DEGUSTAZIONE DI VINI PIEMONTESI DELL’AZIENDA AGRICOLA BRUNA GRIMALDI

Pubblicata il by hollydrink Caricata in Bar Enoteche | Lascia un commento  

 

La conoscenza di Bruna Grimaldi e Franco Fiorino, unita alla competenza dell’agronomo Giampiero Romana, puntano ad un unico obiettivo: lavorare la vigna nel pieno rispetto della tradizione. Preservare le caratteristiche di un territorio capace di regalare vini importanti, strutturati, dai profumi intensi, dove la natura si esprime al meglio, dove la terra è presente nella qualità del vino.Le vigne dell’azienda si estendono nei Comuni di Grinzane Cavour, Serralunga d’Alba, Roddi e Diano d’Alba. Dieci ettari che regalano 50 mila bottiglie che racchiudono l’essenza naturale del vino di Langa, dal re Barolo passando per il Dolcetto, il Barbera, il Nebbiolo d’Alba. Un’impronta marcata e precisa, quella dell’azienda Bruna Grimaldi, che si esprime anche nei tre crü dai quali si ricavano il Barolo Badarina a Serralunga, il Barolo Camilla a Grinzane Cavour, il Barolo Bricco Ambrogio a Roddi. La lavorazione del vigneto segue i canoni della tradizione: la vite viene lasciata crescere in modo naturale. Per favorirla, vengono fatti interventi meccanici per il controllo dell’inerbimento naturale, e non si interviene con trattamenti per il diserbo sottofila. Analisi in fase di maturazione dell’uva su zuccheri, acidità, polifenoli, per portare in cantina un’uva sana, con il giusto equilibrio di maturazione, dalla quale ricavare un vino dai profumi puliti.L’uso di prodotti chimici è ridotto al minimo, e non vengono utilizzati antibotritici e prodotti sistemici. La purezza dell’uva passa soprattutto attraverso i lavori manuali: puliture fatte a mano e vegetazione curata. Tutti accorgimenti che permettono di ottenere un’uva capace di regalare vini di qualità.La cantina secondo Bruna Grimaldi e Franco Fiorino è concepita come un luogo dove il vino è il naturale passaggio finale di un processo lavorativo che inizia e si sviluppa nella vigna. La struttura, ricavata da un edificio di inizio ‘900, e convertita a cantina dagli anni ’50, è stata concepita per preservare al meglio la qualità del vino. La cantina è composta dai reparti vinificazione, invecchiamento, stoccaggio, confezionamento e magazzino. Fin dal 1999, anno della prima vendemmia firmata Bruna Grimaldi con il Barolo Badarina, l’uso della tecnologia è ridotto, e si privilegia l’utilizzo del legno con botti grandi e tonneau. Anche per questo aspetto la mentalità è chiara: il legno serve completare ed esaltare la qualità dei vini, soprattutto per il Barolo, la Barbera ed il Nebbiolo d’Alba. L’uso del legno dipende anche dall’andamento climatico dell’annata nella vigna. Il vino è buono perché preserva la sua naturalità, questa è la chiave che apre la porta della cantina, dove il lavoro di Franco Fiorino è incentrato sull’ottenimento di vini dal sapore genuino, dal sapore di uva.

VI ASPETTIAMO NUMEROSI LUNEDI’ 27 MAGGIO ALLE ORE 21

INGRESSO €.20,00

AZIENDA VINICOLA CRISERA’ – Reggio Calabria

Pubblicata il by hollydrink Caricata in Bar Enoteche | Lascia un commento  

 A partire da oggi pubblicherò, anche sul mio sito (www.hollydrink.it) un articolo riferito ad un produttore e a un suo vino.

Mi piacerebbe interagire con voi. Fatemi domande, chiedetemi curiosità. Sarò felice di rispondervi!

Buona lettura!

Personalità.

Cosa rischia di sparire in un panorama enologico sempre più Omo ( omologato, intendo, cosa andate a pensare… ) dove il Merlot e il Cabernet fanno da padrone ovunque ? La personalità!

Diventa quindi cosa buona e giusta dare spazio a quei vini che la personalità tendono a conservarla, che lottano per dare spazio sul mercato a che quelle che, paradossalmente, sono idee innovative perchè recuperano vitigni, tecniche di produzione o di vinificazione e soprattutto territori che sono da anni abbandonati.

