Enrica Gnemmi, una Scrittrice a Sesto Calende.

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Tutti parlano, in questi giorni, del Muro di Berlino abbattuto un quarto di secolo fa: ma certo ben pochi sanno, anche a Sesto Calende, che proprio a Sesto Calende è stato scritto l’unico romanzo italiano intitolato appunto, fra il 1961 e il 1989, al Muro di Berlino; e che nella nostra Sesto, per di più, quel romanzo è stato scritto con incredibile tempestività fra il Settembre del 1961 (il muro è stato eretto in agosto!) e il Settembre successivo, per essere poi stampato ad Arona, da Lavrano, entro la fine del 1962.

L’autrice del romanzo è Enrica Gnemmi, una scrittrice degna della massima attenzione ma purtroppo sconosciuta, anche se a Sesto non è certo sconosciuta la signorina o la professoressa Gnemmi, tragicamente scomparsa nell’estate di dieci anni fa.

Nel 2006, a due anni dalla morte, l’allora Assessore alla Cultura Elena Pedretti promosse in memoria della Gnemmi due conferenze e un concerto in Abbazia; e nel 2011, cinquantenario della costruzione del muro di Berlino, il nuovo Assessore Silvia Fantino ha patrocinato e finanziato una nuova stampa del romanzo (in edizione critica e commentata, arricchita da una incompiuta e inedita continuazione della fine degli anni Sessanta) presso un editore importante come Interlinea di Novara.

Ma Enrica Gnemmi è una scrittrice ancora tutta da scoprire: una scrittrice forse ‘difficile’ ma certo di grande valore, che quella Sesto in cui ha trascorso la sua intera esistenza avrebbe (per quanto può contare il nostro parere) tutto l’interesse di valorizzare, anche in futuro, in tutti i modi possi-bili.

È questo il nostro sentito auspicio nel decennale della scomparsa di Enrica Gnemmi.

Intanto chi fosse interessato a sapere qualche cosa di più della scrittrice può acquistare Il Muro di Berlino (ed. Interlinea), anche presso la Biblioteca Comunale; può visitare il sito www.enricagnemmi.it; e può partecipare alla conferenza Enrica Gnemmi, una Scrittrice a Sesto Calende (2004-2014), che si terrà nell’ambito delle iniziative dell’Unitre, presso la Sala Varalli, Giovedì 27 Novembre 2014, alle ore 15.

PAOLO ZOBOLI

Il Muro di Berlino di Enrica Gnemmi

Il Muro di Berlino di Enrica Gnemmi

La Poetrice Sestese “in tour” con il Suo Ultimo Libro.

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Mese di Novembre davvero frenetico per la Poetrice Sestese Rossana Girotto: numerosi sono infatti gli appuntamenti dedicati alla presentazione del suo ultimo libro EFFETTI PERSONALI (Rsweditore – € 12).

Si inizia Sabato 8 Novembre 2014 alle ore 16.00 presso la Biblioteca “Giuditta Pellegrini” di Caronno Pertusella.

La scrittrice sarà accompagnata da due bravissime musiciste: Elisa Ghezzo (flauto) e Cristina Pini (corno) che interpreteranno le musiche originali del maestro Marco Bertona, anch’egli Sestese d.o.c. trapiantato ad Arona.

Venerdì 14 invece, alla Biblioteca “Giulio Carcano” di Lesa (NO) la cantautrice Lila Madrigali con la sua meravigliosa voce darà vita ai racconti di Rossana, insieme al marito Duilio Garzolino, fondatore dei Polverfolk. Ore 21.00.

Venerdì 21 l’appuntamento sarà alla Biblioteca di Gravellona Toce (VB) per la rassegna “Invito alla lettura” organizzata dal Comune in collaborazione con l’Associazione LeGgittima Difesa e Libreria Evolvo.

Nella serata saranno presenti, insieme, Rossana Girotto e Antonella Mecenero, che presenterà il suo ultimo libro “Sherlock Holmes e il mistero dell’uomo meccanico” edito da DelosBooks.

Infine, eccoci di nuovo in territorio varesino: Domenica 30, alle ore 17.00, Rossana sarà l’ospite del “tè con l’autore” che si tiene ogni ultima domenica del mese all’Old Inn Pub di Castiglione Olona, nel bellissimo borgo antico, presentata dal Prof. Ugo Marelli.

 

Il libro EFFETTI PERSONALI raccoglie tutti racconti che non sono entrati in “Ofelia sapeva nuotare” (RswItalia, 2012), scritti in tempi diversi per motivi diversi.

Alcuni sono stati vincitori e finalisti in concorsi letterari, altri – i più brevi – sono stati scritti per la radio, altri per essere inseriti in antologie tematiche. Tutti sono stati scritti per Passione.

Il titolo prende spunto da una canzone del grande cantautore Sergio Caputo, che ha dato il proprio benestare (e la propria benedizione) oltreché amicizia e affetto.

Insieme ai 25 racconti nel libro troverete le splendide illustrazioni dell’artista novarese Maria De Vecchi, di Selena Zanrosso (arsaghese laureata all’Accademia di Brera) e anche un paio dell’ “aspirante mangaka” Rachele Bogni.

Prefazione di Patrizia Emilitri Ruspa, scrittrice quotata per Macchione e Sperling&Kupfer e postfazione dell’autore noir varesino Paolo Franchini.

La quarta di copertina porta il commento affettuoso e sagace di Andrea G.Pinketts: proprio al noto scrittore e personaggio televisivo Rossana deve il soprannome La Poetrice.
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Uno scrittore d’eccezione, dalla metropoli al Ticino!

