Un fiume di risate! In piazza Mazzini

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robyfotoUna serie di eventi fanno frizzare le serate estive nella nostra Sesto, grazie alle idee e all’impegno dei negozianti e degli esercenti, con il patrocinio del Gruppo Commercianti ed Artigiani e naturalmente del nostro blog ILSC, che per questo è in continuo e quotidiano aggiornamento!
Parte infatti in piazza Mazzini da domani, venerdì 28 giugno, una piccola rassegna di tre serate che ospiteranno comici professionisti e di fama, legati alla fortunata trasmissione Colorado. Organizzata da Bar Franco con la collaborazione di alcuni commercianti della piazza, la rassegna comica si intitola “Un Fiume di Risate” e darà la possibilità di conoscere le attività dell’ As.Pi – Associazione Parkinson Insubria, sezione di Cassano Magnago.
Il primo spettacolo, quello di domani, inizierà alle ore 22.00, naturalmente ad ingresso gratuito. I negozi interessati resteranno aperti per l’occasione, e insieme si potrà assistere alla divertente performance del comico Roberto De Marchi: milanese, ha mosso i primi passi nel cabaret nel1985 sul palcoscenico di due storici locale meneghini,il”Derby Club” e il “Ca’ Bianca”.Dopo il 2° posto conquistato nel 1985 al festival “Loano Cabaret”,partecipa al mitico “Drive In” televisivo di A.Ricci e nel 1986 si classifica al 5° posto 1° dei cabarettisti nel vivaio di giovani comici proposti da Pippo Baudo in “Fantastico7”.In quel periodo è coprotagonista del film “Tango Blu” di A. Bevilacqua. In seguito come ospite fisso in trasmissioni TV “Jeans” e “Avanti senza spingere”e Per “Rete 105 Network”,realizza un disco partecipando a più trasmissioni radiofoniche.Dopo un lungo periodo di assenza dal palcoscenico che lo ha portato quasi a farsi frate,nel ’97 ritorna ufficialmente a far parte del mondo dello spettacolo intervenendo quale ospite al “Festival Nazionale del Cabaret” 1997 e prendendo parte alla trasmissione “Paperissima Sprint”nel gruppo di comici proposto dal Festival ad Antonio Ricci, viene riconosciuto quale personaggio comico, rivelazione dell’estate ’97. Dopo varie esperienze radiofoniche, nel 2004 è ospite nella trasmissione BULLDOZER di RAI 2, e presenza fissa in “Colorado Cafè”.
I prossimi appuntamenti saranno SABATO 13 luglio con il simpaticissimo Max Pieriboni e il SABATO 20 luglio con Gianni Astone demarchi foto. Non mancate!

Enzo Iacchetti a Sesto Calende!

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Si avvicina la data più attesa della primavera sestese: sabato 4 maggio, serata in cui il grande comico Enzo Iacchetti presenterà alla Marna il suo spettacolo “chiedo scusa al Signor G” , che finanzierà tre importanti progetti dei missionari sestesi suor Adriana, padre Riccadonna e Silvano Malini.
L’evento è stato organizzato dal Comitato Sesto per i Paesi poveri, in collaborazione con il Comune e il nostro Gruppo Commercianti , Artigiani e Terziario Avanzato che, attraverso gli associati, ha predisposto presso alcuni esercizi la prevendita dei biglietti. (28 euro cadauno).
Lo spettacolo di Enzo Iacchetti prende vita da un cd edito del 2010, in cui il comico rivisita il repertorio di Giorgio Gaber, insieme con il Maestro Marcello Franzoso e la Witz Orchestra di Trieste.
Canzoni come La Torpedo Blu, il Riccardo, Barbera e Champagne e molte altre sono state riscritte e “sporcate” con inserti musicali di ogni genere, che spaziano da Zucchero e Jovanotti ai Cori Alpini… il risultato è sicuramente divertente. “Ma non certo irrispettoso – confida il comico a Stefano Daverio, presidente del Comitato Sesto per i Paesi poveri, in un’intervista di poco tempo fa – ma è anzi un omaggio originale per tenere il mio amico Giorgio sempre vivo nella nostra mente, e farlo conoscere anche ai più giovani, perché attualissimo”.