Un particolare plauso va ad una piccola azienda Calabrese, l’azienda Agricola Criserà che di questo recupero della tradizione ha fatto una bandiera.

Oggi parleremo di un suo vino, ovvero “Armacia” Igt 2011 Costa Viola.

Partiamo dal brand; Costa Viola, la zona Tirrenica della Calabria ,il mare che battezza questo vino e lo impregna. Armacia, il nome è quello dei muretti a secco costruiti sulle scoscese colline a ridosso del mare sui cui terrazzamenti le viti vengono coltivate.

Un’ agricoltura dura, a forte attività manuale, fatta da piccoli produttori che poi conferiscono le uve, ma che cede al vino tutta la grinta ed i colori ed i sapori del mare.

Le uve : abbiamo un blend di vitigni autoctoni, la Prunesta, la Malvasia Nera, il Nerello ed il Gaglioppo.

Il Gaglioppo è il vino per eccellenza della Calabria, l’uvaggio da cui si ricava il Cirò DOC, un vitigno adattatosi a crescere in suoli secchi ed aridi.

La vera chicca è però il Prunesta, un altro vitigno autoctono le cui origini risalgono ai romani e forse alla Magna Grecia, così chiamato forse dal Latino ”Bruma”, per richiamare la pruina che lo ricopre quasi a ricordare la nebbia.

Passiamo all’analisi del vino, colore rubino intenso tendente al viola, un profumo vinoso con bouquet ricco con fiori e frutta. La sorpresa è all’assaggio: un vino molto minerale che richiama il mare vicino a cui le sue uve sono cresciute. Come dicevo, un vino con una forte personalità, con sapori difficili da trovare.

Un vino di quelli che si definiscono a tutto pasto, che le noti minerali rendono possibile abbinare senza grossi problemi anche ad un piatto di pesce.

Bollettino della Seconda Quaresima Da Holly.

Pubblicata il by Limbiati Tempo e Preziosi Caricata in Bar Enoteche | Lascia un commento  

Dopo l’annuncio in anteprima sul nostro Blog della iniziativa della Serata della Seconda Quaresima con le bistecche frollate quaranta giorni con le amorevoli cure del Gianni Macelar, le cose sono evolute molto velocemente.

Le prenotazioni per i posti disponibili sono state chiuse dopo circa venti minuti e dopo poco tempo il Gianni ha trovato anche la bestia la cui carne  avesse le giuste caratteristiche per affrontare il lungo processo di frollatura.

Da quel momento è scattato il contatore per i quaranta giorni che ha portata a schedulare l’evento per Venerdì 10 Maggio.

Come già detto posti esauriti da tempo, per preparare chi parteciperaà all’evento e rendere compartecipi quelli che sono rimasti fuori una piccola foto ricordo delle bistecche presa dopo due settimane frollatura sotto il vigile occhio e le abili mani del Gianni.

Colomba di Pastasfoglia dell’Emiazico

Pubblicata il by marco emiazico Caricata in Bar Enoteche, In Primo Piano | Lascia un commento  

Da anni stresso Marco perché la produzione dei mitici cammelli di pastasfoglia dell’Epifania venga estesa  ad altre festività, che so stelle comete natalizie di pastasfoglia, coniglietti pasquali di pastasfoglia, trombette carnevalesche di pastasfoglia, salvagenti ferragostani di pastasfoglia.

Non è possibile che la pastasfoglia sia disponibile solo all’Epifania, solo per un tempo limitato e pure in quantità limitate rispetto alla domanda. Il cliente drogato di pastasfoglia come me ha il diritto di consumarla più di una volta l’anno.

E dopo anni di stress, finalmente abbiamo un nuovo prodotto : le Colombe di Pastasfoglia Pasquali, il degno successore dei mai abbastanza decantati Cammellli di Pastasfoglia dell’Epifania.

A breve inizierà la produzione e la distribuzione e quindi suggerisco di procedere già con le prenotazioni per non rimanere a bocca asciutta.