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Dopo due anni che conduco il programma QUELLI CHE IL CALCIO scopro dal libro del mio parrucchiere che Crespo non è solo un tipo di capelli, ma anche un ex attaccante. Letteratura batte TV 2 a 0!” così la conduttrice Victoria Cabello ha presentato Gianluca Veltri ospitandolo, con il suo ultimo romanzo giallo, nella fortunata trasmissione domenicale.
Gianluca Veltri infatti non è solo l’hair stylist di molte celebrità, ma un ragazzo affabile e gentile che scrive intriganti vicende gialle che hanno per protagonista l’ispettore Crespo. Chiaramente tifoso dell’Inter, Veltri ha voluto così chiamare il personaggio che indaga tra le strade dell’amatissima Milano, città dell’autore.
E Gianluca Veltri sarà presente alla Libreria EUFEMIA di Sesto Calende per il quinto appuntamento di Scrittori in Libreria. Intervistato da Rossana Girotto e ospite di Giusy Cicero, racconterà la sua ultima fatica letteraria: LA DIMORA DEL SANTO, seconda indagine dell’ispettore Crespo – Happyhour edizioni, che segue al romanzo d’esordio L’ODORE DELL’ASFALTO uscito a giugno 2011. libroveltri
Il libro narra una storia noir, dura e graffiante, che ha come protagonista l’ispettore Crespo, della squadra mobile di Milano. L’intera vicenda si svolge prevalentemente a Milano, raccontata e descritta in modo originalee autentico, con spostamenti in Brianza e nel Parco Sud di Milano. La città ci apparirà diversa da come la conosciamo, fatta di grigiore e luoghi comuni, ma diventa un palcoscenico affascinante e misterioso, ricco di ironia, poesia e straordinaria umanità.
La scrittura è diretta e ricca di dialoghi, molto adatto a romanzare storie attuali e metropolitane.
Come raccontavamo all’inizio, Gianluca Veltri vivea Milano ed è il titolare di Anadema Haircut Milano, prestigioso indirizzo dedicato al binomio arte-capelli. Da oltre quindici anni organizza eventi culturali. Ha pubblicato una raccolta di racconti, Amore e altri scarabocchi (Kipple 2007), il romanzo L’odore dell’asfalto (Nobeer, 2011) ed è inserito nell’antologia Milano Forte e Piano 2 (Happy Hour, 2012).
Un appuntamento da non perdere, e vi aspettiamo numerosi venerdì 19 luglio, ore 18.00, alla Libreria Eufemia, in piazza C.Abba a Sesto Calende.

Scrittori in Libreria, finalmente anche nella nostra città

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OfeliacopertinabassaUna città senza una libreria è qualcosa di incompleto. Certo, io scrivo e leggo molto, e quindi sono di parte, ma so che tanti la pensano come me; dopo mesi di oblìo finalmente anche la nostra Sesto, che a settembre festeggerà i due anni proprio come CITTA’ avrà qualcosa in più per esserne orgogliosa: dai primi di maggio c’è infatti Eufemia, di Giusy Cicero, una nuova, bella e grande libreria che prende il nome dalla più intrigante delle “Città Invisibili” di Italo Calvino.
E chi ha tempo non aspetti tempo… con questo pensiero, infatti, Giusy (con la mia collaborazione, marginale) ha preparato per i venerdì di fine giugno e luglio, sei imperdibili appuntamenti per incontrare scrittori – tutti della nostra zona – e i loro libri.
Si parte dal 21 giugno, quando sarò io la prima ospite con il mio “Ofelia sapeva nuotare”, una raccolta di 17 racconti tutti al femminile e presentata dalla sestese Elena Sedin, giornalista de La Prealpina.
Negli altri appuntamenti invece dialogherò con gli autori, in un calendario davvero eterogeneo: Valter Binaghi e Roberta Borsani, Lilli Luini, Marta Bardi, Gianluca Veltri, Patrizia Emilitri Ruspa.

Per parlarvi del mio libro utilizzerò la bella recensione di Maurizio Gilardi, scrittore, sceneggiatore di fumetti e presidente del Circolo della Trama di Milano:

OFELIA SAPEVA NUOTARE di Rossana Girotto
Quando ero ragazzino, c’erano Beatles e Rolling Stones. Alternative? Molte ma quasi nessuna all’altezza. Quasi. In realtà, una c’era ed era anzi (per me) molto superiore. Quando ascoltai i Pink Floyd per la prima volta, compresi che avrei dovuto offrire orecchie e cervello a quel suono nuovo, che mi avrebbe accompagnato per molti anni. Questo perché ogni brano era perfetto, con la straordinaria caratteristica di avere note e parole incastonate in modo preciso e che non avrebbero potuto essere in un posto diverso (naturalmente a mio gusto). I Pink Floyd usavano una tecnica elevata, miscelando musica e poesia per trasformare ogni brano in una vibrante fabbrica di emozioni (nel frattempo sono diventato un ometto, ma la sensazione nell’ascoltarli e sempre la stessa).
Rossana in “Ofelia sapeva nuotare” usa la stessa tecnica scrivendo le parole come fossero singole poesie e se anche in un libro non può essere racchiusa la musica, si può sentire, leggendolo, la sua raffinata armonia. Questo perché tutto è al posto giusto, nessuna parola potrebbe occupare un posto diverso da quello che occupa. Il libro contiene 17 armonie una più bella, gentile, delicata e soffice dell’altra. Qualche volta, in alcune, senti la nota bassa della malinconia, qualche altra quella media della riflessione e qualche altra (come in Misure giuste) quella alta dell’ironia. Ma in tutte sentì il cuore che batte dell’autrice, la sua estrema sensibilità, delicata come un alito di vento e le parole diventano davvero suoni musicali.
Rossana si esprime in modo molto particolare (e personale) perché racchiude nell’inchiostro della penna, sia la delicatezza della carezza, sia il bruciore del graffio e quando scende sulla carta non sai mai in che misura puoi trovarli. Sai invece che troverai in ogni racconto un po’ di lei, della sua gentilezza innata, della sua bellezza e della sua femminilità, perché ogni racconto, indipendentemente dal titolo, potrebbe chiamarsi Rossana.
Un bel libro, veramente. Un libro che mi è piaciuto moltissimo e se dovessi scegliere l’armonia che più mi ha colpito, direi che Il primo amore non si scorda mai… è sicuramente un po’ più bello degli altri. Perché? Scopritelo voi.
E poi ci sono i disegni che non sono disegni, sono opere d’arte e l’autrice, l’artista si chiama Sarah Sudcowsky: ha un cognome difficile e un tratto facile. Ogni immagine è un piccolo capolavoro per intensità (basta guardare lo sguardo di Aingel a pag. 24 e raffrontarlo con quello della bambina a pag. 15, molto diversi ma ugualmente intensi) o la straordinaria armonia di stile e colori (tavola a pag. 11). Bravissima.
“Lo sai? Qui trovi bellezza e sospiri, immagini e sogni e quando sarai pronto, troverai un pezzo di vita.” Così dice Roger Waters dei Pink Floyd e forse lo dice dopo aver letto “Ofelia”.

La Fondazione Piatti di Sesto compie 10 anni!

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SAM_0369 Sarà il 7 luglio 2013 il decimo “compleanno” della RSD Fondazione Piatti di Via Lombardia a Sesto Calende, una realtà che non tutti i nostri cittadini conoscono bene e che ho avuto il piacere di visitare recentemente, accompagnata da Loredana Raniero dell’Amministrazione e dal Dott. Massimo Ratti, coordinatore della struttura.