Ci piace tra l’altro ricordare che il  giovane Giorgio Gaber ai suoi esordi, come moltissimi altri artisti di successo, frequentò Sesto Calende e proprio La Marna, che era un locale di grande richiamo per musicisti, cabarettisti e personalità divantate famose nel panorama artistico italiano.

Lo spettacolo prevede, oltre alle canzoni di Gaber, la recitazione di monologhi originali scritti dallo stesso Iacchetti con il suo autore Giorgio Centamore, nella perfetta tradizione del Teatro Canzone.
Importante sottolineare il fatto che l’artista ha rinunciato al proprio cachet, in pieno spirito di solidarietà e beneficenza, azioni che spesso lo vedono coinvolto in prima persona, soprattutto a favore del Terzo Mondo. Bellissime le sue parole rivolte al mondo del Volontariato Italiano: “ Se non ci fossero più di tre milioni di volontari l’Italia sarebbe un Paese del Quarto Mondo, è giusto che chi ne ha la possibilità faccia operazioni di solidarietà verso chi sta peggio, chi ha perso la strada e vede solo il buio”.

Forza dunque, troviamoci tutti insieme al Sior Enzino (come lo chiama il suo compare Ezio Greggio) sabato 4 maggio alla nostra Marna:  i biglietti sono in vendita nei molti negozi di Sesto che espongono la locandina!

IACCHETTI MANIFESTO

Magia di Natale in Piazza Mazzini

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23 dicembre 2012

Domenica 23 dicembre Vi aspettiamo in piazza Mazzini per una fantastica immersione nella Magia del Natale: dalle 14,30 alle 16 le simpatiche animatrici dell’Associazione InBolla intratterranno tutti i bambini ( ma a Natale siamo tutti un po’ bambini, no? ) con le loro bolle di sapone e un banchetto trucca-bimbi.
Eleonora Manfredi, educatrice professionale e musicista, Francesca Minchiotti, educatrice, Emile Ake mediatore ( e unico bollatore afro d’Italia!) sono allievi del maestro Lorenzo Lovisolo – quello di Italian’s got talent per intenderci – e proporranno un’animazione di strada: pioggia di bolle di ogni dimensione; bolle giganti; bambino imbollato da Babbo Natale e… sapone a disposizione dei bambini per provare a creare le bolle giganti! e poi ancora gag varie con le bolle coinvolgendo i presenti. Dài, non potete mancare!!!
L’appuntamento è in piazza Mazzini, davanti alla gelaterie Le Mille Voglie + 1, proprio vicino alla Casetta di Babbo Natale.
L’intrattenimento è offerto dai negozi della piazza: Il Giglio, Bar Franco, La Galleria dei Cristalli, Gelateria Le Mille Voglie + 1, La Tana del Luppolo e Quintessenza.
Tutti in piazza Mazzini, dunque, domenica 23 dicembre, per trascorrere un’ora in allegria immersi nelle… bolle, e nella Magia del Natale!