Non mi dilungo nella descrizione del prodotto, l’ho già fatto per l’Epifania, inutile quindi ricordare la bella copertura scura dove lo zucchero si è caramellato, i mille strati soffici che le compongono, la morbidezza del burro e la leggerezza dell’impasto……

Insomma, Buona Pasqua e Buona Appetito!

Paolo Maggioni

LA “SECONDA QUARESIMA”DA HOLLY

Pubblicata il by hollydrink Caricata in Bar Enoteche, In Primo Piano | Lascia un commento  

 Serata con Bistecche frollate 40 giorni

Diciamocelo chiaramente, il vero lusso al giorno d’oggi è il tempo, tutto deve essere veloce, tutto deve essere pronto subito, nessuno e niente può permettersi di aspettare.

Ma il tempo è anche il grande giudice e complice del gusto! Come per i vini, il poter attendere appagherà maggiormente il nostro palato.

Bistecca La bistecca, anzi la buona bistecca, è uno di quei cibi di cui il tempo è amico. La carne deve essere frollata per permettere quelle trasformazioni chimiche che ne cambiano la struttura e ne esaltano morbidezza e gusto.

Questa pratica è purtroppo però caduta in disuso ma “Gianni Macelar” ed Holly vogliono però proporre una operazione di recupero dei veri gusti e di riconquista del tempo che ci è stato sottratto dai dittatoriali ritmi moderni.

Gianni inizierà a breve una selezione di bistecche che metterà a frollare per 30/40 giorni nella propria cella. Una vera e propria Quaresima dove per 40 giorni aspetteremo la vera carne.

Il numero di bistecche che verrà messo a stagionare non sarà ovviamente alto e perciò la raccolta delle prenotazioni inizia sin da subito.

Quindi, ricapitolando, armatevi di prenotazione, tanta pazienza e voglia di aspettare, e tanto appetito per gustarvi una bistecca come poche volte vi capiterà di assaggiare.

Adesso vi starete chiedendo quando ? Questo va ancora stabilito. Le bistecche vanno coccolate e l’operazione va definita e concordata col giusto anticipo. Quindi si inizia dalla raccolta delle adesioni e successivamente verrà stabilita la data dell’evento.

Contattate Fabio, Enoteca Holly Drink Via F. Zutti 2 Tel.0331920610 info@hollydrink.it, date le vostre disponibilità e la cosa prenderà forma nei giusti tempi.

Tanto, il tempo, è proprio quello che non ci manca…..

PROSECCO O BOLLICINE??

Pubblicata il by hollydrink Caricata in Bar Enoteche | Lascia un commento  

Il Prosecco è un fenomeno italiano di qualità il cui successo è talmente vasto che la frase “mi da un prosecco” è diventato lo standard di qualunque aperitivo dove si voglia bere un bianco con un po’ di carbonato pensando, con quelle parole, di includere tutta la produzione di spumanti italiani.

Niente di più sbagliato, purtroppo, visto che il prosecco e lo spumante hanno due metodi di produzione completamente diversi dato che uno si basa sul metodo Charmat e l’altro sul metodo classico tradizionale.

Cominciamo intanto dalla prima distinzione del prosecco che è quella della zona di produzione limitata al Veneto ed al Friuli ed all’uvaggio che deve essere almeno al 90% Glera ed il resto di Verdiso ( o in minor misura Perera o Bianchetta). Se poi si vuole andare sul DOCG abbiamo come zona riconosciuta il Conegliano-Valdobbiadene e come ulteriore suddivisione il Cartizze che è prodotto solo a Valdobbiadene e solo con uve Glera.(prodotto con un residuo di zucchero maggiore).

Parlavamo del metodo di produzione del prosecco, questo non è altro che il metodo Charmat. Le uve, una volta raccolte vengono sottoposte ad un primo processo di fermentazione a bassa temperatura che ne preserva gli aromi e poi ad una seconda fermentazione, quella che è alla base del metodo Charmant, fatta in autoclave d’acciaio.