La sede di Sesto ospita persone con disabilità e ritardo mentale grave dovute a cerebropatie degenerative, ed è una vera e propria casa per i 31 ospiti attuali (più un posto dedicato al “sollievo familiare temporaneo”) che vanno dai 18 ai 65 anni, di ambo i sessi.
E’ proprio questo lo scopo della Fondazione Renato Piatti Onlus, costituita a Varese per volontà di alcuni soci della locale Anffas (Associazione Famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) ovvero progettare, realizzare e gestire servizi a favore delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale e delle loro famiglie. Ora la Fondazione Piatti ha lo status di “ente a marchio Anffas”.
Dopo la Legge Basaglia del 1978, che ebbe il compito di riformare l’organizzazione dell’assistenza psichiatrica ospedaliera e territoriale, proponendo un superamento della logica manicomiale, è chiaro come realtà di questo tipo siano importanti e basilari per queste persone e per l’ausilio alle loro famiglie. “Un altro modo di affrontare la questione, avendo provato che si può fare diversamente, anche senza la costrizione”, così il dottor Franco Basaglia intendeva il trattamento di tali disabilità. E’ senza dubbio la missione della Fondazione Piatti far sì che le persone con patologie psichiche e intellettive e le loro famiglie possano vivere la miglior condizione di benessere possibile nell’arco di tutta la loro esistenza senza discriminazioni fondate sulla disabilità, creando le condizioni per sviluppare o recuperare le loro capacità ed autonomie e per favorirne l’inclusione sociale.

Nella RSD di Sesto Calende, accreditata dalla Regione Lombardia, si trovano 3 nuclei abitativi residenziali a tempo indeterminato, due da 11 posti e uno da 10. Ognuno di questi nuclei conta camere doppie e singole, tutte con bagno.
Due di essi ospitano persone con attitudini più relazionali, attivi e impegnati mentre l’altro è dedicato a persone che necessitano assistenza continua e protezione.
Importanti le attività quotidiane, atte a lavorare sulle abilità residue dei residenti e sui loro bisogni, e che sono principalmente tre:
1. attività motoria, in palestra ed in piscina, e anche all’aperto, con lo scopo del “sentirsi bene”.
2. attività espressiva, spesso con l’ausilio di volontari esterni, tramite laboratori di arte, musica, lettura, per “sentirsi liberi”. Un esempio su tutti la presenza costante del Signor Lostaffa, famoso disegnatore per Walt Disney Italia!
3. attività lavorativa (preparare la tavola, rigovernare, aiutare in cucina, sempre con la presenza degli operatori della struttura). Tutto questo per sviluppare il senso di partecipazione alla vita della comunità e far percepire il “sentirsi utili”.

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Naturalmente è garantita a tutti gli ospiti l’assistenza medica di base e l’assistenza infermieristica nelle 24 ore tramite personale interno, che si occupa anche delle prestazioni di tipo igienico, cura degli spazi dedicati all’ospite, assistenza all’alimentazione, assistenza per la deambulazione.

Il personale è di circa quaranta persone, tra educatori, assistenti OSS e ASA e infermieri, più i medici, l’assistente sociale, il fisioterapista e lo psicologo.
Punto di forza della struttura sestese è la fondpiattiscpiscina, costruita dall’ASL come Centro Riabilitativo, al quale è possibile accedere da un ingresso autonomo, utilizzata secondo le necessità, anche da privati oltre che da enti e associazioni. La piscina ha due livelli di altezza, uno scivolo, l’idromassaggio e il flusso controcorrente.

La Fondazione Piatti gestisce attualmente 13 strutture in Lombardia, (presto ci sarà la quattordicesima) e dal 2006 ha iniziato a operare anche fuori dal territorio della provincia di Varese, prendendo in gestione i servizi dell’Anffas di Melegnano (MI).

I servizi offerti sono accreditati dalla Regione Lombardia che ne detta gli standard di qualità minimi che la Fondazione, per nome e per conto delle famiglie, si propone di elevare al fine di rispondere ai diversi bisogni che intervengono nelle varie età della vita.

Nell’occasione del decennale della struttura sestese, Loredana e Massimo, e tutti gli operatori che ne fanno parte, vogliono sottolineare una cosa molto importante: la residenza è sempre aperta alle visite dei familiari e degli amici, e spesso vengono organizzati momenti di incontro, come pranzi, cene, feste, ai quali possono partecipare tutti. Un invito a tutta la cittadinanza, quindi, di avvicinarsi a questa realtà fatta di persone splendide e attive, per partecipare e portare un contributo di serenità e sollievo.

Rossana Girotto

NeverWasRadio la smart-radio del momento

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Ne parliamo con Michele Ponti

“NeverWasRadio nasce nell’ottobre 2012 da un gruppo di ragazzi di Sesto Calende che gravitano intorno al mondo della musica. È una radio web in onda 24 ore su 24 ed è gestita completamente da giovani.”
Così li ha presentati Varesenews poche settimane fa, ma noi vogliamo saperne un po’ di più e abbiamo intervistato Michele Ponti il presidente della Radio e dell’associazione S.M.ART.

D. Una web radio, che cosa ha di diverso da una radio tradizionale?

radio1Una web radio è, come dice la parola stessa, una radio che si può ascoltare da internet.
Funziona come una radio tradizionale, ma per ovvi motivi di costi è molto più semplice da gestire. La differenza fondamentale è che la trasmissione dei programmi non è limitata al campo d’azione di un’antenna: tramite internet è possibile ascoltarla ovunque nel mondo, anche con uno smartphone.

D. Come nasce questa idea? Quanto è durata la ‘gestazione’, quali difficoltà avete incontrato?

La definirei un tipico caso di serendipità, ovvero scoprire una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un’altra.Tre anni fa, Alberto Quaglini, presidente del Circolo Sestese, ha percepito una domanda presente tra molti giovani, che richiedevano a gran voce uno spazio a loro dedicato dove poter assistere ed eventualmente organizzare concerti live a Sesto Calende.

radio2Proprio grazie agli spazi che sono stati “aperti” dal Circolo Sestese, io e altri giovani abbiamo costituito un gruppo informale composto da musicisti, dj e speaker radiofonici e tra il 2010 e il 2012 abbiamo organizzato numerosi eventi e concerti presso La Marna e il Dea Beach.
In quel periodo coi fondi del progetto CHIAVE, un progetto per  le politiche giovanili avviato dal Comune nel 2008, è stato aperto lo Spazio Giovani all’ex “Ospedaletto” (c.so Matteotti).
Fino allo scorso anno questo spazio è stato utilizzato principalmente dalla cooperativa sociale L’Aquilone per svolgere regolarmente le proprie attività di “Educativa di Strada” e grazie ai finanziamenti di cui ho parlato prima, sono stati messi a disposizione dei ragazzi microfoni, computer, mixer … insomma tutto quello che è necessario per gettare le basi per “fare” una radio.
Quasi per destino, alcuni giovani del nostro gruppo si sono trovati a collaborare con la cooperativa L’Aquilone su alcuni progetti legati al mondo della musica e della radio ed è così che abbiamo notato un preciso bisogno di molti ragazzi di comunicare ed esprimere il proprio talento.