MERCOLEDI 4 – GIOVEDI 5 LUGLIO 2012 – Benvenuti al nord di Luca Miniero

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Alberto Colombo, brianzolo impiegato alle poste, ha finalmente ottenuto la promozione e il trasferimento a Milano. Il Sud, in cui è stato benvenuto e benvoluto, sembra adesso un ricordo lontano che Mattia, indolente compagno meridionale, risveglia col suo arrivo improvviso. Perché la relazione con la bella Maria sta naufragando a causa della sua immaturità e di un mutuo procrastinato. Deciso a dimostrare alla consorte di essere un uomo responsabile, Mattia si lascia contagiare dall’operosità milanese finendo per fare brunch e carriera sotto la Madunina. Alberto intanto, promosso direttore e occupato full time, trascura la moglie che finirà per lasciarlo. Sedotti e abbandonati si rimboccheranno le maniche e proveranno a riprendersi la famiglia e una vita migliore in un’Italia senza confini e campanilismi.
La nuova commedia italiana non è più interessante della vecchia, quella dei cinepanettoni per intenderci, ma mette in luce delle diversità rispetto a una scena comica affezionata a modelli tenaci e incrollabili. Archiviati i luoghi esotici, il Nord e il Sud del Belpaese diventano il territorio da occupare, rilanciando con forza e risate l’unità nazionale. Unità sponsorizzata dall’efficienza delle poste italiane, dalla velocità alta delle sue ferrovie e dalla praticabilità delle sue autostrade, che esprimono la dinamicità di personaggi sempre diversi da com’erano al principio o al ‘casello’ di partenza. Tra una raccomandata e una Freccia rigorosamente rossa si fa l’Italia e si fanno gli italiani, incarnati da Claudio Bisio e Alessandro Siani, di nuovo alle prese coi cliché regionali, poi messi in discussione, superati e rimpiazzati con altri più abusati. Dopo il meridione di Castellabate, spetta al settentrione milanese essere declinato in stereotipo. In direzione ostinata ma contraria, Benvenuti al Nord serializza il format francese a firma Dany Boon (Giù al Nord) e intraprende un viaggio prevedibile verso il ‘freddo’ capoluogo lombardo, che si rivelerà neanche a dirlo altrettanto accogliente e gioioso.
Congedato Massimo Gaudioso e arruolato Fabio Bonifacci, la commedia di Luca Miniero riprende il benvenuto scorso con pochissime novità, riconfermandone la perfetta calibratura, gli ingredienti e i protagonisti sempre radicati nei tempi e nei ritmi degli sketch televisivi. Se il personaggio di Bisio scopriva a Sud il sole e il mare, la bonarietà e l’ospitalità della sua gente, quello di Siani imparerà il fascino della nebbia, sparata artificialmente, e il senso civico del milanese, che lava le strade di notte, combatte le polveri sottili, mette il casco in moto, in bicicletta e sul lavoro. Un anno trascorrerà tra happy hour e happy night, prima che il Mattia, perché il milanese ammette l’articolo determinativo davanti al nome proprio, possa trovare la maturità e ritrovare la sua procace Maria.
Benvenuti al Nord, come il precedente capovolto, è soltanto una favola che promette di incrinare la tenuta degli stereotipi nell’immaginario collettivo mentre li conferma, che reitera modalità (ri)creative e produttive, che costruisce tutto sulla parola e niente sull’idea di visione. Se Bisio e Siani non fanno una stella, sprovvisto di profondità (e fisionomia) drammatica il primo, epigono sbiadito dello stupore malinconico di Troisi il secondo, Paolo Rossi produce un firmamento interpretando (ancora una volta dopo RCL) il ‘metodo Marchionne’. Corpo solista si incarica di riempire una scatola vuota con la deflagrazione della sua comicità mimica e verbale.

MERCOLEDI 11 – GIOVEDI 12 LUGLIO 2012 – The Artist di Michel Hazanavicius – Oscar 2012 –

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Hollywood 1927. George Valentin è un notissimo attore del cinema muto. I suoi film avventurosi e romantici attraggono le platee. Un giorno, all’uscita da una prima, una giovane aspirante attrice lo avvicina e si fa fotografare sulla prima pagina di Variety abbracciata a lui. Di lì a poco se la troverà sul set di un film come ballerina. È l’inizio di una carriera tutta in ascesa con il nome di Peppy Miller. Carriera che sarà oggetto di una ulteriore svolta quando il sonoro prenderà il sopravvento e George Valentin verrà rapidamente dimenticato.
Anno Domini 2011, era del 3D che invade con qualche perla e tante scorie gli schermi di tutto il mondo. Michel Hazanavicius porta sullo schermo, con una coproduzione di rilievo, un film non sul cinema muto (che sarebbe già stato di per sé un bel rischio) ma addirittura un film ‘muto’. Cioé un film con musica e cartelli su cui scrivere (neanche tanto spesso) le battute dei personaggi. Si potrebbe subito pensare a un’operazione da filologi cinefili da far circuitare nei cinema d’essai. Non è così. La filologia c’è ed è così accurata da far perdonare l’errore veniale dei titoli di testa scritti con una grafica e su uno sfondo che all’epoa erano appannaggio dei film noir.