 Questo metodo di fermentazione, inventato dall’italiano Martinotti ( un astigiano e non a caso il metodo Martinotti-Charmant è alla base non solo del prosecco ma anche dell’Asti Spumante ) prevede che nella autoclave pressurizzata vengano inserite il mosto i lieviti di fermentazione e dei sali minerali. Il processo di fermentazione è molto più veloce di quello del metodo classico e si aggira solitamente sui 20 giorni ( più è lunga la permanenza sui lieviti migliore è la qualità ) dopodiché viene travasato con filtrazione in una altra autoclave, refrigerato e nuovamente filtrato ed infine imbottigliato, sempre in ambiente iperbarico per conservare la carbonica. Quello che si ottiene è un vino adatto ad essere consumato giovane e che mantiene inalterati gli aromi primari.

Il Metodo Classico, che solo per i francesi può essere chiamato metodo Champenoise, è quello inventato dal leggendario Abate Dom Pierre Perignon e prevede invece la seconda fermentazione in bottiglia.

Dopo la prima fermentazione con lieviti e zuccheri dell’uva e l’assemblaggio del Cuvee ( miscela di diversi uvaggi e diverse annate ) il vino viene messo in bottiglia con l’aggiunta del “liqueur de tirage”, ovvero una miscela di lieviti, zucchero di canna e sali minerali lasciata al buio per almeno sei/otto mesi in posizione orizzontale. In questi mesi attraverso i lieviti si crea anidride carbonica e, questa, costretta dalla pressione, si scioglie nel vino con il processo chiamato presa dispuma: più lunga la permanenza più persistente la bollicina. Dopo questi mesi, consumato lo zucchero, parte quello che è chiamato affinamento sui lieviti che permette a questi di restituire gli aromi e che dura dai 16 mesi ai 33 mesi ( che fa 1000 giorni da cui la leggenda che questi sono i “millesimati”, dove invece i millesimati sono quelli fatti con un vino di una stessa annata). A questo punto abbiamo il Remuage , dove le bottiglie vengono lasciate a pancia in su con inclinazione via via crescente e ruotate ogni giorno di 1/8 di giro per far accumulare la feccia verso il tappo, feccia che sarà poi eliminata grazie alla sboccatura, ovvero dalla pressione del gas dopo una veloce apertura ( nelle tecniche moderne la feccia viene congelata per rendere più efficace la sboccatura).

La bottiglia viene addizionata con la “liqueur d’expédition”, una miscela segreta di vini e zuccheri, rinchiusa con il tappo e la gabbietta e a questo punto avremo un prodotto che in molto casi può affrontare anche lunghi invecchiamenti.

 Come si vede due procedimenti e due obiettivi molto diversi, che meritano una seria differenziazione anche quando si ordina. Ricordate, “Vorrei una bollicina” e “vorrei un prosecco” possono essere due cose molto, molto diverse.

http://3.bp.blogspot.com/_Sev4VDkiWw4/STe6aNs9yJI/AAAAAAAAAsY/34HV-QGl6Vs/s400/metodo+Charmat.jpg

Torta da Lupo

Pubblicata il by marco emiazico Caricata in Bar Enoteche | Lascia un commento  

“Fame da Lupo”

Avevo già fatto un post su questo Blog sulle creazioni di pasta di zucchero di Silvia, però era un post fatto per conoscenza indiretta basato solo sulle creazioni  che Marco nel tempo mi aveva fatto vedere al bar. Diverso però quando si ha un bel reality check e si può parlare di qualcosa che si è toccato con mano, o meglio ancora con il palato.

Andiamo per gradi e partiamo dalla pizzata di compleanno organizzata da Riccardo, il figlio grande alla Lanterna di Golasecca, oppure partiamo ancora da prima dalla sua passione per i lupi coltivata con le visite al centro di Entracque dove si possono ammirare da una torretta degli animali in libertà. Insomma per farla breve da qui si è approdati al desiderio di una torta con il lupo anzi, meglio ancora, di una torta a forma di lupo.
Ricerca su google, si scartano le foto con la testa del Luppi di cui questo blog abbonda, si trova una bella torta a forma di testa di lupo, esattamente quello che Riccardo voleva.

Next Step? Mandiamo le foto e la richiesta a Silvia ed a Marco per esaminarle e ci si scambia qualche telefonata per i dettagli, nulla è semplice come sembra dato che la testa di lupo che ulula si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte  ( citazione  Morettiana scontata ) ma la tensodinamica strutturale deve essere studiata bene. La consistenza della pasta deve essere buona per evitare crolli ed i blocchi devono essere abbastanza alti per essere coesi e di conseguenza bisogna pensare al giusto ripieno perchè non risulti troppo asciutta pur conservando l’equilibrio. La pasta di zucchero poi avrebbe difficoltà a rendere i peli in maniera naturale ed anche questi dettagli vanno studiati per sposare realismo e gusti di un undicenne.