D. Dunque la Radio ha delle ambizioni, vuole farsi… ‘impresa’?

Si, infatti il nostro progetto nasce anche da un percorso di sensibilizzazione sulla tematica dell’imprenditoria giovanile e dell’associazionismo che ci ha portato a partecipare ad un bellissimo convegno a Rovereto (TN) insieme a numerose realtà giovanili provenienti da tutta Italia,
E’ proprio dal concetto di “fare qualcosa di utile per se stessi e per gli altri” che abbiamo deciso a Ottobre 2012 di “prendere in mano” la situazione, allestire perfettamente la strumentazione radiofonica che avevamo già a disposizione e  dar vita a NeverWas Radio e ad un’associazione che abbiamo chiamato S.M.ART (Sinergie Multilaterali Artistiche) (1).
Un’associazione fortemente legata al mondo della musica che crede nel lavoro di squadra, incentivando l’aggregazione tra giovani desiderosi di mettersi in gioco, promuovendo lo scambio e l’incontro di persone, esperienze, idee e competenze.
Ovviamente ci siamo dovuti scontrare con non poche difficoltà … dalle più banali incomprensioni,  alla sempre difficile missione di ottenere fiducia da parte di chi è più grande di noi e che non sempre è propenso ad accettare le idee e le proposte di giovani “sognatori”.

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D. Il vostro sembra un gruppo affiatato, che cosa vi unisce?

radio4Il nostro è un gruppo molto affiatato, molti di noi sono musicisti e fanno parte di band provenienti da Sesto o dalla provincia di Varese. Partecipando attivamente alla vita culturale della provincia abbiamo capito come sia molto difficile proporre e realizzare individualmente nuovi progetti.
Fondare l’associazione S.M.ART è stata sicuramente  la risposta che ci voleva e sono contento di poter dire che molti ragazzi, oltre al nostro gruppo “storico”, hanno deciso di aderire alle nostre attività ed ai nostri progetti. Il gruppo si è allargato molto e si è creata una sintonia straordinaria tra tutti i giovani che gravitano attorno alla radio e all’associazione.

D. dunque non vi occupate solo di radio…  A chi vi rivolgete con il vostro progetto?

In effetti la radio è “solo” il primo progetto che abbiamo realizzato.
Abbiamo in mente tante iniziative e proposte e servizi, da corsi di formazione radiofonica, al progetto di laboratori artistici e musicali, all’organizzazione di eventi e concerti.
Si vuole offrire ai giovani (ma non solo) del territorio delle valide opportunità culturali e formative, promuovendo la cooperazione, lo scambio e il confronto tra i ragazzi, ma anche tra associazioni, enti o istituzioni .

D. A Sesto ricordiamo ancora l’esperienza di SESTO RAGGIO (2) che cosa avete in comune con quella esperienza, qualcuno di voi ne ha fatto parte?

Alcuni ragazzi del nostro gruppo hanno fatto parte del SESTO R.AG.GIO  e la ricordano come un’esperienza formativa  di successo che ha contribuito a cambiare e migliorare la vita dei giovani Sestesi all’insegna della cultura e della partecipazione.
Anche noi ci proponiamo di promuovere la partecipazione e l’aggregazione giovanile, ma ci siamo sempre mossi su altri canali e generalmente affrontiamo anche tematiche differenti.
Grazie alla radio siamo riusciti in breve tempo a suscitare un notevole interesse e molti giovani si sono avvicinati a S.M.ART in modo spontaneo, per conoscere il nostro progetto e desiderosi di far parte dello staff di NeverWas Radio.

Ringrazio I Love Sesto Calende per lo spazio che ci offre: siamo una realtà molto legata alla nostra città e sono contento di far conoscere la nostra associazione a tutti i sestesi ed ai lettori del blog!

Per ascoltare la radio ed informarvi sui nostri progetti vi invito a visitare il nostro sito ufficiale ed il nostro profilo sui principali social network, oppure passare a trovarci allo Spazio Giovani in C.so Matteotti 24.

www.associazionesmart.it
www.facebook.com/neverwasradio
www.twitter.com/neverwasradio

Note:
(1) SMART, come sappiamo,  è anche il termine inglese ormai adottato dalla nostra lingua per dire di qualcosa o qualcuno ‘sveglio’, intelligente, capace di.
(2)  SESTO R.AG.GIO è stata un’associazione giovanile Sestese che ha organizzato eventi, mostre e rassegne musicali e culturali tra il 2005 e il 2010.

Ciao, Gina

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Gina Bonenti Mira D’Ercole, classe 1916, ci ha lasciato ieri, domenica 24 febbraio. Donna di rara intelligenza e curiosità, era una Poetessa. Di quelle vere.

È sempre difficile portare l’attenzione culturale sulla Poesia, forma d’espressione amatissima, e molto seguita, che però rischia di restare ancora racchiusa in una sorta di torre d’avorio.
Certo è che viene sottovalutata la sua grande ricchezza non solo letteraria, ma anche filosofica e sociale, oltreché linguistica e sintattica. Eppure la manifestazione di un concetto, i termini evocativi d’immagini, il piacere di dipingere con le parole, sono caratteristiche proprie di un’opera poetica, caratteristiche che ci insegnano la lingua, che suscitano emozioni agendo come “balsamo per l’anima”.

Gina Bonenti Mira D’Ercole, patrimonio poetico nazionale non soltanto confinato nella nostra provincia, è un esempio di come la poesia può rappresentare un tesoro culturale molto prezioso. La sua vita è un cammino accompagnato dalle parole che sanno essere sì letteratura ma soprattutto coscienza, impegno, levità e passione.

Gina impara a leggere da sola, e dopo un’infanzia trascorsa con i nonni a Taino, comincia a scrivere e a pubblicare racconti sul settimanale Piccola Fata. La seconda guerra mondiale e l’impegno della famiglia le fanno accantonare la scrittura fino al 1958, quando vince un concorso organizzato da Vittorio Vettori per l’Unione Poeti e Scrittori Latini. L’anno seguente pubblica un libro di racconti per ragazzi tradotto e diffuso in molti Paesi europei, in Sud America e in Algeria. Collabora con la prima edizione di “Novella 2000”, diretta da Ottavia Vitagliano,all’epoca ben lontana dal filone gossip, e con La Prealpina; un incontro – quest’ultimo – che durerà ben 18 anni, fino alla morte del codirettore Nino Miglierina.
Per oltre quarant’anni fa parte della redazione della prestigiosa rivista “Alla Bottega di Milano”: Mario Luzi, Vittorio Sereni, Peter Kolosimo, Cesare Zavattini e altri sono tra i suoi estimatori.                                                                                             Nel 2007 ecco la sorprendente raccolta di haiku, lucidi e ironici, lievi e modernissimi. (…Poi la gramigna fiorì – ediz.Ibiskos).

