Crediti

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Più Cento - Siai Marchetti

Più Cento – Siai Marchetti

 

Il libro PIU’CENTO – SIAI Marchetti, dal 1915 storie di uomini e aeroplani, da cui sono stati gentilmente concessi i testi e le immagini per questi racconti, è un libro di Luciano Pontolillo, Elena e Lorenzo Zeni, edito da Aviani&Aviani Editori, Udine, nel 2015.

I testi sono di Alberto Grampa (capitoli generali), Luciano Pontolillo (schede velivoli, schede personaggi, schede ‘speciali’ varie) e Lorenzo Zeni (S.211 ed Aerei di Carta)

Il progetto grafico è di Luciano Pontolillo.

La sezione 100 anni di SIAI su questo blog è un’idea di Marco Limbiati.

È stata curata, adattando immagini e testi dal libro, da Marco Limbiati e Lorenzo Zeni.

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La Sirena della SIAI

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Uscita degli Operai della SIAI Marchetti (Anni 30-40)

Uscita degli Operai della SIAI Marchetti (Anni 30-40)

Una testimonianza

Benché i numeri da soli non bastino a tracciare il profilo di una ditta come la SIAI Marchetti, a testimonianza della sua lunga e ricca storia restano i progetti completi degli apparecchi, le decine di record conquistati, le centinaia di migliaia di chilometri percorsi per i cieli di tutto il Mondo.

Con il tempo, purtroppo, si perdono progressivamente le memorie di chi in SIAI Marchetti ha lavorato e condiviso successi, delusioni e speranze, si corre insomma il rischio che la storia ufficiale rimanga l’unica testimonianza di qualcosa di più grande: la vita di migliaia di persone che quella storia ufficiale hanno contribuito a creare.

Le testimonianze che i tanti ex-lavoratori ci hanno voluto lasciare, con aneddoti di vita vissuta dentro e fuori l’azienda, a prima vista possono sembrare poca cosa rispetto alle gloriose imprese della SIAI Marchetti, ma sono in realtà la stessa essenza di quelle imprese, minuscoli punti – ‘pixel’ si direbbe oggi – che, insieme alle migliaia di ‘pixel’ delle
storie delle persone e dei velivoli SIAI, contribuiscono tutti con eguale importanza a formare l’immagine completa.

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L’Epilogo

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il Modellino del S.M.133

il Modellino del S.M.133

 

Gli ‘Aerei di Carta’

Concludiamo il nostro racconto con una panoramica, certamente non esaustiva, dei tanti progetti sviluppati nel corso degli anni e che, ognuno per svariati motivi, rimasero per sempre nei cassetti e nei sogni dei loro progettisti.

Nel difficile periodo del secondo dopoguerra la SIAI Marchetti, come molte altre aziende aeronautiche italiane, si trovò a dover fronteggiare una profonda crisi del settore aeronautico.

Nel tentativo di trovare nuove commesse per far ripartire la produzione, Alessandro Marchetti mise di nuovo alla prova il suo spirito di progettista visionario e innovativo.

Ecco quindi i caccia bimotori a reazione SM.10X e SM.133, entrambi interamente metallici.

Ma se l’elegante 10X sembra essere stato più un esercizio stilistico sull’onda dello stupore creato dai primi caccia a reazione americani e inglesi, il secondo, pensato forse per la specifica NATO del 1953 dal quale uscì vittorioso il FIAT G.91, era sicuramente più affascinante e anticonformistico: piccolo caccia intercettore dall’altissima velocità di salita e di crociera, con una grande ala a delta da realizzarsi in materiale composito, alette canard e i motori Armstrong Viper posizionati ai lati dell’appuntita deriva.

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L’S.211

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l'S.211

l’S.211

 

Il Velivolo

Una data importante per la SIAI Marchetti è il 10 Aprile 1981 quando vola alla Malpensa l’aviogetto siglato
S.211.

Si tratta del primo apparecchio a getto realizzato dalla ditta di Sesto Calende e sarà anche l’ultimo progetto di questa grande industria aeronautica che, negli anni ’90, vedrà la cessione delle attività aeronautiche all’Aermacchi così come previsto dal piano di riassetto e raggruppamento del comparto velivoli da addestramento ed il conseguente passaggio all’Agusta dello stabilimento di Vergiate.

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L’SF-260, Bandiera SIAI

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L’SF-260 fu progettato dall’ing. Stelio Frati agli inizi degli anni ’60 come sviluppo del precedente Aviamilano F.8 Falco; l’aereo avrebbe dovuto essere più moderno e ottimizzato per la produzione in serie.

Il progetto, denominato inizialmente F.250, fu acquistato dalla SIAI Marchetti che lo mise in produzione nel 1966 dopo alcune modifiche sostanziali tra cui l’adozione di un motore più potente.

Le ottime caratteristiche di volo unite a notevoli doti acrobatiche lo resero da subito un prodotto molto interessante, oltre che per il mercato civile, per le aviazioni militari in cerca di un velivolo dai bassi costi di gestione per equipaggiare le Scuole di Volo.

Venne quindi prodotta la versione “M”, a cui furono apportate modifiche nella strumentazione e che consentiva, tra l’altro, l’utilizzo di carichi bellici a scopo addestrativo mediante l’integrazione di due piloni subalari.