Detto fatto e comunque la torta è pronta per il giorno della pizzata, la moglie la ritira e mi dice che è bellissima, per me e per i ragazzi resta invece un mistero sino a che non viene portata in tavola lasciando tutti a bocca aperta.

Un vero spettacolo, la testa di un lupo grigio protesa verso l’alto, le fauci aperte con le zanne bianche fatte di pasta da zucchero, quanto di meglio un ragazzino possa desiderare. I dettagli sono curatissimi, le orecchie sembrano vere, il pelo è simile all’originale, gli occhi sembrano fissarti.

A malincuore di deve tagliarla e portarla in tavola per la seconda parte dell’esperienza, quella gustativa. La torta è stata realizzata con un impasto, che quasi ricorda il pandoro anche se è di consistenza molto più alta, stratificata in mattoni alti quattro dita farciti di una densa crema al cioccolato. Tutta la torta è rivestita di pasta bianca su cui poi è stato modellato il pelo grigio. La pasta è si consistente ma anche morbida e si gusta molto bene, si sente la freschezza ed il gusto dell’uovo. La crema al cioccolato fornisce la giusta dose di umidità e il fondente si percepisce nettamente. Il rivestimento esterno è burroso, ovviamente zuccherato ma non in quantità tale da risultare stucchevole.

Detto questo il commento è uno solo, grande torta e successo assicurato con tutti gli invitati.

Comunque guardate le foto, valgono pià di 1000 parole!!!!

Paolo Maggioni

I cammelli di pastafrolla

Pubblicata il by marco emiazico Caricata in Bar Enoteche | Lascia un commento  

Una delle grandi tradizione delle festività natalizie di Sesto sono sicuramente i cammelli di pastafrolla di Emiazico.

Una produzione purtroppo limitata solo a pochi giorni a cavallo dell’Epifania  per una golosità assoluta che scatena la corsa all’accaparramento. Mi ricordo ancora qualche anno fa una signora della Sesto bene che, resasi conto che i cammelli stavano finendo, mi passò davanti accaparrandoseli sfoderando una classe degna della Sora Lella al Mercato Rionale di Tormarancia.

Da dove partiamo? Direi dalla descrizione, dei cammelli stilizzati, di dimensioni importanti sfiorando i 20 centimetri, alti tre dita, di un tenue color marrone reso lucido dallo zucchero glassato dalla cottura, con un aspetto che si può da subito denotare come friabile.

La pastafrolla è di altissima qualità, fatta di tanti strati, ariosa, si sbriciola in bocca con una piacevole sensazione che si diffonde nel palato.
Il gusto è intenso, dolce al punto giusto, lievemente pungente.
La crosticina superficiale è poi speciale, con quel quid in più di sapore dato dallo zucchero cotto dal calore.

Gli arti, la coda e la testa, più sottili rispetto al corpo, sono quelli che riescono a dare il migliore gusto perché la crosticina è più diffusa rispetto al volume e quindi in caso di consumo conviviale vi consigliamo di buttarsi subito a staccare questa parte.

Suggerimento ulteriore, prenotate per tempo la vostra razione onde evitare che vi venga scippata e rimaniate a bocca asciutta all’Epifania.

Paolo Maggioni

 

Il Panettone dell’Emilio

Pubblicata il by marco emiazico Caricata in Bar Enoteche | Lascia un commento  

Non c’è Natale senza Panettone e sicuramente si deve cercare il meglio per il dolce che accompagna le nostre feste.

La qualità dei panettoni industriale prodotti in Italia è sicuramente alta, ma nulla riesce ad eguagliare la bontà di un Panettone artigianale.

La pasticceria Emiazico produce da anni per i propri clienti un panettone speciale prodotto nel rispetto della tradizione lombarda con un occhi alla qualità degli ingredienti.