La poesia di Gina Bonenti Mira d’Ercole nasce spontanea, ma cresce alimentata dall’impegno sociale, da una vastissima cultura e dalla profonda ricerca linguistica e stilistica. Una poesia alta, che sa fuggire l’ovvietà e scardinare certezze, illuminare il buio della ragione per indicare la via grazie a parole guerriere e sillabe sfavillanti.

Un abbraccio alla famiglia, di cui fa parte l’ex Sindaco Eligio Chierichetti. I funerali si terranno martedì 26 febbraio nella chiesa dell’Abbazia di san Donato, a Sesto Calende.

Rossana Girotto

Claudia Colombo ed il Progetto Indàbo

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Claudia Colombo, è una ragazza sestese con uno splendido sorriso ed un cuore enorme, insegnante di religione, prossima alla laurea in Scienze Religiose, è una di quelle persone che non resta a guardare, ma preferisce tirarsi su le maniche e sporcarsi le mani per aiutare il prossimo. Da qui la decisione di passare la sua estate non su una spiaggia sdraiata a prendere il sole,  ma in una modalità alternativa, recandosi in una comunità religiosa in Ruanda.

Ed ecco che le vacanze sono diventate un mezzo  per dare il suo contributo in un paese africano, che presenta grandi ferite, come i genocidi del 1994.

Questa giovane insegnante,  non si è limitata ad essere una meteora estiva, ma ha continuato a contribure alla comunità collaborando con un progetto a favore dei bambini di strada, chiamato Progetto Indabò, una collaborazione tra la  Comunità Servi di Maria del Cuore di Gesù, dove Claudia era ospite, e il comune di Butare che prevede la ristrutturazione e messa in funzione di una scuola.

I lavori sono iniziati negli ultimi mesi del 2012 e Claudia era lì ad aiutare, tornata in Italia per passare le vacanze Natalizie con i familiari e sbrigare alcune faccende, ha già la valigia pronta e a metà marzo del 2013 sarà pronta a tornare in Ruanda, in quel periodo i bambini dovrebbere già essere entrati nella struttura.

I progetti di Claudia, non sono terminati, ha ancora tanta voglia di fare ed aiutare ed ha già in serbo un nuovo progetto: ad aprile insieme ad un giornalista-reporter girerà un documentario sul Ruanda, il Genocidio e la Comunità per far conoscere questa realtà ed altre realtà caritative sparse in tutto il paese. La loro speranza è di poterlo proporre a qualche emittente televisiva che lo mandi in onda in vista del ventennale del Genocidio che decade nel 2014.

Ma lasciamo che sia la stessa Claudia a raccontarvi i dettagli della sua esperienza e del suo lavoro nell’articolo che segue.

I piccoli “fiori” del Ruanda riconciliato

 di Claudia Colombo

Mal d’Africa. Ne avevo sentito parlare tante volte senza capire cosa fosse. “Come si fa ad avere il mal d’Africa quando si vive in Italia, che è il paese più bello del mondo?”, pensavo. Eppure sono stata contagiata anch’io, senza quasi accorgermene.
Quest’estate, nei mesi di luglio e agosto, mi sono recata in Ruanda per trascorrere le vacanze estive in un modo alternativo, facendo un’esperienza di missione in una comunità religiosa, i Servi di Maria del Cuore di Gesù, comunità di origine brasiliana che avevo già visitato nell’estate 2007 nella loro casa madre a João Pessoa (Brasile).

Arrivata a Butare (la seconda città del Ruanda, centro intellettuale e religioso del paese) sono stata accolta con canti, danze e lanci di petali di rosa da tutti i membri della comunità. Già dal primo istante mi sono sentita a casa, circondata da una grande famiglia piena di amore per me!

La semplicità delle persone, la loro allegria e la loro grande fede mi hanno molto colpita, soprattutto visto il tragico genocidio del 1994 durante il quale furono uccise più di un milione di persone in tre mesi. Molti ragazzi e ragazze della comunità sono orfani del genocidio e hanno avuto delle esperienze tragiche, eppure nulla traspare dai loro volti sempre sorridenti.

La comunità è divisa in tre case: maschile, femminile missionaria e femminile contemplativa. Io ero ospitata nella casa missionaria, abitata da tre suore brasiliane (tutte giovanissime, la madre superiora ha solo 24 anni!) e da dieci ragazze ruandesi, le quali vengono accolte dalla comunità per iniziare il cammino di consacrazione come aspiranti e postulanti. Lì ci sono moltissime vocazioni, ogni settimana arrivava una nuova ragazza per iniziare un’esperienza in comunità, questa cosa mi ha lasciata veramente a bocca aperta!

La comunità ha varie missioni alle quali ho potuto prendere parte. Il martedì e la domenica pomeriggio i missionari tengono degli incontri di catechesi e preghiera del S. Rosario nei villaggi più poveri, che si svolgono ogni volta davanti alla casa di una famiglia diversa, la quale per una settimana accoglie una statua della Madonna pellegrina, davanti alla quale familiari e vicini si riuniscono per pregare insieme. Questa missione dalle apparenze molto semplici ha portato bellissimi frutti di riconciliazione e di unità nelle famiglie, tutte in qualche modo segnate dolorosamente dai tragici eventi del 1994. Ho partecipato a questi incontri nel villaggio di Save, dove le conseguenze sono ancora visibili: gli anziani si possono contare sulle dita di una mano e gli uomini non ci sono quasi più perché uccisi durante la guerra oppure condannati all’ergastolo, più o meno ingiustamente, per aver preso parte al genocidio dei Tutsi.

Ogni giorno la comunità porta il pranzo ai poveri dell’ospedale che altrimenti, letteralmente, morirebbero di fame. Lì gli ospedali non danno da mangiare alle persone ricoverate, le quali devono avere qualche familiare che stia con loro per cucinare, lavare i vestiti e le lenzuola (che non vengono fornite ai malati). Purtroppo ci sono molti che sono soli e che non hanno nessuno che si prenda cura di loro. Un’assistente sociale segnala questi casi alla comunità, che se ne occupa dando almeno un abbondante pasto al giorno e, spesso, facendosi carico delle cure mediche che, anche nelle strutture pubbliche, sono a pagamento.

La visita all’ospedale è stata per me l’esperienza più scioccante per il degrado e le condizione igieniche disastrose in cui questi fratelli sono costretti a vivere. Un letto è spesso condiviso da due malati che nemmeno si conoscono, le corsie sono sovraffollate e i bagni sono delle latrine che emettono un puzzo indescrivibile.

