casa e dare loro una nuova possibilità di vita. Ora Ishimwe, che quando a gennaio arrivò in comunità non camminava né parlava ed era tutto pelle e ossa con la pancia gonfia, è un bel bambino in carne, vivace e intelligentissimo che capisce portoghese, francese e kinyarwanda. Jeanine ha finalmente potuto iniziare la scuola elementare (era completamente analfabeta) insieme al fratellino Eric, di sei anni. Il quarto fratellino di tre anni è morto di difterite due giorni prima di arrivare in comunità.

La comunità ha in progetto molte altre opere, tra cui lo scavo di pozzi, la costruzione di una struttura diurna per i bambini di strada a Save, la costruzione di una clinica per curare i più poveri gratuitamente, la mensa per i poveri e un centro di accoglienza per giovani universitari.

Inoltre, dal mese di novembre, io ritornerò in Ruanda per seguire un nuovo progetto della comunità: un asilo nido, scuola dell’infanzia e scuola elementare per i bambini di strada, figli delle prostitute.

Il comune di Butare ci ha messo a disposizione un’ala dismessa di una scuola che noi metteremo a posto e allestiremo per donare a questi piccoli un ambiente educativo dignitoso e accogliente. L’abbiamo chiamato “Progetto Indàbo”, che in kinyarwanda significa “fiore”. Abbiamo scelto questo nome per ricordarci sempre che questi piccoli che aiutiamo sono simili a dei fiorellini, uno diverso dall’altro, che hanno bisogno della nostra cura e del nostro amore per poter sbocciare in tutto il profumo della loro bellezza.

La comunità vive solo di Provvidenza, e tutto quello che potremo fare sarà grazie alla generosità di chi vorrà aiutarci a rendere migliore la vita di questi piccoli; perciò bussiamo alla porta di molti cuori, sicuri di trovarne qualcuno che voglia contribuire a questa opera…

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Lo Staff ILSC, sono soci dell' Associazione I Love Sesto Calende che ogni giorno mettono passione e impegno per promuovere I Love Sesto Calende il l primo Urban Blog della provincia di Varese. Un progetto nato nel 2012 allo scopo di promuovere on-line e sui social la città di Sesto Calende e le attività che ne fanno parte dell'associazione.

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