Il segreto del grande panettone è nel processo di lavorazione, lungo e paziente, dove l’impasto viene lavorato più volte lasciandolo ogni volta lievitare con ritmi che vengono scelti dal pasticciere secondo la propria arte e propria esperienza e che costituiscono quasi una ricetta a se stante per ogni pasticceria. L’impasto viene formato nella pirottina e dopodiché viene lasciato ancora lievitare prendendo così anche la caratteristica forma a cupola.

L’impasto viene poi cotto con attenzione e lasciato raffreddare a testa in giù prima del confezionamento.

Quello che si ottiene è il vero panettone vaporoso, che si scioglie in bocca quando lo mangi, con la pasta gialla paglierino dove senti l’inconfondibile sapore del burro e delle uova e dove uva sultanina e canditi la fanno da padrone.

Insomma, niente di meglio per Natale che portarsi a casa un panettone artigianale da gustarsi con la famiglia e gli amici al termini del pranzo o della cena. Magari con una bella cucchiaiata di mascarpone diluito con rum o brandy.

E ricordiamoci che per l’Epifania arriveranno i cammelli di pastafrolla, ma questo è già un altro post.

Paolo Maggioni

L’Iperespresso: le nuove rivoluzionarie macchine del caffè di Illy

Pubblicata il by marco emiazico Caricata in Bar Enoteche | Lascia un commento  

Il cammino verso il caffè del bar è sempre più corto, sia in senso letterale che in senso metaforico visto che con le nuove capsule Iperespresso Illy ha raggiunto un’altra tappa che porta il perfetto caffè del bar nelle nostre case.

Nel nuovo rivoluzionario sistema, protetto da cinque brevetti, invece della classica cialda abbiamo una capsula che contiene il caffè già pressato e che funge da completa camera di estrazione su due fasi, una chiamata di iperinfusione ed un’altra di emulsione. Grazie a questa nuova modalità si ottiene un caffè vellutato dove la crema, come spiegano in Illy, si forma dentro il caffè e non sopra. Una crema che risulta spessa e persistente  e permette di ripetere dalla macchina di casa l’esperienza sensoriale del caffè del bar.

Le capsule sono proposte in diverse varietà per adeguarsi ai gusti di ciascuno, si parte dal classico Blend Illy fatto nove varietà di arabica che viene proposto in quattro versioni : tostatuta media per chi ama il gusto dolce ed equilibrato, tostatura scura per chi preferisce un aroma intenso, lungo e decaffeinato.

Oltre a questi vengono proposti i gusti speciali fatti da una sola qualità di Arabica: Guatemala, dolce ed aromatico con note di caramello e miele, Brasile dal gusto intenso con note di cioccolato ed Etiopia, dolce e delicato con note fiorite e fruttate.

Gusto speciale e prezioso è poi l’Idyllyum, realizzato con sola Laurina, una qualità di Arabica dal basso contenuto naturale di caffeina disponibile solo in alcuni periodi dell’anno. Un caffè dalla consistenza vellutata con un aroma ricco con note di cioccolato, caramello e frutto.

La nuova tecnologia delle capsule si accompagna ovviamente anche ad una nuova tecnologia di  macchine del caffè sviluppate appositamente per Illy e che vengono proposte dal Bar Emiazico.

Considerato il lungo connubio fra Illy e stile le macchine  sono quelle della FrancisFrancis, la casa produttrice posseduta da Illy che si contraddistingue per le sue linee stilish che sono comparse anche in Sex and The City.

Tutti i sistemi sono realizzati in vetro ed alluminio, un mix di alta tecnologia ed eleganza che unisce l’arte del buon caffè ad una capacità intrinseca di far arredamento nella vostra cucina. Il regalo perfetto per se o per un amico per il natale che sta per arrivare.

E ricordiamoci, per chi vuole stare sul classico e sulla tradizione, la macchina Gaggia per Iperespresso Illy.

Nota a latere in chiusura : acquistando una macchina del caffè si riceveranno in regalo 90 capsule assortite di Blend Arabica per gustarsi qualche mese di buoni caffè in pieno relax.