Due dei tre bambini orfani che la comunità ha adottato vivevano in ospedale. Il piccolo Ishimwe, due anni, era ricoverato per malnutrizione e la sua sorellina Jeanine, 13 anni, andava in giro a chiedere l’elemosina (con ben scarsi risultati) per poter dare qualcosa da mangiare al bambino. Grazie a Dio la comunità ha potuto portarli con sé a casa e dare loro una nuova possibilità di vita. Ora Ishimwe, che quando a gennaio arrivò in comunità non camminava né parlava ed era tutto pelle e ossa con la pancia gonfia, è un bel bambino in carne, vivace e intelligentissimo che capisce portoghese, francese e kinyarwanda. Jeanine ha finalmente potuto iniziare la scuola elementare (era completamente analfabeta) insieme al fratellino Eric, di sei anni. Il quarto fratellino di tre anni è morto di difterite due giorni prima di arrivare in comunità.

La comunità ha in progetto molte altre opere, tra cui lo scavo di pozzi, la costruzione di una struttura diurna per i bambini di strada a Save, la costruzione di una clinica per curare i più poveri gratuitamente, la mensa per i poveri e un centro di accoglienza per giovani universitari.

Inoltre, dal mese di novembre, io ritornerò in Ruanda per seguire un nuovo progetto della comunità: un asilo nido, scuola dell’infanzia e scuola elementare per i bambini di strada, figli delle prostitute.

Il comune di Butare ci ha messo a disposizione un’ala dismessa di una scuola che noi metteremo a posto e allestiremo per donare a questi piccoli un ambiente educativo dignitoso e accogliente. L’abbiamo chiamato “Progetto Indàbo”, che in kinyarwanda significa “fiore”. Abbiamo scelto questo nome per ricordarci sempre che questi piccoli che aiutiamo sono simili a dei fiorellini, uno diverso dall’altro, che hanno bisogno della nostra cura e del nostro amore per poter sbocciare in tutto il profumo della loro bellezza.

La comunità vive solo di Provvidenza, e tutto quello che potremo fare sarà grazie alla generosità di chi vorrà aiutarci a rendere migliore la vita di questi piccoli; perciò bussiamo alla porta di molti cuori, sicuri di trovarne qualcuno che voglia contribuire a questa opera…

La Persona che era il Maestro De Boni

Pubblicata il by Lo Staff ILSC Caricata in I Sestesi | Lascia un commento  

Sabato Mattina, 5 Gennaio 2013, Sesto ha reso l’ultimo saluto al Maestro Arsenio De Boni, pittore sestese che non è stato un artista solitario , ma anche un animatore culturale e una persona generosa che si è messa a disposizione di progetti che andavano oltre la propria persona, il proprio ‘io’. Un tratto piuttosto raro in un artista.

Ecco perché mi piace ricordare dell’amico Arsenio due momenti del suo impegno che ben rappresentano che persona era il maestro de Boni.

Il primo, lo ha ricordato bene  Elena Pedretti su VareseNews, è stato il progetto “Aula Aperta”, il laboratorio di arti figurative che Arsenio ha condotto per oltre 30 anni in collaborazione con la Biblioteca Comunale e che ha avvicinato all’arte e alla pittura tantissimi appassionati, di ogni età e formazione, di Sesto e non solo, creando attorno a questo progetto una vera comunità di amici.

La stessa lunga durata di quel progetto è la prova che esso fondò qualcosa che va oltre la scuola di pittura e che ora prosegue per volontà degli allevi e con la generosa disponibilità del Prof.Fossati.

Il secondo ricordo è la partecipazione di De Boni al quello straordinario progetto artistico-culturale che fu “Fuor d’acqua”, un allestimento realizzato per le vie e le piazze di Sesto con l’intervento di 16 artisti che realizzarono altrettante opere d’arte usante come mezzo espressivo e come ispirazione 16 vecchie barche da diporto utilizzate un tempo dal dopolavoro Siai Marchetti e ormai destinate alla demolizione.

Era il settembre 1992, in quel tempo si riapriva lo spazio Cesare da Sesto che divenne poi un punto di riferimento per l’arte per molti anni e quella manifestazione ne fu in qualche modo il manifesto iniziale.
Fu un evento cui parteciparono  artisti di chiara fama nazionale e internazionale. Azuma, Hsiao Cin, Fasoli, Dangelo e altri convennero a Sesto, lavorando a fianco di artisti sestesi e della nostra Provincia,
tra i quali  Sangregorio, Monti, Bausola, Antonelli, Corni, Penna, Rossetti e naturalmente Arsenio de Boni.

Il Maestro però scelse di non partecipare personalmente, con un’opera firmata da lui solo, ma volle realizzare la ‘sua barca’  con gli allievi della sua ‘Aula aperta’ e perciò la sua opera, intitolata ‘le quattro muse’ portò la firma del LABORATORIO ARTI FIGURATIVE e restò esposta a lungo sulle rive del Ticino in ricordo di quella bella manifestazione.
Quel modo di partecipare, quello spirito collettivo e altruista, rappresenta meglio di tante parole il carattere creativo e generoso di un uomo che è stato bello conoscere e che ha dato tanto alla comunità in cui ha operato.

Roberto Caielli

Sesto Calende nuovo rasoterra – Mario Ferdeghini ci riporta i volti della Sesto di ieri

Pubblicata il by Lo Staff ILSC Caricata in I Sestesi | Lascia un commento  

RC lo ha scovato su you tube e lo ha postato sulle pagine facebook di Insieme per Sesto e di I love Sesto Calende.

Tanto è bastato per rendere subito popolare in pochi giorni un nuovo-vecchio ‘corto’ di Mario Ferdeghini, vecchio sestese forzatamente migrato a Castelletto, ma rimasto tra noi con il cuore e non solo.
Il videoclip si intitola Sesto Calende nuovo rasoterra ( Guarda il video su youtube.com;  384 visualizzazioni, di cui almeno 350 nei pochi giorni dopo il link) ed è  una intelligente e poetica rivisitazione di un proprio precedente video in superotto “Rasoterra” realizzato 16 anni fa, con scopi umoristici e anche civici,  conseguente alla ricorrente bonaria polemica attorno alla notevole presenza di sterco canino sulla nostra bella Allea.

La nuova edizione lo ha trasformato in una carrellata di vecchie facce sestesi che ci sono ancora care. Un modo lieve e dolce per ricordare chi non è più tra noi ma resta nei nostri ricordi. Se ci mettiamo anche il paesaggio urbano di prima che nascesse la zona pedonale abbiamo un piccolo ‘amarcord sestese.

Questa la storia

La storia ce la racconta l’autore ricordando che nel ’96 appariva sul numero di marzo di “Sesto Informazioni” (periodico Comunale)  l’articoletto “Via della Fortuna”, a firma Boghelli, che trattava con surreale ironia l’annoso problema dei regalini che il miglior amico dell’uomo ama lasciare sulla nostra bella passeggiata.