Nel 1980 volò la versione SF-260TP (Turbo Prop, turboelica), dotata di un motore con potenza di 350 hp, che nelle intenzioni della SIAI avrebbe dovuto affiancare la versione a pistoni migliorandone le prestazioni e facilitando nel contempo il supporto tecnico logistico; il successo commerciale però, nonostante le previsioni, è risultato ben più modesto rispetto al suo predecessore.

Nel 1976 l’Aeronautica Militare acquistò 45 esemplari di una versione appositamente realizzata per la Forza Armata, denominata SF-260AM e utilizzata dal 70° Stormo di Latina, in servizio fino al 2009 e poi sostituita con una versione ulteriormente ammodernata, denominata SF-260EA, questa prodotta da Aermacchi dopo l’assorbimento della SIAI Marchetti.

Oltre all’Aeronautica Militare italiana i maggiori utilizzatori del 260 sono stati la Libia, con 250 esemplari ordinati, e le Filippine con circa 60 tra esemplari con motore a pistoni e turboelica.

Il 31 luglio 2012 AleniaAermacchi ha consegnato allo Zambian Air Force and Air Defence Command il 900° esemplare prodotto, facendo dell’SF-260 l’addestratore italiano più venduto del dopoguerra.

 

Cinquant’anni dopo Balbo

Attenzione: questa è la pattuglia italiana. Gli spettatori rimangano seduti e abbassino la testa”.

Con queste parole il giorno 16 luglio 1983 Pat Ford, speaker dell’Air and Water Show di Chicago, annunciava l’esibizione acrobatica dei nove SIAI Marchetti SF-260 giunti in volo dall’Italia, cinquant’anni esatti dopo la Crociera aerea del Decennale di Italo Balbo, quando ventiquattro idrovolanti SIAI-Marchetti S.55X decollati da Orbetello raggiunsero in volo gli Stati Uniti.

L’idea di ripetere l’impresa prese spunto dalla necessità di consegnare i 9 velivoli a clienti statunitensi, i primi di un consistente lotto venduto in quell’anno oltreoceano.

 

Gli SF-260 della Transvolata

Gli SF-260 della Transvolata

 

Così il 3 luglio 1983, al termine della MAV (la storica Manifestazione Aerea di Vergiate), la pattuglia decollò dall’aeroporto di Vergiate per un volo di 8.000 chilometri fino a raggiungere la città di Chicago seguendo la stessa rotta polare percorsa cinquant’anni prima dagli Atlantici di Balbo.

Il capo formazione era il Comandante Floro Finistauri, pilota collaudatore della SIAI.

I nove SF-260C erano accompagnati da un G.222 della 46a Brigata aerea di Pisa, messo a disposizione dall’Aeronautica Militare con il compito di assicurare l’assistenza radio e di trasportare materiale e specialisti.

I velivoli presentavano una livrea bianca, il tricolore dipinto sulle semiali sinistre e sui corrispondenti piani orizzontali di coda.

Durante i due giorni della manifestazione di Chicago quasi 2 milioni di persone assistettero all’impeccabile repertorio acrobatico della pattuglia SIAI Marchetti, fortemente ispirato a quello delle famose “Frecce Tricolori”, reparto dal quale provenivano molti piloti del gruppo.

Al rientro dalla trasvolata, alcuni dei piloti protagonisti dell’impresa costituirono a Thiene, con quattro SF-260C, la pattuglia acrobatica civile delle “Alpi Eagles” che per molti anni a seguire sarà una presenza costante e apprezzata nelle manifestazioni aeree.

 

Floro Finistauri

Nasce ad Acquasparta, in provincia di Terni, il 20 giugno 1944.

Terminati gli studi liceali partecipa al concorso per Ufficiali Piloti dell’Aeronautica Militare e viene ammesso in Accademia Aeronautica nel 1963 con il corso “Borea 3°”.

 

Floro Finistauri alla guida di un SF-260

Floro Finistauri alla guida di un SF-260

 

Effettua il suo primo volo su un velivolo a getto, un MB.326, nel maggio del 1964; due anni più tardi termina gli studi in Accademia con la nomina a sottotenente Pilota e l’abilitazione al pilotaggio del FIAT G.91R e, successivamente, dell’F-104G.

Conseguito il grado di Maggiore nel 1973, è inviato a Istres, in Francia, per seguire il corso di Pilota Collaudatore Sperimentatore.

Rientrato in Italia con la nuova nomina, nel corso degli anni consegue oltre 60 abilitazioni su diversi tipi di aerei ed elicotteri sia civili che militari, oltre al brevetto commerciale di elicottero, prestando servizio fino al 1979 presso il Reparto Sperimentale dell’Aeronautica Militare basato sull’aeroporto di Pratica di Mare.

Lascia quindi la carriera militare per assumere l’incarico di Pilota Collaudatore presso la SIAI Marchetti.

Nel 1983 comanda la crociera atlantica per celebrare l’omonima impresa compiuta da Balbo cinquant’anni prima, effettuando un volo di ben 8.000 chilometri da Vergiate a Chicago con nove velivoli SIAI Marchetti SF-260C; durante un’esibizione acrobatica nel cielo di Oshkosh, Finistauri perde il controllo del suo velivolo che entra in vite e si schianta al suolo.

Gravemente ferito è ricoverato presso il locale ospedale dove poco dopo si spegne; al suo attivo, oltre 4.500 ore di volo di cui 1.000 sul bisonico F-104 “Starfighter”.

Tratto dal libro PIU’CENTO