CHAMPAGNE BOLLINGER EDIZIONE SPECIALE JAMES BOND 007

Pubblicata il by hollydrink Caricata in Bar Enoteche | Lascia un commento  

Champagne Bollinger James Bond 007

2002

James Bond ha sempre avuto, nella sua esemplificazione di una eleganza inglese probabilmente estinta con l”impero, una grande relazione con i vini. Innumerevoli sono le citazioni, mi fermo a quella dello scontro finale in “dalla Russia con Amore” con la spia russa che aveva ordinato Chianti con il pesce dove lo apostrofa con un : “Red wine with fish. Well, that should have told me something” ( grazie a Cesare di AmericaCube per la citazione ).

Upper Class e quarti di nobiltà si accompagnano sempre con un grande Champagne nell’immaginario collettivo ed il sodalizio con la Bollinger era iniziato con “Live or let Die” con Roger Moore dove era apparsa per la prima volta e da allora è stata una presenza quasi costante nei film della spia inglese.

Per celebrare cinquant’anni di film di James Bond la Bollinger ha lanciato la “limited edition Bollinger 002 for 007” espressamente dedicata alla sua relazione con il personaggio.

Come abbiamo detto con James Bond la classe è tutto e quindi la confezione è stata disegnata per avere una sua particolare eleganza, una scatola in nero ed argento con apertura a combinazione che ricorda un silenziatore una Walther PPK ed una bottiglia con una etichetta nera con scritte in argento ed il richiamo al classico logo dello 007 che sfuma in una pistola.

Non fermiamoci però solo all’apparenza, come James Bond la vera sostanza è all’interno dello smoking e la bottiglia è di Bollinger La Grande Année 2002, secondo alcuni la migliore degli ultimi dieci anni.

Bollinger è una delle poche delle grandi grandi case rimaste ancora nelle mani dei suoi proprietari originali e fa vanto di conservare tradizione e qualità puntando sempre a grandi vini. Almeno il 60% delle uve, ed in particolare quelle di Pinot Noir, provengono da vigneti di proprietà della casa, ognuno dei singoli Cru è vinificato separatamente, utilizzando botti di quercia invecchiata e con un rispetto maniacale del metodo classico che gli consente di ottenere grandi vini predisposti per l’invecchiamento.

Si tratta di un Brut dalle caratteristiche speciali, 60% di Pinot Noir e 40% di Chardonnay, color oro profondo a connotarne l’invecchiamento, un perlage finissimo e persistente, complesso al naso con una connotazione di pane tostato e frutta e note di spezie, rabarbaro e nocciola; al palato una grande struttura con una lunga persistenza.

Edizione speciale e limitata, (produzione di 2007 bottiglie) non facile da trovare ma che può essere l’idea giusta per un regalo da non dimenticare

Attenti a quei due: I 2 giorni enoculinari di Holly e Gianni Macelar

Pubblicata il by hollydrink Caricata in Bar Enoteche | Lascia un commento  

Due pezzi da 90 dell’Enogastronomia Sestese si incontrano e mettono assieme le proprie forze per l’occasione speciale della giornata del Tartufo.

Il Gianni Macelar, l’evangelista della carne di qualità di Sesto Calende, per l’occasione collaborerà con la famiglia Olearo per creare un evento indimenticabile nella caratteristica ambientazione di Via Zutti.

L’idea è quella di creare una iniziativa improntata su carne di qualità e vino di eccellenza per offrire una due giorni del gusto frutto di una accurata selezione degli ingredienti fatta dall’inedito duo.

Cominciamo dal contesto che sarà quello classico delle tante degustazioni di successo di Holly, Via Zutti riempita di tavoloni, i banchi esterni di mescita  del vino e di somministrazione del cibo, la solita atmosfera conviviale e la solita attenzione alla qualità.

Le proposte culinarie saranno incentrate sulla carne con tre pietanze di base, il carpaccio, la tagliata e lo stufato, ciascuno proposto in diversi abbinamenti di stagione.
Il Gianni come il solito curerà personalmente ogni singolo taglio dalla scelta in stalla della bestia alla sua preparazione prima di essere servita. In particolare per la tagliata si andrà su carne di scottona, ovvero di una giovane femmina mai stata gravida, inconfondibile per la sua morbidezza e le sue sottili venature di grasso. Sullo stufato anticipiamo solo che sarà una gradita sorpresa molto organica con le nostre zone, per gli estimatori segnaliamo già che avremo in giro un bel paiolo di polenta, e come cappello, preannunciamo già, che il porcino avrà la sua bella ragione di essere.