Hazanavicius conosce in profondità il cinema degli Anni Venti ma questa sua competenza non lo ha raggelato in una riesumazione cinetecaria. Si ride, ci si diverte, magari qualcuno si commuove anche in un film che utilizza tutte le strategie del cinema che fu per raccontare una storia in cui la scommessa più ardua (ma vincente perlomeno al festival di Cannes) è quella di di-mostrare che fondamentalmente le esigenze di un pubblico distante anni luce da quei tempi sono in sostanza le stesse.

Al grande schermo si chiede di raccontare una storia in cui degli attori all’altezza si trovino davanti una sceneggiatura e un sistema di riprese che consentano loro di ‘giocare’ con i ruoli che gli sono stati affidati. Se poi il film può essere letto linguisticamente anche a un livello più alto (come accade in questa occasione in particolare con l’uso della colonna sonora di musica e rumori) il risultato può dirsi completo. Per una volta poi si può anche parlare con soddisfazione di un attore ‘cane’. Vedere per credere.

MERCOLEDI 25 – GIOVEDI 26 LUGLIO 2012 – Quasi Amici di Eric Toledano

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La vita derelitta di Driss, tra carcere, ricerca di sussidi statali e un rapporto non facile con la famiglia, subisce un’impennata quando, a sorpresa, il miliardario paraplegico Philippe lo sceglie come proprio aiutante personale. Incaricato di stargli sempre accanto per spostarlo, lavarlo, aiutarlo nella fisioterapia e via dicendo Driss non tiene a freno la sua personalità poco austera e contenuta. Diventa così l’elemento perturbatore in un ordine alto borghese fatto di regole e paletti, un portatore sano di vitalità e scurrilità che stringe un legame di sincera amicizia con il suo superiore, cambiandogli in meglio la vita.
Il campione d’incassi in patria (con cifre spaventose) è anche un campione d’integrazione tra i più classici estremi. La Francia bianca e ricca che incontra quella di prima generazione e mezza (nati all’estero ma cresciuti in Francia), povera e piena di problemi. Utilizzando la cornice della classica parabola dell’alieno che, inserito in un ambiente fortemente regolamentato ne scuote le fondamenta per poi allontanarsene (con un misto di Mary Poppins e Il cavaliere della valle solitaria), i registi Olivier Nakache e Eric Toledano realizzano anche un film tra i più ottimisti sulle tensioni che attraversano la Francia moderna.
Mescolando archetipi da soap (anche i ricchi piangono), la favola del vivere semplice e autentico come ricetta di vera felicità e un pizzico di “fatti realmente accaduti”, a cui gli autori sembrano tenere molto (l’autenticità viene ricordata in apertura e di nuovo in chiusura con i volti dei veri personaggi), Quasi amici riesce a mettere in scena un racconto che scaldi il cuore e rischiari l’animo a furia di risate liberatorie (l’uinca possibile formula che porti incassi stratosferici) senza procedere necessariamente per le solite vie.
La storia di Philippe e Driss non segue la canonica scansione da commedia romantica, non procede per incontro/unione/scontro/riconciliazione finale ma ha un andamento più ondivago, che fiancheggia la crisi del rapporto e le sue difficoltà senza mai forzare il realismo.
Pur concedendo molto a quello che piace pensare, rispetto al modo in cui realmente vanno le cose, il duo Olivier Nakache e Eric Toledano riesce nell’impresa non semplice di infondere un’aria confidenziale ad un film che poteva facilmente navigare le acque del favolismo.
Molto è merito di un casting perfetto che, si scopre alla fine, ha avuto il coraggio di allontanarsi parecchio dalle fisionomie dei personaggi originali. Sul corpo statuario sebbene non perfettamente scolpito (come sarebbe invece accaduto in un film hollywoodiano) di Omar Sy passano infatti tutte le istanze del film. Dai suoi sorrisi alle sue incertezze fino alla sua determinatezza, ogni momento è deciso a partire da quello che l’uomo nero può significare nella cultura francese odierna. Elemento pericoloso quando vuole spaventare un fidanzato che merita una lezione o un arrogante vicino che ingombra il passaggio, indifesa vittima della società quando ha bisogno di un aiuto, forza primordiale e vitale quando balla e infine carattere autentico quando tenta approcci improbabili con le algide segretarie.