Mario Ferdeghini, già assessore all’ambiente negli anni ’80, nella giunta del Sindaco Elso Varalli, riprese la vecchia passione da cineamatore con “8” e “superotto”, e trattò l’argomento in VHS con la complicità del simpatico “Ringo” un cagnolino che girava per le vie del centro. Si fece portare in giro dal simpatico animale, riprendendolo con la videocamera  ad altezza di cane: rasoterra. Il tutto  grazie a pazienti appostamenti e a levatacce alle cinque del mattino.

Il primo “Rasoterra” durava 3′ circa e accennava anche alle “insidie” sul suolo dell’Allea.  Al Cineclub Verbano ci fu chi lo stroncò e così finì in un cassetto.

Passò il tempo e poi, racconta l’autore, “mi ritrovai in una di quelle occasioni in cui mi accade d’indugiare in narrazioni su Sesto e Sestesi, pensavo ad alcuni personaggi del variegato paesaggio umano Sestese.  Angelo Veronesi e altri, come l’Giuan Utanà (Ottanà) un “Terun” che parlava il dialetto meglio di molti Sestesi.  Il Dario “Pesat” e la premurosa Itala Furlani con i suoi pennini Torre e Gobbino (ndr. è lei che chiude il videoclip con un tenerissimo sorriso dalla finestra su Via Roma/Largo Dante)

Cosi ricordai che quando feci le riprese per Rasoterra nell’attesa di sorprendere il Cane raccolsi alcune immagini di vita ”spicciola”. C’erano appunto Angelo, Renzin, Al Pesat, Prandi, Patarin, Ambrusin la “Furlana” e altri. Quale migliore occasione per ricordarli inserendo quelle riprese in un nuovo film lungo appena il doppio che chiamai Nuovo Rasoterra.”

Tra tutti, che ricordo con affetto, mi premeva in particolare ricordare “al Verunes, il nostro caro Angelo”. Se è piaciuto son contento perché rinnovando il ricordo, lo manteniamo in vita.

Non ci resta che dire un grande grazie a Mario Ferdeghini per lo splendido regalo che ha fatto  a tutti noi.

Jones il suonatore

Il Natale di Rachele – Premio Agape Venezia XXVII edizione

Pubblicata il by RossanaGir8 Caricata in I Sestesi, Notizie | Lascia un commento  

Rachele scende dal vaporetto, dà la mano alla mamma e annusa l’aria: sa di frittelle calde, di caffè, di neve e di alghe.
Ma soprattutto di frittelle.
Nonostante i gruppetti di turisti colorati che si incantano davanti alle vetrine natalizie e si fotografano tra un ponte e un canale, Venezia è piuttosto silenziosa.
E’ quasi ora di cena, la vita si dirige nelle trattorie e nei bàcari, per ammirare la danza dei piccoli fiocchi di neve attraverso un bicchiere di Malvasia.
Svoltano in un sottoportego, adesso l’unico rumore è quello delle rotelle del trolley con la spesa sull’impiantito, un suono che la città conosce bene, ormai.
L’odore delle frittelle calde vola via, dietro le spalle, mentre imboccano Calle del Ghetto Vecchio e si dirigono verso casa.

“Tesoro, di nuovo con questa storia? Chanukà è passata da pochi giorni, ancora non sei contenta? Insomma, è il nostro Natale, no? E poi – la mamma abbassa la voce – lo sai che il nonno non ama sentire questi discorsi…”
“Non mi risulta che loro festeggiano Chanukà, ho ragione o no? – il nonno alza la voce, non è prepotente, è solo un po’ sordo – e allora cosa ti importa del loro Natale, dico io”.
“Ma Natale è bello. Più bello di Chanukà. A casa di Cristina hanno fatto l’albero, è meraviglioso, poi hanno messo un sacco di decorazioni alle finestre, e una ghirlanda fatta a mano da sua mamma sulla porta. C’è anche il presepe, ma quello fa niente, non mi importa, davvero. E ci sono i regali, ma tanti, anche per gli adulti, molti più dei nostri per Chanukà”.
“Dovevi mandarla alla scuola ebraica” il nonno sentenzia fissando la tazza di cioccolata allo zenzero.
La mamma si siede sul divano, accanto a Rachele che tiene il muso. In fondo è una bambina di otto anni, e Natale ha un fascino speciale.
L’albero, i decori, le vetrofanie, i doni da scartare e sì, anche il presepe; e poi le vetrine addobbate, le luminarie nei campi e nelle calli, le chiese con la musica delle campane. Non è facile reggere il confronto.
E quest’anno ci si è messa anche la neve.
“Guarda che lo so che ormai è una cosa più commerciale che religiosa – Rachele getta un’occhiata saccente al nonno – Cristina mica crede a Babbo Natale, però la letterina la scrive lo stesso e dice che è bellissimo alzarsi la mattina e trovare i regali sotto l’albero. E non è obbligata ad andare a messa per averli. E’ come una magia”.
“Appunto. La magia non fa per noi”.
“Neanche quella cioccolata fa per noi: la mamma ha usato il nesquik che non è kosher. Però tu la bevi lo stesso!”.
“Io sono vecchio, posso sgarrare qualche volta. Dio capisce e soprattutto non discute con gli anziani”.

Rachele sente le lacrime pungere e spingere per uscire, non riesce a trattenerle. Chiude gli occhi e gira il viso verso la finestra. Oltre il canale, intorno a un balconcino, brilla una fila di lucine intermittenti.
La mamma le porge una tazza fumante.
“Dài, questa è per te” – le accarezza i capelli e le guance – “che cosa vorresti, dunque? Un albero, degli addobbi, un Babbo Natale da appiccicare al vetro? O tanti regali?”.
Rachele tira sul col naso. Guarda di sottecchi il nonno, che si beve la sua cioccolata non-kosher e fa zapping col telecomando.
“Beh, non lo so. Alla fine, non so bene cosa vorrei. Mi piacerebbe scrivere la letterina, e trovare il mio regalo. Mangiare le frittelle. Voglio solo un po’ di Natale. Almeno un pochino”.
La mamma sorride: “parlerò con papà quando torna dal lavoro. Stasera farà tardi in ospedale. Adesso vai a lavarti i denti e a mettere a posto la cameretta”.

Fuori c’è la città, che la neve ha trasformato in un merletto di Burano, reso ancor più prezioso dalle mille luci che tremolano nella laguna. Nessuna magia è meglio del Natale.