A latere crostoni ed altre proposte da mangiare al volo e per chiudere in bellezza una bella panna cotta al cioccolato al sapore di tartufo.

Fabio lascerà terreno libero nella scelta di cosa bere ma si cercherà di indirizzare i buongustai verso i grandi classici Piemontesi che meglio di ogni altro si adattano ai menù ed al clima, meteorologico e dell’ambiente, di queste giornate. Se vogliamo buttare li qualche nome da provare in quei giorni mettiamoci una bella Barbera di Albino Rocca o di Cordero di Montezemolo, un Nebbiolo di Clerico od un Dolcetto sempre di Clerico. Se poi si vuole salire di livello un Barolo dei Tenimenti Fontanafredda di Serralunga d’Alba o un Barbaresco della Cantina dei Produttori del Barbaresco non ce lo leva nessuno.

Tempo permettendo, ma le previsioni volgono al bello, avremo un uno-due che replicherà i successi, il pienone e l’allegria della serata in bolla di quest’estate.

Chiudiamo perciò dicendo: partecipate gente, partecipate.

Paolo Maggioni

IL CHIANTI CLASSICO DOCG RISERVA DUCALE ORO

Pubblicata il by hollydrink Caricata in Bar Enoteche | Lascia un commento  

Il grande Chianti ante litteram

Prima che il Chianti diventasse un vino alla moda, prima che tante cantine sfornassero grandi vini da queste terre basati sul Sangiovese, quando ancora il Chianti era quello con il fiasco di paglia perfetto per il largo consumo, prima di quello era la Riserva Ducale di Ruffino.

Era il 1927 ed i Tenimenti Ruffino ( quale nome meglio di Tenimenti riesce ad evocare antico legnaggio, affezione al territorio e toscanità all’estrema potenza ) decisero di creare un grande Chianti che si distinguesse per l’eleganza e ne dedicarono il nome al Duca d’Aosta, il cugino dei Savoia che in quel momento rappresentava il meglio della monarchia in Italia.

Era il 1947, in una Italia appena uscita dalla tragedia e dalle distruzioni della guerra che così vicina era passata ai Tenimenti ed il Duca d’Aosta morto nei campi di prigionia inglesi, che venne deciso di fare un coraggioso salto in avanti creando il Riserva Ducale Oro.

L’obiettivo era chiaro, si voleva creare un Chianti in grado di rivaleggiare con i migliori vini Piemontesi e francesi, furono scelte le migliori vigne che producevano il Sangiovese Toscano e da queste si decise di creare un grande vino adatto ad un lungo invecchiamento.

La coraggiosa scelta di qualità sin dall’inizio è stata confermata poi da una decisa valutazione delle annate che fa si che la produzione del Riserva Ducale Oro per ogni annata sia subordinata alla qualità della produzione di quell’anno. Questo vuol dire che se il 1999, il 2000 , il 2001 ed il 2003 sono annate da lunghissimo invecchiamento, il 2002 non è stato mai prodotto perchè non rispecchiava i severissimi criteri di selezione. Parlando poi di annate quella del 1977 e del 1985 sono considerate perfette e vogliamo ricordare che la longevità del vino rende molto frequente il trovare annate risalenti agli anni 50 nelle degustazioni organizzate da Ruffino.

Che si può dire di questo vino se non che affonda le proprie radici nel territorio e nella tradizione, conservando il gusto schietto del Chianti senza nessuna concessione alle ruffianerie che hanno contagiato molti produttori attenti al gusto d’oltreoceano molto più avvezzo alle anonime rotondità di certi rossi, con un invecchiamento in rovere ma nessuna barrique che ne altererebbe il gusto.

Abbiamo oggi disponibile, dopo cinque anni di invecchiamento, l’annata del 60 anniversario, quel 2007 che conferma all’assaggio una annata favorevole nella produzione toscana. Un vino, che per festeggiare l’anniversario, viene anche proposto ad un prezzo che si può definire stupefacente soprattutto se si considera che può rivaleggiare con molti SuperTuscany con prezzi a tre cifre.

Qualcuno l’ha definito lo Champagne del Chianti e l’assaggio ce ne da la conferma.