MERCOLEDI 1 AGOSTO – GIOVEDI 2 AGOSTO – Carnage di Roman Polanski

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In un misurato appartamento di Brooklyn due coppie provano a risolvere uno smisurato accidente. Zachary e Ethan, i loro figli adolescenti, si sono confrontati incivilmente nel parco. Due incisivi rotti dopo, i rispettivi genitori si incontrano per appianare i conflitti adolescenziali e riconciliarne gli animi. Ricevuti con le migliori intenzioni dai coniugi Longstreet, genitori della parte lesa, i Cowan, legale col vizio del BlackBerry lui, broker finanziario debole di stomaco lei, corrispondono proponimenti e gentilezza. Almeno fino a quando la nausea della signora Cowan non viene rigettata sui preziosi libri d’arte della signora Longstreet, scrittrice di un solo libro, attivista politica di troppe cause e consorte imbarazzata di un grossista di maniglie e sciacquoni. L’imprevisto ‘dare di stomaco’ sbriglia le rispettive nature, sospendendo maschere e buone maniere, innescando un’esilarante carneficina dialettica.
Non è la prima volta che Roman Polanski ‘costringe’ e isola i suoi protagonisti a bordo di una barca, dentro un castello, oltre il ghetto di Cracovia, sopra un’isola (in)accessibile. Da sempre nella filmografia del regista polacco la separazione è necessaria per mettere ordine e avviare un’ ‘inchiesta’. Accomodati tre premi Oscar (Kate Winslet, Jodie Foster, Christoph Waltz) e un candidato eterno non protagonista (John C. Reilly) in un appartamento di Brooklyn, ambientazione dichiarata dalla prima inquadratura e trattenuta da due alberi che dietro le fronde rivelano lo skyline ‘alterato’ di Manhattan, Polanski denuncia ancora una volta il riferimento al (suo) maestro inglese. In particolare un capolavoro di Hitchcock palpita sotto la superficie, un omaggio che dopo molte risate lascia un ‘nodo alla gola’.

 

Trattenuto in un’unica location e svolto in tempo reale, Carnage è ‘scenograficamente’ prossimo al Rope hitchcockiano che, girato a Los Angeles, apriva le finestre del suo appartamento su una Manhattan in scala, ricreata attraverso un ciclorama di quattrocento metri quadrati e illuminato da un’abbondanza di lampadine e insegne al neon. Il richiamo non si limita allo spazio esterno, ma ancora e di più a quella maniera unica di tradurre un’idea in un movimento, in movimenti invisibili quanto mirabili di macchina. Versione cinematografica della piéce teatrale di Yasmina Reza, co-sceneggiatrice con Polanski, Carnage coniuga il piacere della forma al valore della storia, una storia che ancora una volta suggerisce l’illusione della trasparenza. La maschera linda dei quattro protagonisti insinua presto un malessere sordo, un orrore che c’è e si vede. Così progressivamente le tempeste dialettiche restituiscono alla superficie i ‘corpi’ nascosti nei bauli dalla stessa vanità e gratuità degli studenti hitchcockiani.
Polanski, naturalizzato francese ma apolide per vocazione, satura l’inquadratura di uomini e donne che si sentono ostinatamente migliori dell’ambiente che li circonda, che rimandano a se stessi come gli specchi dell’appartamento, ubicato fuori dalla finzione a Parigi e dimostrazione della condizione di “perseguitato” di Polanski. In cattività, congiuntamente ai suoi coniugi (in)stabili e (ir)ragionevoli, il regista ribadisce l’impraticabilità di introdurre un ordine nella realtà perché basta un conato di bile, un cellulare annegato, un libro imbrattato, una borsetta rovesciata a disperdere equilibrio e ‘democrazia’. Città immaginaria e ferocemente reale, New York apre e chiude il dramma da camera di Polanski, che spacca e fruga, ‘percorrendo’ con lo sguardo personaggi già ipocriti e corrotti, strumenti di ferocia intrappolati in un cul de sac. In barba al politicamente corretto, l’irriducibile e non riconciliato Polanski ha cominciato a saldare i conti con l’American Dream. Un sogno che non c’è più e forse è solo la più grande menzogna mai tramandata.