Rachele apre la finestra per respirare il profumo della neve e delle frittelle calde, e la brezza della sera spinge in alto la voce del papà.
“Babbo Natale non dovrebbe essere uno che fa differenze. Non è Gesù, Abramo, Isacco o Maometto. E’solo un anziano che lavora di notte, che sia venerdì, sabato o domenica. Non osserverà i precetti, ma nessuno ha mai fatto guerre in suo nome. Dovremmo dargli una possibilità, no?”.
Rachele prende un foglio di carta dallo zaino e la sua biro preferita. Pensa al regalo che vorrebbe ricevere. E’ un desiderio davvero speciale ma… diamogli una possibilità, no?

La sera della vigilia, la mamma porta in tavola i bigoi in salsa. E’ una tradizione veneta, mangiare gli spaghetti grossi con il sugo di acciughe la sera del ventiquattro dicembre. Nessuno si è mai domandato se per noi va bene o no. Tantomeno il nonno.
E i bambini di Cannaregio hanno fatto un pupazzo di neve enorme nel centro di Campo del Ghetto Novo, nessuno ha detto niente, anzi è uscito anche il rabbino Yohel e si è fatto fotografare dai turisti, in posa accanto al pupazzo.
Natale è Natale. E’ una festa per tutti.
Si addormenta con questo pensiero, Rachele, sognando il regalo che ha chiesto a Babbo Natale, mentre le campane di San Marco suonano a festa.

– – – * * * – – –

Strisce di sole mattutino entrano in cameretta, accompagnate da un profumo dolce e caldo. Rachele apre gli occhi, è ancora molto presto, eppure sente rumori e voci che arrivano dalla cucina.
Scende di corsa, sul tavolo del salotto c’è un vassoio pieno di frittelle.
C’è anche un centrotavola con una candela rossa e i rametti dorati, e una stella di Natale accanto al divano. Davanti al camino, un cestino, di quelli col coperchio. La bambina si avvicina piano, il cuore che batte forte.
Dentro, arrotolato in una copertina stellata, c’è un gattino bianco. Rachele lo prende in braccio, gli accarezza la testolina e gli dà un bacino sul muso.
“A quanto pare qualcuno ha ricevuto il suo regalo di Natale”.
Il nonno fa una carezza a Rachele, e un grattino al micio. Sorride e addenta una frittella.

Con quella kippah rossa in testa, sembra quasi Babbo Natale.

RG

Mario Besozzi – La Lunga Storia dei Vetrai Sestesi

Pubblicata il by fabio Caricata in I Sestesi | Lascia un commento  

La serata di presentazione del libro LA LUNGA STORIA DEI VETRAI SESTESI sognato e ideato da Mario Besozzi ha avuto una partecipazione tanto numerosa quanto intensa. Come nelle migliori occasioni di incontro la sala consiliare, ancor prima dell’inizio offriva ‘solo posti in piedi’. Mario sarebbe stato felice e orgoglioso di vedere tanti sestesi attenti al racconto della nascita della VOF e delle vicende che l’hanno accompagnata.

Altri hanno raccontato bene la serata dedicata alla presentazione del libro e di conseguenza alla storia della antica fabbrica e della Sesto di 100 anni fa e dintorni. “Una storia” – è stato detto- “che è Storia”.

Può essere invece l’occasione per ricordare la figura di Mario Besozzi che ci ha lasciato improvvisamente che non è ancora un anno, mentre lavorava proprio alla preparazione del libro che ora esce purtroppo incompleto, pur ricco di storie, immagini e documenti preziosi. Ciò grazie agli autori Giuseppe Musumeci e Luciano Paoli amici di Mario sin dai tempi delle vertenze sindacali alle Ceramiche di Laveno, all’amore della sua Leo e alla collaborazione degli amici della vetreria.

Di certo Mario regalandoci questo libro, Mario si è meritato una volta di più l’affetto, il ricordo e la riconoscenza dei sestesi per tutto ciò che ha fatto per il suo paese, seguendo un cammino professionale e umano in cui era scritto i problemi ‘degli altri’ erano qualcosa che lo riguardava.
Questo suo impegno per gli altri è durato tutta la vita, prima nel campo sindacale, e poi nello studio e della ricerca per tramandare la memoria del lavoro, della sua storia e dei suoi valori.

Storia e valori di un ideale antico, quello socialista, che nasceva in Italia proprio alla fine del secolo XIX. Un ideale che ha portato per la prima volta nella storia del’umanità l’idea di immaginare per davvero un mondo non più diviso e separato tra “chi sta in alto e chi sta in basso”. Un ideale messo a dura prova dalle sconfitte della storia (e Mario, da persona intelligente quale era lo sapeva bene), ma che ha saputo conquistare dignità e diritti a milioni di persone in ogni parte del mondo e anche nella nostra Sesto di un secolo fa.

Tra questi diritti Mario Besozzi ebbe molto a cuore il diritto alla salute in nome del quale fu tra i primi a condurre, con il sindacato, le vertenze sulle malattie professionali legate all’amianto e ad altri materiali nocivi. Per seguire questi problemi a livello nazionale Mario fu chiamato a Roma dalla CGIL e lì risedette per alcuni anni. Poi tornò a Varese perché sentiva che solo sul territorio, a contatto con i problemi quotidiani, il suo lavoro gli dava soddisfazione.

Mario Besozzi veniva da una famigli operaia, suo padre era un vetraio della VOF, da qui il suo impegno a realizzare il libro sulla storia della Vetreria Operaia per, ordinare, conservare e tramandare la memoria del lavoro, della fatica, delle idee degli uomini come suo padre. Forse in questo c’è anche il senso profondo del libro, espresso dalla originalità del suo titolo, non un’altra storia della vetreria, ma la storia dei vetrai. Il che ci ricorda anche come andarono le cose nel 1907: furono i vetrai a fare la vetreria, non il contrario.

Fino alla fine Mario aveva conservato l’abitudine di partecipare, anche in modo critico, agli incontri sui problemi civici e sociali. Di certo non si era stancato di cercare risposta a quelle domande di uguaglianza e di giustizia che aveva imparato in famiglia, come suo fratello Luigi, come tanti giovani figli dei sestesi che hanno fatto la nostra storia operaia e industriale.
Non era e non è facile, continuare porsi quelle domande,…Molti, più giovani di Mario si sono stancati, ed è per questo che il suo lungo impegno è ancora più degno di ammirazione.

Ed è per questo anche che è necessario che Sesto dia risposta alla domanda che è uscita forte da tutti presenti alla serata del 27 ottobre: nel recupero e nella trasformazione della vecchia vetreria non può mancare un luogo della memoria. Un luogo autonomo, come lo fu la Vetreria Operaia. Un luogo dunque che appartenga ai sestesi, che sia pensato e gestito dai sestesi, che sia moderno e piacevole, capace di parlare ai giovani di oggi e di domani, con i loro linguaggi innovativi, ma con i contenuti autentici della storia vera.

Jones il suonatore