MERCOLEDI 8 – GIOVEDI 9 AGOSTO Com’è bello far l’amore di Fausto Brizzi

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Andrea e Giulia hanno quarant’anni, un figlio adorato, una tata smaniosa, tanta serenità e poca voglia di fare sesso. Voglia perduta negli anni, dentro il quotidiano, dietro la consuetudine, tra una casa al mare e un’altra in città. Apatica lei, distratto lui, per Andrea e Giulia non è mai il momento giusto per consumare, meglio un fumetto o una rivista di gossip. La visita improvvisa di Max, porno divo residente (e operativo) a Hollywood, sollecita la loro indolenza, costringendoli a fare i conti con le troppe notti ‘in bianco’. Amico di vecchia data di Giulia e amatore per professione, Max non lesinerà in suggerimenti e consigli per l’uso, disinibendo le inibizioni ed eccitando la fantasia. Traanelli vibranti e preservativi ritardanti, il piacere non tarderà a venire.

Assorbito e smaltito anche quest’anno il cinepanettone, i tempi sono maturi per mettere in produzione e lanciare sul mercato il cinesanvalentino, prodotto romantico e transgenerazionale che frequenta il matrimonio, l’amore e i suoi rimedi. ‘Contro’ il cinema d’autore, riprodotto nel prologo, caricato di pessimismo cosmico e di virtù fecondanti, Fausto Brizzi realizza un prodotto medio e rigorosamente de-autorializzato, che interrompe brevemente la compostezza perbenista della commedia italiana.
Con toni fintamente anticonformisti Com’è bello far l’amore racconta un cammino in avanti, verso l’ebbrezza della disinibizione e della trasgressione, che in realtà ne inscena uno all’indietro alla ricerca dell’unico luogo che conti: il focolare domestico. Lontana dall’essere in qualche modo sovversiva, la commedia reversibile di Brizzi (e Martani) è il luogo della riappacificazione familiare dopo una vacanza dal matrimonio.

Recuperando volti televisivi (Fabio De Luigi, Michele Foresta e Virginia Raffaele) e facendo circolare un po’ di divismo, periferico con Margherita Buy, centrale e centrato con Filippo Timi e Claudia Gerini, Com’è bello far l’amore accoglie il sesso come argomento da offrire alla sorridente riflessione dello spettatore, non disdegnando infiltrazioni drammatiche sempre e opportunamente chiuse tra parentesi comiche. Se poi è vero che gli ‘esami’ non finiscono mai, questa volta tocca ai quarantenni varcare la linea d’ombra, affrontare una prova dall’esito incerto e accedere a una nuova consapevolezza (sessuale).

Com’è bello far l’amore non sfugge in ogni caso al bisogno ecumenico di coinvolgere pure il pubblico più giovane attraverso una storia romantica risoltasi sulla voce di Richard Sanderson. E proprio la sua “Reality”, dove ‘i sogni sono la realtà’, fornisce la chiave di un film che abita un mondo fantastico da smontare o costruire all’occorrenza, dove non ci sono esigenze di spazio, territorio, piani regolatori, caro affitti, caro casa, dove il lavoro è relegato dentro un tempo indeterminato o funzionale a esibire una gag.
Com’è bello far l’amore conferma l’abilità di Brizzi a confrontarsi coi meccanismi industriali e l’ambizione ad ‘accomodare’ la commedia americana. Se ‘ieri’ ebbe la brillante intuizione di riscrivere per l’Italia un genere, quello del teen-movie, di riadattare operazioni all star hollywoodiane (Ex e il dittico Maschi contro femmine/Femmine contro maschi), ‘oggi’ gira una commedia sessualmente connotata che ammicca a quelle eroticamente esplicite di Edward Zwick (Amore & altri rimedi) o di Ivan Reitman (Amici, amanti e…). Una commedia tridimensionale che percepisce la profondità nelle immagini e manca quella dello sguardo, che riconsegna la Gerini al ruolo smaccatamente carnale, concentra De Luigi in un”ecodose’ senza mordente e ammorbidente, riempie di parole (a vanvera) l’esuberanza attoriale di Timi.